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This is the end. Crisi e fine dell’attuale classe politica

This is the end my only friend the end, così cantava il noto cantante dei The Doors, Jim Morrison. Questa è la fine ma la fine di cosa? La fine della politica, o meglio l’epitaffio della politica o di una classe dirigente politica. Ma torniamo alle origini e alle cause che hanno portato a quest’evento. È il 13 gennaio (invoco gli scaramantici), il leader di Italia Viva, Matteo Renzi (sì, l’esperto di Referendum) annuncia, in una conferenza stampa alla Camera, le dimissioni della sua delegazione nel Governo Conte bis: le ministre Teresa Bellanova, Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Riferisce in una lettera al Presidente del Consiglio “…è molto più difficile lasciare una poltrona che aggrapparsi allo status quo […] davanti a questa crisi il senso di responsabilità è quello di risolvere i problemi, non nasconderli”. E prosegue “…la crisi politica non è aperta da Italia Viva, è aperta da mesi”. Ricorderete l’accorato discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale aveva esortato all’unione e alla coesione; non sapeva che quelle parole impeccabili non sarebbero state recepite poi così tanto bene, a neanche un mese di distanza.

L’Italia si ferma, in ognuno di noi sale uno sconforto, una sensazione di instabilità e d’incertezza che l’ultimo anno già ci ha “donato”. Tutti si chiedono perché, cosa c’è effettivamente dietro questa scelta, questa conferenza stampa tenuta da Matteo Renzi. Google rispecchia le domande e le incertezze dell’Italia (forse anche dell’Europa), le ricerche più assidue sono: “perché crisi di Governo?” “Perché Renzi dimette ministre?” “Quante sono state le crisi di Governo totali in Italia?” Alle prime due domande, probabilmente ancora non sappiamo rispondere ma all’ultima sì. L’Italia Repubblicana ha avuto ben 66 crisi di Governo. Dal primo luglio 1946 ad oggi con una durata in media di 33 giorni. L’8,3% della nostra storia è trascorsa fra consultazioni, incarichi esplorativi, elezioni anticipate, ricerca di nuovi assetti politici (da 9Colonne.it). 

14 gennaio: all’ora di pranzo, ricevendo Conte, il Presidente della Repubblica chiede di più: uscire velocemente dall’incertezza politica, per affrontare al meglio la pandemia. Il premier si prende ancora qualche ora di riflessione prima di salire al Colle, ma a sera, l’ipotesi che accetti l’offerta di Renzi (reiterata dopo le dimissioni delle ministre) di aprire un tavolo per un governo Conte ter, non sembra percorribile. Anche perché gli alleati sono furiosi con il Senatore di Rignano.

18 gennaio: ore 12.00, la lunga giornata a Montecitorio ha inizio. Conte interviene nell’Aula della Camera dei deputati, rilanciando l’alleanza di Governo e aprendola ai “volenterosi che hanno a cuore il destino dell’Italia”. Il premier appare freddo e conciso, d’altra parte, la sua palestra fu già nella crisi di Governo dell’agosto 2019 che i più appassionati ricorderanno come “l’arringa di Conte a Salvini”.  Nel suo discorso Conte ha rotto definitivamente con Renzi, perché questa crisi aperta in piena pandemia è “senza un plausibile fondamento”, ma lo strappo del leader di Italia viva è “incancellabile”, quindi adesso “si volta pagina”. La Camera alle 20.48 dà il via libera alla fiducia al premier Giuseppe Conte con 321 voti a favore, 259 contrari e 27 astenuti. Il presidente del Consiglio ha quindi ottenuto 6 voti in più della maggioranza assoluta. Il bello deve ancora arrivare…

Il senatore Ciampolillo dov’è? 19 gennaio 23.30 circa, dopo una lunghissima giornata di dibattito al Senato, il Governo incassa la tanto attesa e sofferta fiducia con 156 sì. Tutto per un voto in extremis del senatore Ciampolillo (ex Movimento 5 Stelle), il quale affermerà il giorno seguente: “l’istinto mi ha detto di salvare il Paese. Così all’ultimo minuto mi sono buttato nella mischia”. Che fosse in realtà un concerto e non un’Aula istituzionale? 

La fiducia è raggiunta in entrambe le Camere sì, ma è una fiducia claudicante, non è abbastanza forte per permettere al Governo di camminare e poter scalare la vetta della crisi economica, sanitaria e sociale. 

26 gennaio, Conte si dimette, la crisi è formalmente aperta.

