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Questa politica ci stressa: cronaca di settimane di fuoco

Tanti post, altrettante foto, interviste e sondaggi, così potrebbe riassumersi il bombardamento mediatico che stiamo ricevendo in questo mese di fine estate ma più nello specifico, in queste due settimane di fine agosto. Cosa sta succedendo nella politica italiana? Perché ogni giorno i telegiornali trattano di notizie politiche o di dichiarazioni che vengono fatte da personaggi che fanno parte del nostro governo? Facciamo un piccolo passo indietro.

Il primo giugno del 2018 il professor Giuseppe Conte, prestava giuramento alla Repubblica Italiana assumendo l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Art. 92 della Costituzione: <<ll Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri>>).

L’articolo citato è semplice e chiaro ai nostri occhi, sembra un procedimento “meccanico”, ma è davvero così lineare?

Nella prassi, la sua formazione si compie mediante un complesso ed articolato processo nel quale si può distinguere la fase delle consultazioni (fase preparatoria), da quella dell’incarico, fino a quella che caratterizza la nomina.
Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento ed ottenere la fiducia dei due rami del Parlamento. La fiducia il governo l’ha ottenuta, esattamente il 5 giugno 2018, prima dal Senato e poi dalla Camera dei Deputati.

Dopo aver fatto questo piccolo flashback sulla nascita del governo giallo-verde, faremo un salto direttamente alla fine, ossia alla crisi di questo Governo.

8 agosto 2019: L’inizio della crisi

La Lega esce dalla maggioranza e chiede il ritorno alle urne. Il Presidente del Consiglio è ricevuto al Quirinale per fare il punto sulla crisi. Esattamente come una storia d’amore fra due persone, la crisi nasce da un litigio o un disaccordo che provoca questo allontanamento. Motivo di discordia è la tanto chiacchierata realizzazione della TAV (ferrovia ad alta velocità Torino-Lione) e molte altre cause interne all’esecutivo.

L’ufficialità della crisi avviene il 9 agosto 2019, giorno in cui la Lega presenta al Senato una mozione di sfiducia nei confronti del governo. (Art. 94 della Costituzione: <<Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale>>).

14 agosto: La tensione

Conte, Salvini e Di Maio, seduti l’uno affianco all’altro, assistono alla cerimonia commemorativa per l’anniversario del Ponte Morandi a Genova. La giornata commemorativa non rispecchia uno stato d’animo sereno e per giunta, i tre protagonisti della storia ci appaiono tesi, stanchi e scostanti fra di loro.

20 agosto: Il vero confronto

Ore 15, Senato. La presidente del Senato (Elisabetta Casellati), cede la parola al Premier. E’ come una battaglia, allo sparo iniziale tutti iniziano a combattere. Il primo confronto vis-à-vis avviene fra Conte e Salvini, in cui il primo inizia ad elencare al Ministro degli Interni le cause della crisi di governo. Il primo ministro è nervoso ma determinato e lucido nelle parole che utilizza. Salvini scuote la testa, risponde a bassa voce, fa cenni alla sua coalizione. Talvolta sorride e alla frase pungente di Conte “non te l’ho mai detto Matteo, non si accostano slogan politici a simboli religiosi”, video più attenti riportano un fugace bacio di Salvini ad un rosario che tiene in mano sotto al suo banco, come uno scolaro.

Conte utilizza un registro linguistico aulico e istituzionale nelle sue dichiarazioni ma nonostante ciò, in alcuni passaggi dà del “tu” e chiama per nome il vicepremier, Matteo. Salvini risponde dopo l’intervento con un registro linguistico diretto e non particolarmente alto, punta all’effetto delle parole e non del concetto. Dà del “Lei” al premier, per sottolineare la forma di distacco e di lontananza dalla sua persona. All’accusa di aver provocato la crisi per seguire interessi personali a discapito dell’azione di governo il leader leghista replica: “rifarei tutto, chi ha paura del voto non è libero”. A seguire gli interventi degli altri gruppi Parlamentari.

Ore 20: dopo il confronto Conte sale al Colle (il Quirinale) per rassegnare le sue dimissioni al Presidente Mattarella. E’ caos nel mondo mediatico, il Presidente dimissionario passa per via del Corso nella sua macchina dai vetri oscurati. I giornalisti sono tutti lì,chi prevede, chi riporta dichiarazioni, chi commenta e chi spera dentro di sé in qualcosa.

