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EICMA: “sfrecciando” fra i padiglioni

L’EICMA (Esposizione Internazionale Ciclo Motociclo e Accessori), meglio nota come Milan Motorcycle Show, è la più importante rassegna espositiva mondiale per le due ruote a motore. Si svolge ogni anno a Milano e quest’anno compie i 77 anni dalla prima edizione che ci fu nei primi anni del XX secolo. Il luogo della manifestazione è cambiato nel tempo: nel 1925 nel Palazzo della Permanente (noto centro culturale di Milano) fino a cambiare allestimento per la 21esima edizione (a causa della seconda guerra Mondiale) trasferendosi negli ampi spazi del Palazzo dell’Arte; infine dal 2000 si trasferisce nel mastodontico spazio di Rho-Fiera, poco fuori città. E’ proprio lì che siamo andati il 10 novembre (aperto al pubblico dal 7), in questo spazio che al primo sguardo ci appare enorme con ben otto padiglioni. 43 paesi rappresentati, 1887 brand presenti, modelli nuovi e non; entrando si percepisce l’importanza che quest’evento ha a livello mondiale. Incontriamo molti stranieri, famiglie e coppie, tutti giunti per osservare questi gioielli. Ducati, BMW, Moto Guzzi, Triumph e le imperdibili Harley Davidson sono solo alcune delle tantissime marche di moto lì presenti, tra cui molte eccellenze italiane che ci rendono noti in tutto il mondo. Bambini e adulti, per l’esattezza 800 mila visitatori, un concentrato di passione per il design, per l’adrenalina e per il motoveicolo. Un’offerta espositiva a tutto tondo, che quest’anno si è ampliata per la prima volta anche ai più piccoli con il progetto EICMA FOR KIDS, iniziativa che ha regalato a più di mille bambini l’emozione di provare gratuitamente moto e bici e apprendere i primi rudimenti della sicurezza stradale. Il Presidente dell’EICMA Andrea dell’Orto ha elogiato e ringraziato “tutti gli espositori e l’industria delle due ruote” rendendo l’effetto Moto-rivoluzionario (nonché tema di questa edizione) conclamato e di grande successo. Passeggiando fra i padiglioni ci colpisce la forte presenza di modelli elettrici; moto e motorini creati appositamente in linea con la nuova politica green che si sta cercando di adottare ultimamente. Questi modelli ci appaiono giovanili, leggeri, ma allo stesso tempo notevolmente studiati e sicuri. Del resto la tutela dell’ambiente è uno dei temi più attuali e lo stesso Premier Conte si è detto pronto a chiedere al mondo industriale e produttivo un green new deal. Nel testo della Legge di Bilancio 2020 sono stati previsti nuovi fondi di finanziamento statale e territoriale volti alla realizzazione di investimenti privati sostenibili. Anche il decreto clima e ambiente, che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei Ministri ed è stato fortemente voluto dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, prevede misure urgenti in materia di tutela della salubrità dell’aria, delle acque e delle aree metropolitane più colpite dall’inquinamento. Ho sicuramente apprezzato, in questa edizione dell’Eicma, la presenza e l’attenzione per questi nuovi modelli non inquinanti, significato di una maggiore sensibilità nei confronti dell’argomento. Proseguendo fra i padiglioni notiamo un grande spiazzo transennato e, al forte suono di una moto che sfreccia, comprendiamo subito che quello spazio è il noto Motolive. Quest’area è presente in ogni fiera motociclistica ed è dedicata a gare titolate, show acrobatici e momenti adrenalinici dove si possono osservare veri e propri esperti del mestiere che, con i loro spettacoli,  donano momenti di suspense. Tutto avviene con la massima competenza e sicurezza che questi atleti hanno acquisito negli anni. Concludendo la nostra giornata, arriviamo nell’ultimo padiglione in cui troviamo numerosi mercatini d’abbigliamento vintage a tema motociclistico: giacche di pelle, giacche da gara, caschi colorati di ogni genere, toppe, stivali e magliette delle più note marche di moto. Tutti interessati e incuriositi da quei capi che, anche se con un occhio da principiante, risultano trasgressivi e perfettamente indossabili anche se si guida una semplice e meno complicata bicicletta. Troviamo anche pezzi di ricambio, specchietti di ogni tipo e forma e tutti sono lì per curare la bellezza della propria moto; è ammirevole notare fra le persone quanta cura e attenzione c’è nel comprare pezzi di ricambio o semplicemente di ornamento per la moto, esattamente come se fosse una persona di cui prendersi cura. La giornata si conclude e torniamo a casa con la sensazione di aver vissuto in un mondo a parte, sognato di sfrecciare attraverso strade di montagna, attraversato strade desertiche o semplicemente di aver corso in sella accanto ad un pilota di MotoGP. E’ proprio questo che rende affascinante questo mondo: anche senza una conoscenza tecnica di modelli, cavalli o marmitte, caderne innamorati è facilissimo, l’idea di poter affrontare lunghi viaggi in sella e con il vento che ti accarezza il viso è a dir poco sublime. L’EICMA ci ha sicuramente rinfrescato la fantasia e l’immaginazione di poter correre via dalla nostra realtà quotidiana.