29 gennaio, è il momento di Mattarella; il Presidente conferisce al Presidente della Camera Roberto Fico un mandato esplorativo, volto a verificare la prospettiva di una maggioranza parlamentare a partire dai gruppi che sostenevano il precedente Governo (PD, LeU, M5S e IV). Fico dovrà riferire entro il martedì successivo. Si aprono i vari scenari caratterizzati da teorie e previsioni, degni del maestro Stanley Kubrick. Avvengono le consultazioni con ogni partito, Renzi con Italia Viva rimane fermo sulle due decisioni, anzi appare anche più inflessibile di prima. La sua mossa politica viene paragonata ad una puntata della nota serie House of Cards con protagonista Frank Underwood, interpretato da Kevin Spacey; ma la nuda e cruda verità è che Renzi vuole solamente far saltare Conte. Kevin Spacey nelle sue mosse ha spesso progetti più intrigati e strategici di lui. 

Arriviamo alla fine di questa tragedia Sofoclea, 2 febbraio, fine del mandato esplorativo. Fico si reca al Quirinale per comunicare a Mattarella, che le distanze permangono e che ciò non permette di dar vita a una nuova maggioranza, basandosi sugli attuali partiti. Segue il discorso di Mattarella, in cui spiega magistralmente per quale motivo le elezioni (tanto invocate dal centro-destra) sono sì un esercizio di democrazia, ma sono caratterizzate da prassi con periodi lunghi e da rischi di ingovernabilità che in questo momento il Paese non può permettersi. Infine convoca per la mattina seguente al Quirinale, l’ex numero uno della Bce Mario Draghi. L’ipotesi di un governo tecnico è in atto. Mario Draghi accetta con riserva e si prepara alle consultazioni con le forze politiche…the show must go on. Vorrei tornare all’incipit di questo articolo, la fine della politica. Tutto questo spettacolo ha portato alla fine, alla morte di tutto quello che poteva esserci di lontanamente politico in Italia. Politici che hanno dimostrato di non essere in grado di gestire una crisi e di giungere ad un punto d’incontro, ad una coesione in un momento così delicato. Il politologo Sartori afferma: “Un governante che asseconda e ascolta soltanto i sondaggi è un pessimo governante. Ci sono tantissime cose che un buon governo deve fare (per essere buono) a prescindere dai sondaggi” (2008). 

This is the end

-MariaChiara Petrassi

La ricerca non ha dato alcun esito positivo. Riprova inserendo altri termini
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Forza Italia Viva

Come sta rispondendo la sinistra agli attacchi sovranisti? Come si sta comportando, soprattutto, una parte della sinistra?
L’entourage renziano è abituato a giocare con gli equilibri e da rottamatore a traditore degli ideali di sinistra, Matteo Renzi è l’ultimo baluardo del caos che ha contribuito a creare nella sinistra stessa. È passato più di un mese dalla sua famosa frase pronunciata in Senato, durante un accalorato invito a ripartire e lasciarsi alle spalle i tanti nomi di persone decedute a causa del covid.

Lo spettacolo però è continuato e i toni accomodanti del leader di Italia Viva tuonano come quel subdolo “Enrico stai sereno”. Il disegno renziano ha preso forma durante la pandemia ed è stato portato a compimento nei giorni scorsi, passando dai messaggi di solidarietà a un Fontana sotto tiro della magistratura a dei veri e propri colpi di teatro: l’astensione decisiva dei tre senatori di Italia Viva nella votazione per l’autorizzazione a procedere contro Salvini sul caso Open Arms e, a poche ore di distanza, la consigliera regionale di Italia Viva Patrizia Baffi si è astenuta anche lei sulla mozione di sfiducia contro Gallera proposta dai Dem, per poi essere eletta presidente della Commissione di Inchiesta sull’emergenza covid in Lombardia dai voti della Lega. Infine la Baffi ha deciso di dimettersi motivando la propria decisione in una lettera inviata al presidente del Consiglio Regionale Alessandro Fermi, dichiarando che le dimissioni possano “contribuire a ristabilire un clima favorevole allo svolgimento dell’importante lavoro che ci aspetta.” Ma va precisato che questo dietro front è arrivato a seguito della decisione dei consiglieri di minoranza di abbandonare i lavori in segno di protesta per la sua elezione. 

“A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina” diceva qualcuno.