La notizia della buona notte avviene in tarda serata, la Lega ritira la mozione di sfiducia ma il destino è segnato, la rottura è avvenuta.

21 e 22 agosto: Elezioni o non elezioni?

Il Presidente della Repubblica svolge le consultazioni al Quirinale con il presidente emerito Napolitano, i presidenti del Senato e della Camera (Casellati e Fico) e i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Alla fine delle consultazioni, il Capo dello Stato annuncia che ne svolgerà ulteriori, per appurare la presenza di una maggioranza in Parlamento per formare un Governo che scongiuri il ricorso al voto anticipato.

27-28 agosto: Le trattative

Dopo un secondo giro di consultazioni al Quirinale, intense trattative per una proposta di nuova maggioranza giallo-rossa (Movimento 5 stelle/PD), proposte di ricongiungimento della vecchia maggioranza da parte della Lega e proposte allettanti d’incarichi, a fine giornata dal Quirinale viene annunciato che il giorno successivo verrà conferito a Giuseppe Conte l’incarico di formare il nuovo Governo.

29 agosto: habemus…

Viene ufficialmente conferito a Conte l’incarico di formare il nuovo Governo. Egli accetta con riserva e afferma che inizierà le consultazioni per il nuovo Governo il giorno stesso. Habemus Conte bis, forse…

Una storia complessa, inedita sotto molti punti di vista nella nostra storia repubblicana e dall’esito ancora non scontato. La speranza per il Paese è che riesca a prevalere la buona politica e che il senso delle istituzioni vinca gli interessi personali e di partito, ma ogni scenario è ancora possibile e nel frattempo tutto rimarrà bloccato fino a quando non avremo una soluzione chiara e condivisa a questa pazza crisi d’Agosto.

 

-Maria Chiara Petrassi

La ricerca non ha dato alcun esito positivo. Riprova inserendo altri termini

“Pertini – Il Combattente”… ma anche un presidente molto popular

Dopo aver assistito all’anteprima stampa del film Pertini – Il combattente (dal 15 Marzo al cinema), noi di Culturarte abbiamo intervistato per voi il regista, Graziano Diana, riguardo le difficoltà e gli intenti nella realizzazione di un documentario che scava nella vita di un’icona decisamente pop per essere un ex Partigiano Presidente della Repubblica.

 

Esistono uomini talmente smisurati, complessi e contraddittori che sembra impossibile raccontarli. Per esempio, come si racconta la vita di uno come Sandro Pertini, il presidente della Repubblica ‘più amato dagli Italiani’, uno di cui perfino un giornalista politicamente assai lontano da lui come Montanelli lodava ‘il profumo di onestà’ che emanava qualunque sua azione?

Così recitano le ‘note di regia’ con le quali Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo provano a renderci partecipi dell’immenso impegno che si è reso necessario per raccontare la storia del giovane soldato delle trincee della Grande Guerra, del militante socialista, del fuggiasco perseguito dalla Patria, del Partigiano, del presidente della Camera e in fine della Repubblica Sandro Pertini: un solo uomo, almeno sei vite, e un amore per i suoi italiani che in fin dei conti andava ben oltre gli specifici orientamenti politici. Come raccontare un’esistenza così varia e protagonista di tutte le stagioni del Novecento italiano? Come omaggiare un simbolo che la moderna storia italiana ha già innalzato ad icona popolare?
Graziano Diana e Giancarlo De Cataldo fugano, con non poca difficoltà, questi dubbi imbarcandosi nell’impresa di produrre un film sulla vita di Sandro Pertini. Un uomo il cui viaggio sulla strada della libertà coinvolse e sconvolse la cultura di massa richiedeva un biopic di stampo pop che avesse comunque il volto di un importante documento storico, il tutto nella cornice dell’altrettanto importante e delicato periodo storico attuale. Partendo dall’omonima opera dello stesso De Cataldo — dalla quale l’intero film è fedelmente tratto —
Pertini – Il combattente ci spiega ‘il Presidente più amato dagli italiani’ con l’attenta pedagogia tramite la quale è giusto che venga filtrata la pesante fetta di storia che pesò sulle spalle dell’esile fumatore di pipa; allo stesso tempo, la sua genuina simpatia ci strappa qualche commosso sorriso, dettato dall’inevitabile effetto amarcord. Così, tra una partita di carte con Dino Zoff ed Enzo Bearzot sull’aereo presidenziale di ritorno dai Campionati Mondiali di calcio dell’82 e tragedie come il caso Moro e la strage di Bologna, impariamo a conoscere il “nonno d’Italia”, che con una mano cercava al suo popolo (che amava a dismisura e nel quale aveva piena fiducia) un tetto e ne risanava lo spirito e con l’altra lo prendeva per mano, insegnandogli che «non esiste libertà senza giustizia sociale e non esiste giustizia sociale senza libertà».


