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Prequel pericolosi

Prendete in considerazione una grande storia, la vostra preferita. Ora immaginate che l’autore abbia avuto l’idea di approfondire quell’universo da lui creato: può farlo continuando la storia, con un sequel, oppure raccontando i fatti accaduti precedentemente, che hanno condotto alla storia principale, con un prequel. Proprio nel caso di quest’ultimo, tra i tanti fattori che delineeranno una buona storia o meno, uno solo è fondamentale: la coerenza. Senza di questa non ci troviamo di fronte ad un approfondimento su un personaggio o su un evento, bensì avanti ad una baraonda di fatti che si succedono e vanno ipoteticamente a creare un universo alternativo. Ciò si verifica difficilmente quando a scrivere è lo stesso autore, ma esistono comunque occasioni di incoerenza narrativa (vero Mrs. Rowling?); ma la maggioranza dei casi persiste quando sullo stesso argomento sono più persone a metterci le mani su. Per fare un esempio, la saga cinematografica degli X-Men ha avuto problemi sia con il capitolo Conflitto Finale, che con alcuni spin-off/prequel dedicati ad esempio al personaggio di Wolverine, per via proprio della moltitudine di registi e sceneggiatori che hanno ampliato l’universo supereroistico con le loro molteplici visioni; errori che sono stati prontamente cancellati nella maniera più intelligente possibile, introducendo in un altro film il tema dei viaggi nel tempo e quindi modificando tutta quella porzione di eventi “ribrezzevoli”.

Tutto ciò per introdurre la seconda stagione di Suburra, disponibile su Netflix. Prequel dell’omonimo film diretto da Stefano Sollima, già famoso per le serie TV Romanzo Criminale e Gomorra, la serie ci ripropone Spadino, Aureliano, la famiglia Anacleti, ma aggiunge anche personaggi inediti: Gabriele e il politico Amedeo Cinaglia. La prima stagione più che sviluppare una trama ricca di elementi, si è presa i suoi tempi e ha introdotto tutti i personaggi, creando un ottimo background. Quest’ultimo è la struttura portante per la stagione appena uscita dove si passa finalmente allo sviluppo della trama vero e proprio: vediamo l’ascesa dei personaggi all’interno del sistema malavitoso romano. Numerosi i rimandi al tema dell’immigrazione, a famiglie dai nomi conosciuti, a un partito in particolare che concorre a governare la capitale e quant’altro. Sono interessanti anche i tre flashback che aprono gli ultimi episodi dedicati ai tre protagonisti: Lele, Spadino e Aureliano. Non mi è piaciuta la colonna sonora però, l’ho trovata completamente distaccata dalle atmosfere della serie, nonostante ogni singolo brano sia a sé stante molto valido. Nel complesso, dunque, sono soddisfatto di questa seconda stagione, ma ora arriviamo al punto centrale di questo articolo: la coerenza.

Nonostante tutto le vicende dei vari personaggi sappiamo già come andranno a finire, poiché il film di Sollima ne costituisce l’epilogo. La serie, che è prodotta da Michele Placido, quindi vittima del passaggio di mano a cui accennavo sopra, in questo senso potrebbe però riallacciarsi alle vicende future in modo non perfetto, ed è ciò che spaventa la maggior parte dei fan. Il problema è costituito dal rapporto che si instaura tra Spadino e Aureliano: nella serie il primo finisce per innamorarsi del secondo, mentre nel film, quindi successivamente, i due sembrano conoscersi giusto per nome. Ora, so benissimo che la seconda stagione non è affatto quella finale, ma ragionando un po’ su quanto accaduto finora, credo che, salvo tempi dilatati, la terza stagione potrebbe essere l’ultima. Quindi nell’arco di una decina di episodi dovrebbe accadere quel qualcosa che porterà all’apocalisse narrato nel film. In ogni caso ripongo fiducia negli autori, so che possono fare un buon lavoro trovando una soluzione che non consista nell’introdurre viaggi nel tempo e a noi spettatori non resta che attendere gli esiti finali.

 

-Matteo Verban

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L’odore Della Notte Flash

Do la colpa ancora una volta alla sessione d’esami, ma mi trovo in un momento in cui ho tante idee e neanche un attimo per scriverci un articolo. Ora che la pace sta tornando in procinto dell’arrivo del nuovo semestre, ho avuto più tempo per pensare a cosa scrivere… col risultato che nulla riusciva a ricoprire lo spazio per un articolo a sé stante. E’ così che nasce questa sotto-rubrica, nella quale tratterò due o tre argomenti, in maniera più breve, su cui comunque ho voglia di spendere due parole. Non preoccupatevi, altri articoli “normali” stanno arrivando!