I due Matteo sono vicini e uniti dall’unica missione di far cadere il governo.
Uno è sovranista, l’altro è l’emblema di quel populismo assai rivisitato vicino a sinistra, ma che con quest’ultima non ha nulla a che vedere ed è pronto ad insinuarsi per destabilizzare ogni equilibrio costruito. Anche in questo caso, per far sentire la propria voce si è pronti a tutto e la bramosia di potere è l’unico credo. Se parliamo di corsi e ricorsi storici, quello di oggi si presenta come la sovversione assoluta di ogni certezza politica. L’elettorato oscilla vertiginosamente tra slogan rabbiosi e tecnicismi sfoderati con orgoglio e presunzione, quella presunzione che può provocare danni considerevoli.

L’elettore affezionato e rapito dalle vecchie glorie, dai vecchi partiti, a causa della crisi degli stessi si è trovato in difficoltà e sfiduciato verso delle guide che un tempo erano capaci di raccogliere i propri bisogni e le proprie speranze. Le destre sovraniste apparentemente si fanno portatrici di metodi che storicamente sono vicini alla sinistra; sono in mezzo alla gente, manifestano convinte e armate di slogan che possono raccogliere ogni tipo di rabbia, di stanchezza, di sconforto, di speranza, di voci mozzate da anni di mal governo e di un welfare del tutto inadeguato a contrastare la nuova povertà. Sono delle catalizzatrici di rabbia sociale e fortunatamente rimangono tali: i loro piani politici sono insostenibili, portano avanti politiche che incitano all’odio e sono i paladini delle fake news, sfruttate per aumentare il proprio bacino elettorale. L’errore della sinistra, al contrario, è stato quello di perdere il contatto con la società civile, bisognosa di ascolto.

Il vero problema della sinistra (se ancora può chiamarsi così) rimarrà sempre la continua disgregazione interna in movimentucoli e innumerevoli correnti, che rende impossibile un’unità programmatica e progettuale della classe dirigente, a cui deve aggiungersi l’avvicinamento costante che il Partito Democratico ha perpetrato a favore di ideologie liberiste. Tutto ciò ha portato i sostenitori Dem, sedotti e successivamente abbagliati dalla politica renziana del cambiamento ad allontanarsi, scegliendo spiagge populiste, il polo pentastellato o provocando astensionismo forzato, sintomo di quel tradimento che oramai sta dilagando nel Paese. Nonostante la Sinistra stia riportando una fetta di elettori dalla propria parte, ricreare fiducia nei propri programmi e nelle proprie ideologie deve essere una delle priorità da perseguire.

In attesa del cambiamento tanto sperato e voluto dagli elettori di sinistra, secondo la politica renziana “Adesso è tornato il tempo di aprire tutto.”

¡Hasta siempre!

 

-Gianlorenzo Ciminelli

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Questa politica ci stressa: cronaca di settimane di fuoco

Tanti post, altrettante foto, interviste e sondaggi, così potrebbe riassumersi il bombardamento mediatico che stiamo ricevendo in questo mese di fine estate ma più nello specifico, in queste due settimane di fine agosto. Cosa sta succedendo nella politica italiana? Perché ogni giorno i telegiornali trattano di notizie politiche o di dichiarazioni che vengono fatte da personaggi che fanno parte del nostro governo? Facciamo un piccolo passo indietro.

Il primo giugno del 2018 il professor Giuseppe Conte, prestava giuramento alla Repubblica Italiana assumendo l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Art. 92 della Costituzione: <<ll Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri>>).

L’articolo citato è semplice e chiaro ai nostri occhi, sembra un procedimento “meccanico”, ma è davvero così lineare?

Nella prassi, la sua formazione si compie mediante un complesso ed articolato processo nel quale si può distinguere la fase delle consultazioni (fase preparatoria), da quella dell’incarico, fino a quella che caratterizza la nomina.
Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento ed ottenere la fiducia dei due rami del Parlamento. La fiducia il governo l’ha ottenuta, esattamente il 5 giugno 2018, prima dal Senato e poi dalla Camera dei Deputati.

Dopo aver fatto questo piccolo flashback sulla nascita del governo giallo-verde, faremo un salto direttamente alla fine, ossia alla crisi di questo Governo.

8 agosto 2019: L’inizio della crisi

La Lega esce dalla maggioranza e chiede il ritorno alle urne. Il Presidente del Consiglio è ricevuto al Quirinale per fare il punto sulla crisi. Esattamente come una storia d’amore fra due persone, la crisi nasce da un litigio o un disaccordo che provoca questo allontanamento. Motivo di discordia è la tanto chiacchierata realizzazione della TAV (ferrovia ad alta velocità Torino-Lione) e molte altre cause interne all’esecutivo.