Un plauso va dunque in primis alla regia e sceneggiatura di Diana e De Cataldo, che rispettosamente e in punta di piedi si sono fatti largo nella storia e nei nostri cuori, soddisfacendo pienamente le aspettative, ve lo assicuriamo. Un ringraziamento ulteriore e più ‘personale’ va poi all’intera produzione nelle persone di Gloria Giorgianni, Cesare Fragnelli, Carlotta Schininà e Tore Sansonetti, in collaborazione con
Anele produzioni, Altre Storie, Sky Cinema e Rai Cinema, che ha concesso a noi di Culturarte l’opportunità di partecipare all’anteprima stampa del film (dal 15 Marzo al cinema) e di intervistare il disponibilissimo e gentile Graziano Diana del quale riportiamo qui di seguito le riflessioni.

Semplicemente, per finire, grazie a tutti coloro che hanno reso possibile il concretizzarsi di questo ‘film documento’ del quale avevamo tutti un po’ bisogno.

 


Come mai ha deciso di lanciarsi in questo progetto di narrare oggi Alessandro Pertini, partendo dal libro di Giancarlo De Cataldo? Come mai ha deciso di codirigerlo con De Cataldo stesso?

Graziano Diana: L’idea ci è nata insieme. Avevo già lavorato con De Cataldo in molteplici occasioni in questi anni: avevamo scritto una serie televisiva chiamataIl Giudice Mastrangelo, in cui recitava Diego Abatantuono. Ho sceneggiato un suo libro, poi divenuto un film diretto da Ricky Tognazzi: “Il Padre E Lo Straniero… insomma, abbiamo fatto parecchi lavori insieme e ci conosciamo da parecchio tempo, siamo molto amici. Tra questi progetti, 10 anni fa o anche di più decidemmo di realizzare una miniserie televisiva su Alessandro Pertini. Noi l’abbiamo scritta e in quell’occasione abbiamo anche conosciuto il giudice Mario Almerighi, presidente della fondazione Pertini, e anche Carla Voltolina (la vedova Pertini, ndr.) a cui avevamo sottoposto la nostra sceneggiatura. Lei sulle prime fece un po’ di resistenze, anche per rispettare il volere di Pertini di non voler essere celebrato, ma alla fine riuscimmo a convincerla insistendo sul fatto che non fosse un film, quanto più un semplice sceneggiato. La cosa, nonostante la sua benedizione, non andò in porto. Tuttavia De Cataldo tempo dopo, sollecitato da Rizzoli che gli chiedeva di scrivere un ritratto riguardante una figura che lui ammirava, scelse appunto Pertini e riportò nel libro anche le sedute di sceneggiatura di questo nostro tentativo di fare della sua vita un film. Dopo la pubblicazione del libro ci è quindi tornata la voglia di rioccuparci di Pertini e di farlo tramite questo docufilm. Insomma, il percorso è stato lungo e articolato ma finalmente oggi è arrivato in porto!

Parlando della trasposizione dal libro al film, nel libro è presente la figura del figlio 13enne di De Cataldo a cui il padre tenta di spiegare la grandezza dell’uomo Pertini. Nel suo film, questo elemento pedagogico viene ripreso attraverso la scelta di un gruppo di ragazzi che ascoltano De Cataldo narrare e introdurre le testimonianze raccolte nel documentario. Come mai ha deciso di conservare questo aspetto del libro trasfigurandola in questo modo?

Diana: L’idea di De Cataldo è rimasta nel docufilm attraverso l’incontro tra Giancarlo e questo gruppo di ragazzi, tra cui tra l’altro c’è anche suo figlio. Quell’ossatura centrale, questo centro nevralgico del libro è stata quindi trasposta nel film con l’intenzione di raccontare del presidente e di confrontarci con i giovani per scoprire cosa loro sanno di Pertini e cosa noi possiamo raccontare loro. È proprio Gabriele nel film, il figlio di Giancarlo, a indicare l’importanza di ciò sottolineando che: «Non c’è oggi qualcuno come Pertini capace di rapire una generazione».

