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Arte o pornografia? Facebook non sa riconoscere la bellezza

Facebook nel corso degli anni ha assunto le sembianze di Daniele da Volterra detto “il Braghettone”, il pittore chiamato in piena Controriforma “a rendere meno scandalose” le nudità dipinte da Michelangelo nella Cappella Sistina. Gli standard comunitari di Facebook vietano la pornografia e limitano la visualizzazione della nudità, eppure quando “l’algoritmo talebano” di Mark Zuckerberg entra in azione, con insistenza maniacale, censura la grande arte desnuda scambiandola per “pornografia”.

Il caso che voglio affrontare oggi è quello di un professore francese, Frédéric Durand, il cui profilo social è stato chiuso a seguito della pubblicazione di un’immagine del quadro “L’origine du monde”. Si tratta di una celebre opera del pittore realista Gustave Courbet esposto al Museo d’Orsay a Parigi.

Generalmente un’immagine si definisce pornografica quando lede la dignità di chi la osserva e promana sensazioni di degrado della femminilità o degli esseri che vi interagiscono. Il nudo è pornografico, quindi, quando “sfrutta” piuttosto che esaltare il corpo di un soggetto.

“L’origine du monde raffigura, con immediatezza quasi fotografica, un primo piano di una vulva femminile coronata da riccioli lunghi e neri. Il corpo della donna, adagiata lascivamente su un letto e parzialmente ricoperta da un lenzuolo bianco, è visibile solo dalle cosce che, divaricandosi delicatamente, consentono la visione intima fino al seno. L’opera è realizzata con un’audacia e un realismo tali da conferire alla tela una forte carica seduttiva. L’erotismo del dipinto, tuttavia, non sfocia nella pornografia, grazie alla grande abilità tecnica di Courbet e all’adozione di una sofisticata gamma di tonalità ambrate” (cfr. Wikipedia). Il quadro perciò, frutto di integrità e sensibilità, rappresenta l’esaltazione dell’immagine femminile, non di certo la sua mortificazione.

 La vicenda giudiziaria

La censura ha colpito Durant nel lontano 2011 e da quel momento per poter riutilizzare il social è stato costretto ad iscriversi con uno pseudonimo. Fino al 2016, anno in cui il caso è approdato in Francia. I legali dello sfortunato professore hanno condotto una battaglia legale contro Zuckerberg, rivendicando 20 mila dollari di risarcimento.

Lungo e tortuoso l’iter per portare la questione al vaglio della Corte francese. Il primo problema riguardava la possibilità di ottenere un giudizio nel Paese europeo: Facebook reclamava il diritto di svolgere il processo in California, sulle cui leggi si basano i termini e le condizioni accettate dagli utenti al momento dell’iscrizione e dove si trova la sede legale dell’azienda. Nel frattempo Facebook ha modificato le regole che riguardano il nudo, infatti dal 2015 è consentito pubblicare immagini senza veli se queste sono opere d’arte.

La proposta del colosso social fu quella di erogare al professore francese un rimborso simbolico di un euro, anche se ad oggi rimangono ignoti i motivi della sospensione dell’account, ridotti a una «semplice controversia contrattuale». La replica dell’avvocato di Durant non tardò ad arrivare: «La chiusura del profilo, subito dopo la pubblicazione dell’Origine du monde non può essere una coincidenza, l’account era attivo da due anni e mezzo».

Finalmente nel 2018 si è pronunciato il tribunale francese, convenendo che Facebook è in colpa e che la pubblicazione di un’opera d’arte non può essere motivo di sanzioni. Nel caso specifico, tuttavia, la corte non ha condannato il colosso americano a pagare la penalità di 25mila dollari richiesti dall’avvocato di Durant per risarcire i danni al suo cliente, adducendo a motivazione il fatto che l’utente ha potuto immediatamente creare un suo nuovo profilo. La decisione costituisce comunque un prezioso precedente giurisprudenziale per tutti i colossi del web, nell’auspicio che venga drasticamente e concretamente modificata la policy in materia di libertà d’espressione.

