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Il lavoro nobilita l’uomo

E’ possibile parlare di rivoluzione del mondo del lavoro in una società iper-tecnologica?

Grandi pensatori dell’Ottocento come Charles Darwin a cui è spesso  attribuita la citazione usata come titolo, giunsero all’analoga conclusione di Karl Marx che analizzava il rapporto uomo- lavoro attraverso la celebre affermazione“il lavoro a rendere tale l’uomo” .

Vale ancora pensare al lavoro umano in questi termini, quando non riusciremmo a vivere e lavorare senza internet, a mettere da parte i nostri smartphone o tablet, a comunicare senza Skype, Twitter o le e-mail, a viaggiare senza aerei o treni?

Per molto tempo si è pensato che l’avvento di nuove tecnologie, le quali erano state progettate per velocizzare e soppiantare alcune mansioni prima svolte solo da mani umane, potesse portare alla drastica diminuzione dei posti di lavoro.  Il report “TECHNOLOGY AT WORK. The Future of Innovation and Employment” della Oxford Martin School e Citi GPS, analizza questi due fattori: da una parte il lavoro umano che fornisce al lavoratore un salario, dall’altra parte la macchina tecnologica sempre più affinata e che si avvicina sempre di più ad avere un’intelligenza artificiale.
Il dato che emerge non è quello che tutti si aspettano: i posti di lavoro non vengono tagliati, ma vengono specializzati, ciò significa che questo fenomeno ha provocato un innalzamento del livello minimo di competenze richiesto spostando molti lavoratori con media professionalità verso mansioni a basso valore aggiunto ed incrementando ulteriormente la disparità di reddito che si era delineata con l’industrializzazione.

Infatti, se le precedenti rivoluzioni sostanziali del mondo del lavoro avevano portato benefici per l’intera società, permettendo per esempio di produrre la Ford-T ad un prezzo accessibile ai più, lo stesso, a conti fatti, non si può dire per il web. Il digitale ha permesso l’accesso a contenuti gratuiti, ma per quanto riguarda il lavoro ha creato nuove mansioni, caratterizzate da un’elevata specializzazione le quali hanno rubato spazio ai lavoratori poco qualificati. Ciò che accadrà in futuro non ci è dato saperlo, ma secondo le previsioni del sopracitato report, lo sviluppo tecnologico, sempre più rapido, metterà, nel corso del prossimo decennio, ad elevato rischio sostituzione il 47% della forza lavoro statunitense. Per questo motivo si considera fondamentale che i governi capiscano l’importanza e la portata del fenomeno di evoluzione affinché si possano stabilire nuove regole del gioco prevedendo piani a lungo termine.

Tutto ciò è frutto di un lungo percorso che è iniziato dalla prima rivoluzione industriale e ha apportato nuove sfide, nuove opportunità: se da un lato la tecnologia distrugge determinati posti di lavoro, legati a mansioni meccaniche, dall’altra ne crea delle nuove, che richiedono nuove competenze. Ed è proprio questa la sfida per i lavoratori del futuro: acquisire quelle abilità che possano renderlo competitivo nel mercato del lavoro, senza dimenticare i diritti che verranno sicuramente rivisti.

 

-Lucilla Troiano.

La ricerca non ha dato alcun esito positivo. Riprova inserendo altri termini

Disoccupazione tecnologica: cause, conseguenze e metodi di contrasto

Le macchine hanno irrimediabilmente diminuito il lavoro dell’uomo come abbiamo visto. ma la domanda che quindi ci poniamo è: come mai con l’avanzamento tecnologico il benessere non è stato ridistribuito tra le classi sociali ma, anzi, il divario tra ricchi e poveri è aumentato a dismisura?

Procediamo per gradi per capire dove abbiamo sbagliato:

i progressi della tecnica ci forniscono un nuovo strumento che, posto al centro della stanza, imbianca le pareti non lasciando neanche un millimetro quadro scoperto.

questa tecnologia diventa accessibile a tutti, chiunque ne usufruisce per ridipingere la propria casa spendendo poco. migliaia e migliaia di imbianchini restano senza un lavoro.

ora questi imbianchini sono chiamati a specializzarsi in una nuova mansione che sarà quella di manutenere le macchine che li hanno sostituiti, hanno quindi un nuovo lavoro pagato come il precedente con le stesse ore di lavoro. ma quanti imbianchini servono per controllare una di queste apparecchiature? beh sarebbe poco produttiva una macchina che necessita di tanti operatori quanti i lavoratori che ha sostituito, quindi, qualcuno di loro dovrà rimanere a casa. i ricchi produttori del marchingegno imbianca pareti, quindi, guadagnano sempre di più e i lavoratori rimasti a casa, invece, fanno la fame. questo semplice quanto intuibile processo è stato teorizzato ai tempi della rivoluzione industriale con il nome di “disoccupazione tecnologica”. I marginalisti chiudono gli occhi e fanno finta di niente, dando la colpa ai lavoratori che secondo loro sono troppo pigri ed è questo l’unico motivo per il quale non trovano lavoro. Qualcuno più saggio, invece, sostiene che non si può chiedere ai lavoratori di essere ancora più competitivi, lavorando per salari più bassi, quando già quelli di oggi non riescono a garantire la sussistenza dei lavoratori e delle proprie famiglie.

Ora, lungi da me esporre idee neo-luddiste, ma dobbiamo capire come fare in modo di distribuire il benessere tra le classi sociali dato che il liberismo ultracapitalista dei nostri tempi non è in grado di fornire le risposte. Nel mulino che vorrei la statalizzazione delle aziende porterebbe alla ridistribuzione del lavoro e del benessere ma tenterò di essere meno radicale per venire incontro a coloro che vogliono garantita la libertà di impresa economica. quando il neo-liberismo non era ancora giunto come inevitabile conseguenza della globalizzazione cancellando qualsiasi dibattito sulla disoccupazione tecnologica, gli stati hanno diminuito le ore di lavoro inserendo ferie pagate e pensioni per garantire una corretta ridistribuzione del lavoro (e quindi del benessere). ora le vie percorribili per raggiungere una parvenza di uguaglianza sociale sono due: continuare su questa strada, diminuendo ulteriormente le ore di lavoro e alzando i salari minimi aumentando i diritti dei lavoratori oppure avviare un percorso di ridistribuzione dei beni con un reddito di cittadinanza garantito a tutti i cittadini.
Le strade sono entrambe percorribili se si riuscisse a curare la grande piaga dell’evasione fiscale.

Qualunque sia il percorso da intraprendere ciò che è certo è che il socialismo rimane l’unica via percorribile per un mondo più giusto ed egualitario.

-Marco Parrulli.