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Una squadra che cerca solo la parità

“Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene; Perché abbiamo vinto, abbiamo vinto tutti. Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai! E sarà l’abbraccio più lungo che una manifestazione sportiva vi abbia mai regalato. Forse uno dei più lunghi della vostra vita! Abbracciatevi forte… Abbracciatevi forte… E abbracciate soprattutto questa meravigliosa squadra… Che ha vinto soffrendo… “ -Fabio Caressa.

Per quanti anni abbiamo sognato quel momento? Per quanti anni abbiamo intonato queste parole nei bar, alle feste, per le strade, con amici, con la nostra famiglia, ma anche con tutti coloro, sconosciuti o meno, che insieme a noi hanno ancora oggi la voglia di urlarle al cielo. Il calcio. Lo sport. Italia.

In quel giorno, in quei momenti, non esistevano critici, non erano ammessi insulti (se non alla squadra avversaria); amanti o meno del calcio, erano tutti incollati alla sedia; poggiavano la birra ed esultavano, perdendo la voce sulle note del nostro coro. Tutti uniti, per 90 minuti e anche di più, una nazione unita per una squadra.

Sempre l’Italia, quest’estate, è tornata ad emozionarci, è tornata a farci lottare e soffrire con lei; tutti incollati al televisore, abbiamo seguito le maglie azzurre e il pallone quasi come se fossimo noi a giocare. L’unica differenza rispetto a 13 anni fa è stata la formazione: 11 donne in campo e altrettante in panca. Sì, avete letto bene: Donne.

Sono andate contro ogni scetticismo, hanno abbattuto ogni critica e superato ogni aspettativa. Donne che meritano più di tutti noi le parole sopracitate, che rappresentano meglio di chiunque lo spirito di sacrificio e dello sport, al di là delle discipline. Ho volutamente sottolineato le parole di Caressa, perché sono le uniche che rappresentano al meglio questo periodo sportivo: la rivoluzione. Parola alla rinascita.

I loro sforzi in quel rettangolo verde danno voce alle lacrime che centinaia di bambine versano dopo ogni allenamento perché non accettate o perché prese in giro da chi, a quanto pare, di sport non ne vuole capire niente. Il sudore versato dalle nostre donne non è altro che la rivoluzione del calcio femminile che chiama alla carica. In Italia, come in buona parte d’Europa, negli ultimi anni sorge un incredibile incremento di iscrizioni femminili alle scuole calcio e di conseguenza maggiori creazioni di staff e squadre femminili.

Ai livelli più alti invece si lotta ancora oggi per rendere la nostra Serie A femminile un campionato di categoria massima riconosciuto tra quelli professionistici, come di fatto avviene da anni in Spagna, Francia e Stati Uniti. Ma la lotta più grande, che le nostre atlete devono affrontare è un’altra: “Il calcio non è uno sport per donne “, “Gli uomini giocano a calcio e le donne ballano” e mille altri luoghi comuni. Frasi ricche di eresie e follia. Frutto di un egocentrico pensiero, infondato e fortemente antisportivo.

Le ragazze che hanno scelto di dedicare la vita al loro amato sport, al calcio, partecipano ad allenamenti molto pesanti e oltre allo sforzo fisico devono affrontare il peso costante delle etichette, delle discriminazioni, degli insulti. È in atto una battaglia culturale e chi scredita il calcio femminile non ama questo sport; chi ama davvero il calcio non può che stare dalla parte delle donne, dalla parte di chi vuole solo avere la possibilità di seguire la propria passione a prescindere dal sesso. La rivoluzione è cominciata, 1-0 palla al centro, alla prossima…

 -Alessandro Zannini

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Una emozionante Serie A 2.0

Una stagione straordinaria quella appena trascorsa con la new entry VAR, Koulibaly che fa fatto sognare Napoli per una settimana e l’Inter che dopo sei anni torna tra le grandi europee.