In un mondo permeato dall’uso del digitale, la modifica dei meccanismi che si celano dietro la censura può rappresentare un’occasione irrinunciabile per valorizzare e promuovere il patrimonio culturale, attraverso la fruizione dei capolavori artistici all’interno di piattaforme prive di confini geografici, ove risulta agevolato lo scambio di idee e punti di vista e quindi promossa una crescita culturale intelligente.

 -Rebecca Linguanti

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Danza e pittura: una grande storia d’amore

Lo spettacolo di danza contemporanea Alma Tadema, coreografato da Ricky Bonavita con la compagnia Excursus e le musiche di Francesco Ziello, è un omaggio al pittore vittoriano del XIX secolo Lawrence Alma Tadema. L’arte che incontra l’arte: un connubio perfetto tra danza e pittura, rappresentato sul palco del Teatro Vascello di Roma, venerdì 15 novembre 2019.

Sulla scena sei danzatori hanno ripreso i soggetti dei quadri di Alma Tadema, proiettati sullo sfondo, attraverso una narrazione episodica che ha dato luce alla ricostruzione della storia dell’antico mondo romano tra decadenza e fastosità. Una danza travolgente in cui ogni ballerino è stato protagonista dei diversi episodi, alternandosi in assolo e pezzi corali. Lo spettacolo è un prodotto della riflessione del coreografo sull’importanza dell’antichità e del suo ricordo nel presente. Si tratta di un viaggio di immagini trasposte attraverso i movimenti del corpo sul palco, in cui non mancano momenti di enfasi performativa volti a stupire e far riflettere  il pubblico. Le scene di maggior rilievo hanno visto sempre protagoniste le 3 danzatrici (centrale il ruolo della donna), che mostrano il loro carattere trasgressivo con danze e richiami sessuali.

Ciò che ha colpito profondamente è la professionalità, la morbidezza dei movimenti dei danzatori i cui corpi volteggiavano nello spazio, seguendo le melodie che hanno arricchito la performance; notevole è stata la capacità espressiva dei danzatori anche attraverso la mimica facciale che ha confermato la valenza pantomimica della danza. Le coreografie hanno previsto una scena iniziale collettiva, con il susseguirsi di assolo, duetti, trio interamente maschile o femminile e altre parti corali.

74614778_2309158842727857_3700041487153627136_n.jpgRicky Bonavita

Il pubblico, composto da varie fasce d’età, è rimasto ipnotizzato in religioso silenzio per l’intera durata dello spettacolo; al termine, è seguito uno scrosciante applauso per i danzatori e il coreografo. A due amanti e studiose della danza come noi ha affascinato la genialità nella reinterpretazione dei quadri da parte di Ricky Bonavita. Ancora una volta abbiamo avuto la conferma del potere della danza che, una volta iniziato lo spettacolo, ci ha completamente estraniate dal mondo esterno rendendoci partecipi e stupefatte allo stesso tempo dell’intero capolavoro.

 

-Martina Sarcina, Giada Gambula

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Introduzione a Klimt

Verso la fine dell’Ottocento, in un’Austria sempre più avanguardista, l’esigenza di trasformazioni e innovazioni metropolitane diede adito all’espansione di nuove concezioni che coinvolsero più branche dell’arte su ispirazione dell’Arts and Crafts britannico: dall’architettura, alle arti applicate, ma soprattutto alla pittura. Fu così che, nel 1897, diciotto fra gli esponenti di tali branche dichiararono la propria scissione dalla Wiener Künstlerhaus, l’associazione ufficiale degli artisti viennesi, e l’ufficializzazione di una nuova e indipendente associazione artistica, la Secessione Viennese, dotata di una propria sede, il Palazzo della Secessione a Vienna. A guidarli era il loro mentore, nonché massimo esponente del movimento, il pittore Gustav Klimt.

