Articoli

, ,

A ciascuno il suo “Duel”

È complicato, a distanza di così tanto tempo dall’ultima recensione, ritrovarsi a scrivere qualcosa di nuovo su questa rubrica. Soprattutto se è un periodo in cui hai messo in discussione il ruolo del critico amatoriale e ti senti un po’ in colpa per aver fatto passare per verità assolute – e condite di arroganza – quelle che sono state le tue impressioni su questo o quel prodotto audiovisivo. Mi piace tantissimo crogiolarmi in questa zona neutrale, ma credo sia arrivato anche il momento di provare a fare un passo oltre. Quindi eccomi di nuovo, ma in una veste diversa, a parlare dei film che mi hanno lasciato qualcosa e che sento di consigliarvi.

L’Ultimo Piano è il film che corona la fine del triennio degli studenti della scuola di cinema Gian Maria Volonté. Il progetto infatti ha coinvolto, divisi tra tutte le mansioni, circa sessanta ragazzi. Nove di questi hanno curato la regia (Giulia Cacchioni, Marcello Caporiccio, Egidio Alessandro Carchedi, Francesco Di Nuzzo, Francesco Fulvio Ferrari, Luca Iacoella, Giulia Lapenna, Giansalvo Pinocchio, Sabrina Podda), tutti giovanissimi ma con del potenziale. La pellicola segue le vicende di vari personaggi: Mattia, un rider che pedala da una parte all’altra della Capitale per consegnare cibo a domicilio; Diana, una studentessa fuori sede; Flora, una mamma single che non ha ancora abbandonato l’adolescenza; infine Aurelio, ex musicista imprigionato nel passato. Vite diverse, storie diverse, accomunate da una sola cosa: un appartamento, quello in cui vivono tutti. Sarà infine l’arrivo di Adriano, il figlio di Flora, a cambiare le loro vite.

1 Pranzo.jpg

La prima cosa sulla quale voglio soffermarmi è il cast; spiccano i nomi di Francesco Acquaroli (Samurai in Suburra La Serie) e Simone Liberati (Zero ne La Profezia Dell’Armadillo), in un cast che nel complesso vede attori ben calati nel ruolo. I personaggi quindi, oltre ad essere interpretati molto bene, risultano verosimili sia per la caratterizzazione che per le situazioni in cui si trovano ad interagire. Si vede che chi li ha scritti conosce bene ciò di cui sta parlando, infatti proprio gli autori affermano: “abbiamo tutti un’età molto vicina a quella dei personaggi che raccontiamo. Con loro condividiamo la precarietà e molti timori, ma anche una delicata indefinitezza che in questo film […] abbiamo cercato di raccontare con sincerità”.
Personalmente avrei preferito che qualche questione fosse approfondita maggiormente, ma forse questa assenza di dettagli è il vero punto di forza del film.

Traendo le conclusioni, L’Ultimo Piano è la prova di maturità di questi ragazzi, un po’ come è stato per Spielberg con Duel. Tratta argomenti maturi e le carenze passano comunque in secondo piano per via della qualità di mezzi e persone che ci sono dietro. Nonostante la dimensione corale e accademica del progetto, non si avverte un’eccessiva mancanza di visione d’autore, punto sul quale auguro ai nove giovani registi di aver modo di continuare a lavorare in futuro, mettendo su altri progetti, così da poter mostrare liberamente al mondo non solo il talento tecnico, ma anche la loro visione individuale del mondo. Magari ci regaleranno anche un cinema diverso in Italia.

-Matteo Verban

La ricerca non ha dato alcun esito positivo. Riprova inserendo altri termini