L’ufficialità della crisi avviene il 9 agosto 2019, giorno in cui la Lega presenta al Senato una mozione di sfiducia nei confronti del governo. (Art. 94 della Costituzione: <<Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale>>).

14 agosto: La tensione

Conte, Salvini e Di Maio, seduti l’uno affianco all’altro, assistono alla cerimonia commemorativa per l’anniversario del Ponte Morandi a Genova. La giornata commemorativa non rispecchia uno stato d’animo sereno e per giunta, i tre protagonisti della storia ci appaiono tesi, stanchi e scostanti fra di loro.

20 agosto: Il vero confronto

Ore 15, Senato. La presidente del Senato (Elisabetta Casellati), cede la parola al Premier. E’ come una battaglia, allo sparo iniziale tutti iniziano a combattere. Il primo confronto vis-à-vis avviene fra Conte e Salvini, in cui il primo inizia ad elencare al Ministro degli Interni le cause della crisi di governo. Il primo ministro è nervoso ma determinato e lucido nelle parole che utilizza. Salvini scuote la testa, risponde a bassa voce, fa cenni alla sua coalizione. Talvolta sorride e alla frase pungente di Conte “non te l’ho mai detto Matteo, non si accostano slogan politici a simboli religiosi”, video più attenti riportano un fugace bacio di Salvini ad un rosario che tiene in mano sotto al suo banco, come uno scolaro.

Conte utilizza un registro linguistico aulico e istituzionale nelle sue dichiarazioni ma nonostante ciò, in alcuni passaggi dà del “tu” e chiama per nome il vicepremier, Matteo. Salvini risponde dopo l’intervento con un registro linguistico diretto e non particolarmente alto, punta all’effetto delle parole e non del concetto. Dà del “Lei” al premier, per sottolineare la forma di distacco e di lontananza dalla sua persona. All’accusa di aver provocato la crisi per seguire interessi personali a discapito dell’azione di governo il leader leghista replica: “rifarei tutto, chi ha paura del voto non è libero”. A seguire gli interventi degli altri gruppi Parlamentari.

Ore 20: dopo il confronto Conte sale al Colle (il Quirinale) per rassegnare le sue dimissioni al Presidente Mattarella. E’ caos nel mondo mediatico, il Presidente dimissionario passa per via del Corso nella sua macchina dai vetri oscurati. I giornalisti sono tutti lì,chi prevede, chi riporta dichiarazioni, chi commenta e chi spera dentro di sé in qualcosa.

La notizia della buona notte avviene in tarda serata, la Lega ritira la mozione di sfiducia ma il destino è segnato, la rottura è avvenuta.

21 e 22 agosto: Elezioni o non elezioni?

Il Presidente della Repubblica svolge le consultazioni al Quirinale con il presidente emerito Napolitano, i presidenti del Senato e della Camera (Casellati e Fico) e i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Alla fine delle consultazioni, il Capo dello Stato annuncia che ne svolgerà ulteriori, per appurare la presenza di una maggioranza in Parlamento per formare un Governo che scongiuri il ricorso al voto anticipato.

27-28 agosto: Le trattative

Dopo un secondo giro di consultazioni al Quirinale, intense trattative per una proposta di nuova maggioranza giallo-rossa (Movimento 5 stelle/PD), proposte di ricongiungimento della vecchia maggioranza da parte della Lega e proposte allettanti d’incarichi, a fine giornata dal Quirinale viene annunciato che il giorno successivo verrà conferito a Giuseppe Conte l’incarico di formare il nuovo Governo.

29 agosto: habemus…

Viene ufficialmente conferito a Conte l’incarico di formare il nuovo Governo. Egli accetta con riserva e afferma che inizierà le consultazioni per il nuovo Governo il giorno stesso. Habemus Conte bis, forse…

Una storia complessa, inedita sotto molti punti di vista nella nostra storia repubblicana e dall’esito ancora non scontato. La speranza per il Paese è che riesca a prevalere la buona politica e che il senso delle istituzioni vinca gli interessi personali e di partito, ma ogni scenario è ancora possibile e nel frattempo tutto rimarrà bloccato fino a quando non avremo una soluzione chiara e condivisa a questa pazza crisi d’Agosto.

 

-Maria Chiara Petrassi