La novità principale della stagione appena terminata si chiama VAR (acronimo di Video Assistant
Referee), la cosiddetta “moviola in campo”. L’arbitro centrale – cui spetterà sempre la decisione finale – è in collegamento costante con due suoi colleghi che sono in una postazione con quattro video; loro hanno la possibilità di rivedere le azioni e comunicare all’arbitro dubbi su eventuali scorrettezze sfuggite. Anche l’arbitro, se non convinto, può rivedere le azioni su uno schermo posto a bordo campo e prendere determinate decisioni. L’applicazione della VAR può riguardare le seguenti situazioni: gol (da convalidare o meno), rigori (su concessione o mancata concessione di un penalty), espulsioni (correttezza del
provvedimento disciplinare) e scambi di persona (individuare senza errore il giocatore da sanzionare con cartellino giallo o rosso).

Il primo anno di VAR è stato un successo, come anche dichiarato dall’ex arbitro Rizzoli ora designatore degli arbitri di A, ma non sono mancati errori che in pochissimi casi hanno influenzato il risultato finale dell’incontro. I casi più celebri si sono verificati in Genoa-Juventus, dove c’è stato un rigore assegnato ai rossoblù che non andava dato per un precedente fuorigioco di Galabinov, in Lazio-Torino, dove l’arbitro Giacomelli non vede in area di rigore un tocco di mano da parte di Iago Falque, e quando Mazzoleni non assegna un rigore al Bologna nel match contro il Napoli, in cui il tiro di Palacio viene stoppato dalla mano di Koulibaly: il direttore di gara non va nemmeno a
rivedere l’azione sul proprio monitor e sbaglia in maniera clamorosa la sua decisione.

Protagonista in positivo della stagione, a parte l‘episodio appena citato, è senza dubbio il difensore senegalese del Napoli Kalidou Koulibaly, che con un colpo di testa negli ultimi minuti all’Allianz Arena ha portato il Napoli ad un solo punto dalla Juventus, prima in classifica. Ma il sogno chiamato scudetto è durato poco, troppo poco: una settimana, quando al Franchi di
Firenze la squadra gigliata si è imposta 3-0 sulla formazione partenopea facendo tornare la Juventus a +4 a poche giornate dalla fine del campionato. Da lì in poi la squadra campione in carica non sbaglierà un colpo se non a titolo già praticamente
vinto, in trasferta a Roma contro i giallorossi pareggiando per 0-0, costringendo il Napoli a recriminare su un finale di stagione beffardo.

Un finale di stagione diverso lo ha vissuto l’Inter che, a distanza di sei anni, torna a giocare la Champions League, la quale ha ottenuto il pass per i gironi all’ultima giornata contro la Lazio. La sfida dell’Olimpico è stata tra le più belle di tutto il campionato e soltanto a dieci minuti dal termine la Serie A ha conosciuto la sua quarta forza grazie ad un gol di Vecino.

La Lazio, che ha molto da recriminare per il modo in cui ha avuto la possibilità di chiudere il discorso “qualificazione” varie volte prima dello scontro diretto, si ritroverà a disputare l’Europa League insieme all’Atalanta e alla ripescata Fiorentina, per via dell‘esclusione dalle coppe europee inferta al Milan dalla Fifa.

Questa ormai conclusasi è stata anche la stagione degli allenatori “nuovi” come Di Francesco con la sua Roma, che, alla prima esperienza in una big, ha saputo eliminare il Barcellona ai quarti di
finale di Champions; Gattuso, subentrato a metà stagione nel Milan di Montella, è riuscito a dare una quadratura ben precisa alla squadra; ultimo ma non ultimo Zenga, che per poco non è riuscito nel miracolo chiamato “Crotone ancora in A”. Ma anche allenatori che si sono confermati, basti pensare al tecnico dell’Atalanta Gasperini che, dopo aver disputato una stupenda avventura in europa ed essere stato eliminato per un solo gol da una “squadretta” chiamata Borussia
Dortmund, si è riconfermato in campionato arrivando settimo, ed pronto a rivivere una stagione
come quella appena trascorsa.

La Serie A 2018-2019 si appresta a vivere una stagione spumeggiante con le new entry Empoli, vincente del campionato cadetto, Parma, protagonista di un’impresa sportiva nel tornare dopo pochi anni in A dopo il fallimento e Frosinone, che dopo aver perso all’ultima giornata la possibilità
di una risalita diretta è passato per i playoff vincendo in finale contro il Palermo.

La griglia di partenza sembra essere completa: ora non ci resta che aspettare l’inizio tra un colpo di calciomercato e una amichevole estiva.

Andrea Tartaglia.