Iniziamo subito parlando di una serie TV che mi ha tenuto attaccato allo schermo per tutti gli 8 episodi che la compongono: sto parlando di Sex Education, disponibile su Netflix dall’11 gennaio 2019. È un teen drama,  qualcuno si ricorderà che rapporto io abbia con questo tipo di prodotti. In ogni caso questa serie è totalmente diversa dalle schifezze italiane o spagnole precedentemente prodotte. Protagonista della serie è Otis, figlio adolescente di una terapista sessuale, che si troverà a fare da terapista anch’egli all’interno della sua scuola. A questa si intrecciano altre storyline secondarie, tutte ben realizzate, che completano il quadro. Parla del mondo dell’adolescenza, senza pregiudizi, senza bigottismo. Per temi trattati la si potrebbe, azzardando, quasi paragonare al primo Larry Clark. Le tematiche sono più che attuali: LGBT+, aborto, droghe, feste in case da sogno, il valore della popolarità in un contesto come quello scolastico e soprattutto il sesso. Quest’ultima è la tematica che soprattutto in un Paese come il nostro risulta controversa, ma la serie comunque riesce a rompere ogni tabù in maniera intelligente. Trovo ragionevole creare situazioni verosimili, in modo che gli adolescenti stessi riescano a riconoscersi in quelle scene; non lo è, invece, osservare questo mondo esternamente, con gli occhi di un’altra generazione, toccarlo appena con la punta del dito (vero Baby?). Nonostante i temi forti, è una commedia divertentissima e piacevole e che mi sento di consigliarvi.

Passiamo ora ad un film uscito ormai da molte settimane, ma è più emozionante arrivare in ritardo e parlarne quando le acque si sono calmate. Spider-Man: Un Nuovo Universo. Da fan dell’amichevole Spider-Man di quartiere non posso che apprezzare la pellicola. Si tratta di un film d’animazione di altissima qualità, che si distacca però dal Marvel Cinematic Universe che tutti siamo abituati a vedere sul grande schermo da più di dieci anni ormai. Infatti protagonista del film è Miles Morales, il che rimanda all’universo Ultimate dei fumetti, ma in questa storia non avremo solo uno Spider-Man, bensì molteplici, provenienti tutti da universi paralleli. Per citarne alcuni. nella New York “Ultimate” vedremo un Peter Parker ridotto sul lastrico dopo il divorzio con Mary Jaane; Spider-Man Noir direttamente dal 1930, una Gwen Stacy che prende i poteri del ragno al posto di Peter e tanti altri. Uno stile di animazione molto dinamico, accompagnato da una colonna sonora curata da artisti contemporanei (che però risulta troppo contemporanea, rischiando di stonare in futuro qualora nuove generazioni dovessero vedere il film), rendono la pellicola estremamente godibile. Per i fan più accaniti del Ragno non possono mancare le citazioni che vanno dai film di Sam Raimi ai memes che circolano sul web (è caldamente consigliato rimanere fino alla fine dei titoli di coda).

Concludendo, voglio parlare un po’ delle ultime uscite del cinema italiano. Ho visto di recente Il Primo Re, di Matteo Rovere. A metà tra il racconto epico e la ricostruzione storica, il film narra la fondazione di Roma, che a grandi linee conosciamo tutti. Pellicole di questo calibro non si vedevano da molto tempo nel panorama cinematografico nostrano, finalmente un esperimento ben riuscito che potrebbe dare speranza di ripresa dell’industria. Si potrebbe parlare del gran lavoro fatto per ricostruire il proto-latino, la lingua parlata per tutta la durata del film, oppure della bravura degli interpreti, tra i quali Remo interpretato da un magistrale Alessandro Borghi; anche le scene di combattimenti sono ben realizzate e la violenza non si risparmia, grazie anche ai meravigliosi effetti speciali, molto realistici e che ricordano il vecchio cinema horror dei nostri Maestri Fulci e Argento, ma anche Margheriti o Mattei. Se proprio devo trovare qualcosa che non ho apprezzato è l’utilizzo eccessivo dei droni e delle scene in ralenti, palesemente girate con un framerate diverso e che può dar fastidio ad un occhio più attento. In ogni caso resta una pellicola più che godibile che vale la pena vedere sul grande schermo, sia per l’esperienza della sala in sé, sia per supportare il cinema di qualità.

-Matteo Verban