Volendo contestare il prevalente conservatorismo vigente, gli artisti secessionisti desideravano esplorare le nuove possibilità dell’arte, aspirando a una rinascita che andasse oltre i confini della tradizione accademica con il proposito di dare inizio a una nuova epoca nel mondo artistico. Le nuove grafiche, le innovative illustrazioni e i design d’avanguardia ebbero modo di raccontarsi sia tramite divulgazioni scritte che nello stesso Palazzo della Secessione, grazie alle numerose esposizioni, permisero l’affermazione del movimento nel suo complesso, nonché dei singoli artisti relativamente alla branca di appartenenza; così, se per la costruzione di palazzi o edifici pubblici era sempre più richiesto l’estro raffinato e originale dell’architetto e urbanista Otto Wagner, per l’arredo dei salotti viennesi le opere del pittore Gustav Klimt divennero di vera e propria tendenza. Infatti, proveniente da numerose commissioni pubbliche — quali il Fregio di Beethoven, dipinto per la mostra in onore del noto compositore o le allegorie realizzate per il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna — Klimt divenne l’artista della borghesia in ascesa, di cui ritrasse sopratutto gli esponenti femminili. Tutte le donne dell’alta società viennese aspiravano a essere ritratte da Klimt, motivo di vanto e lusinga fra i salotti cittadini; molte furono le donne che ci riuscirono, si contano infatti più di 3000 ritratti, oggi conservati per la maggior parte fra il Museo del Belvedere e il Palazzo della Secessione, ma solo in poche divennero le Muse ispiratrici del pittore. Fra queste meritano di essere menzionate la moglie di uno dei più importanti industriali dell’epoca, Adele Bloch-Bauer, e la nota stilista Emilie Floge, dei cui ritratti le dominanti tinte dorate di Klimt — caratteristiche nella pittura dell’artista soprattutto a seguito della sua visita del 1903 a Ravenna, da cui acquisì le influenze bizantine — sono frutto della perfetta simbiosi e della totale astrazione dalla realtà createsi nel momento in cui le ritraeva.

Klimt, al contrario del suo contemporaneo teorico della misoginia Otto Weininger, ribalta totalmente la figura femminile conferendole una superiorità erotica tale da sovrastare ogni tipo di pregiudizio esistente. È fondamentale citare l’intrigato erotismo sprigionato dal Ritratto di Adele Bloch-Beuer I (1907), dove la donna viene raffigurata quasi come una divinità o un idolo, astraendola da ogni concetto e dandole una carica erotica idealizzata, senza mai  proporre una sessualità violenta, cruda o volgare. Non solo erotismo, ma anche angoscia e castrazione sono dipinti nelle sue opere: non a caso infatti nel 1900 lo psichiatra e analista Sigmund Freud pubblica una delle opere più controverse del XX secolo, L’Interpretazione dei Sogni, scritto che condizionerà fortemente l’arte e la cultura del tempo, soprattutto a Vienna. Il Fregio di Beethoven (1902) è l’esempio lampante dell’influenza di questa nuova corrente culturale che fa capo a Freud: un’opera carica d’erotismo nella quale il perverso potere seduttivo della donna gioca un ruolo fondamentale, dimostrando quanto la donna sia associata alle forze ingovernabili della natura. L’angoscia di castrazione di Freud diventa una realtà quasi tangibile in quest’opera: le figure delle Gorgoni propongono un rapporto sessuale incompleto, quasi “masturbativo”, dove a trarre piacere sarebbe solo la donna lasciva, che promette amore, ma dona sofferenza e angoscia.

A Roma, dal 10 Febbraio al 10 Giugno, nella cornice della Sala delle Donne presso il Complesso Monumentale di San Giovanni Addolorata, è possibile immergersi tramite un viaggio onirico nella vita e nelle opere del padre fondatore della Secessione Viennese: la Klimt Experience si configura infatti come un percorso multimediale le cui proiezioni visive e sonore garantiscono allo spettatore un salto nel passato, per rivivere le emozioni e gli scenari che hanno visto Vienna protagonista e alimentato il genio di Gustav Klimt; da quello della nascente psicoanalisi, dominato da Freud, a quello della musica classica, in cui la contravvenzione di tutte le regole del tradizionale sistema tonale permise l’ascesa del compositore Arnold Schonberg.

-Carlotta Ketmaier &
Lorenzo Zannetti.