Molta attenzione è prestata nel suo film allo status di icona pop del presidente Pertini, alimentato dalle sue apparizioni televisive e dai fumetti di Andrea Pazienza. Pensa che una personalità come Pertini avrebbe mantenuto il suo statuto iconico anche nel moderno contesto mediale, filtrato dalle logiche di Internet?

Diana: Assolutamente! Penso che nella sua curiosità, che non è mai venuta meno, si sarebbe divertito nell’interazione coi social esattamente come si divertiva con le tavole di Pazienza, che aveva addirittura invitato al Quirinale. Non ha mai smesso di confrontarsi con i ragazzi, e amava aver con loro un contatto diretto. Userebbe quindi sicuramente tutti i mezzi che oggi sono a disposizione per farlo, e non faticherei a immaginarlo usare Instagram. Andava spesso al cinema e a teatro e di conseguenza amava il mondo dell’arte, della rappresentazione e il suo passato da giornalista lo spingeva certamente a ammirare anche il mondo della comunicazione.

Il film esibisce una serie di brani musicali editi che omaggiano Pertini, nella loro interezza o anche attraverso un solo verso, tutti creditati al margine dello schermo durante l’esecuzione e mai usati come semplice accompagnamento delle immagini. Come mai ha scelto di dare tanto importanza alla musica?

Diana: Perché il numero e la diversità delle canzoni che sono state dedicate a Pertini ci ha molto sorpresi! Mentre facevamo le nostre ricerche conoscevamo certamente il brano di Antonello Venditti, L’Italiano di Toto Cutugno o il pezzo degli Skiantos, però vedere quanti autori erano rimasti influenzati dalla figura del presidente tanto da citarlo nelle proprie canzoni ci ha stupiti e ci ha anche davvero divertiti. Nel voler quindi raccontare con stili diversi un personaggio così sfaccettato come Pertini l’idea di questa playlist variegata ci è piaciuta tanto. L’abbiamo principalmente usata per scandire i capitoli. Non si nota troppo, ma ogni capitolo della storia ha per noi una sorta di copertina ideale rappresentata dalla canzone che abbiamo scelto di associarci, quasi a costituire la struttura ritmica del film.

Marcello Sorgi nel documentario sottolinea nel suo intervento come Pertini possa quasi essere considerato “un germe del populismo” (seppur ancora in forme bonarie) per la sua tendenza a pensare sempre prima al popolo che alle istituzioni. Ad oggi che il populismo qui in Italia è divenuta vera e propria forza per il consenso, quanto del populismo odierno riesce ad associare al Pertini presidente?

Diana: Personalmente ben poco. Quello di Pertini era un grido di indignazione che scavalcava i ruoli e che tendeva a riportare alle loro responsabilità il Governo o le istituzioni. Veniva fatto da una persona integra, integerrima e per bene quale Pertini era, che lo faceva per il bene della Nazione. Che questo suo atteggiamento possa essere considerato come “germe del populismo” di oggi lo riporta uno dei nostri intervistati e ne sono contento se questo può stimolare il dibattito e permettere di parlare di Pertini in una chiave più tridimensionale, senza ridurlo come una sorta di santino cartaceo. Gli intenti del presidente sono tuttavia completamente diversi, e anche lo stesso Sorgi sottolinea dopotutto come oggi il populismo sia di natura certamente più corrotta e usato in maniera totalmente differente.

Alla fine del documentario, De Cataldo ammette che il racconto è stato forse non troppo obiettivo ed anzi piuttosto simpatizzante nei confronti di Pertini. Quali sentimenti le riporta personalmente la sua figura?

Diana: Il nostro è stato un atto di onestà. Noi vogliam bene al Presidente Pertini, a quello che ha rappresentato per noi e a quello che ha rappresentato nella nostra storia. Noi che a quel tempo eravamo ragazzi non potevamo che vederlo come un oggetto di ammirazione. Ora sono passati un bel po’ di anni ma l’adorazione per la sua figura rimane e per quanto ne si possa criticare il carattere burbero, la possibilità che abbia dato avvio al populismo o altro, noi speriamo che le nuove generazioni siano pronte a conoscerlo e apprezzarlo come facevamo noi.


-Margherita Cignitti &

Vincenzo “Notta” Riccardi.