-Maria Chiara Petrassi

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Outdoor Festival: Testaccio si fa cosmopolita

Fino al 12 maggio 2018 Roma è stata luogo di incontro per giovani artisti e musicisti nell’ottava edizione dell’Outdoor Festival all’Ex Mattatoio di Testaccio. Il tema di quest’anno è stato l’Heritage: cosa ci offre davvero l’Europa?

Nato nel 2010 a Garbatella come “un buon motivo per uscire di casa”, l’Outdoor Festival in pochi anni è diventato il principale motore di trasformazione del quartiere Ostiense, ora primo Street Art District d’Italia. In linea con la nomina del 2018 come anno del Patrimonio culturale europeo, il tema di quest’anno è stato l’Heritage, il patrimonio: qual è il nostro e quali culture vi appartengono? Ma soprattutto, come possiamo trasferirlo alle generazioni future? Come nelle scorse edizioni, il festival è stato suddiviso in più aree: arte, musica, conferenze, televisione e mercato.

Fulcro dell’esperienza artistica è lo spettatore, che viene immerso in quattro percorsi su quattro differenti tematiche: disobedience, lightspeed, retromania, total recall, Come introduzione a questo viaggio senza meta si trova l’opera dell’artista italiano Motorefisico, Labirinto Semplice, un tunnel dalle (dis)orientanti linee optical che attraversa tutti i piani dell’esibizione e lascia contemporaneamente allo spettatore la possibilità di contemplare gli allestimenti come ultimo reale “osservatore” dell’opera.

Il primo snodo tematico, DISOBEDIENCE, rappresenta la voce degli artisti che dal 1968 ad oggi hanno avvertito un impellente bisogno di discontinuità con la tradizione, uomini in lotta contro gli errori del passato per promuovere un futuro più equo. È il grido antipatriarcale «NOT FOR GIRLS» dei poster della portoghese Wasted Rita, fiera portatrice dei nuovi valori del femminismo moderno, necessaria conseguenza del celebre #metoo che condanna ogni dominio maschile sulla donna. Disobedience è però anche l’urlo anticonformista del toscano Paolo Buggiani, uno dei padri fondatori della Street Art newyorkese degli anni Ottanta che, con le sue conturbanti figure di fuoco, ora degli Icari dalle ali infiammate, ora dei Minotauri o dei cavalli di Troia ardenti, destabilizza l’opinione pubblica, trovando l’apprezzamento di artisti come Keith Haring e Barba Krüger.

In questo perenne processo di ritorno e rottura con il passato, LIGHTSPEED è la “luce fuori dal tunnel” del futuro, ben visibile nell’opera dell’inglese Kid Acne che con il suo murales «HERE WE ARE / HEREDITAS», che ci fa riflettere sulla natura effimera eppure eterna del nostro patrimonio.

A seguire vi è RETROMANIA, un avvincente percorso storico volto a valorizzare i prodotti di massa ora icone della società moderna: sembra di rivivere i memorabili scatti del newyorkese Ricky Powell che, in pochi semplici ma effettivi secondi, immortala la scena musicale e artistica degli anni Ottanta e Novanta; i The Fugees con Lauryin Hill, Basquiat con Warhol, Haring, Beastie Boys e Public Enemy — solo per citarne alcuni.

A concludere la mostra vi è l’ironica e al tempo stesso nostalgica immersione visiva pop del TOTAL RECALL, che intende appunto “richiamare” la nostra modalità di dialogo con il passato: Tony Cheung, artista cinese di fama internazionale, elude per poco la censura nel suo Chemical Happiness, denuncia ironica e simbolica di una Cina che sembra dimenticare sempre più il suo passato sottovalutando, però, tematiche di forte discussione come la sessualità, l’alienazione e la violenza. Uno sguardo occidentale viene invece proposto dall’italiano Mimmo Rubino, in arte Rub Kandy, che in Almost Ready propone l’originale modello di una nuova città sulla base di elementi di scarto della secolare città di Roma.

Elemento più interattivo del festival è indubbiamente il padiglione delle Stories, progetto finanziato da Google Arts&Culture che offre uno sguardo dettagliato e sorprendente alle realtà periferiche di Ostia, Corviale e Tor Pignattara, spesso ingiustamente tagliate fuori dal contesto cittadino; attraverso degli occhiali 3D si viene improvvisamente catapultati nella complessa realtà di Ostia, una bellezza in degrado difesa dall’azione, dalla vivacità e dalla tenacia dei giovani del Wave Market. È proprio questo mercato artigianale che, in un’edizione speciale, viene trasportato nella vivace Testaccio: non solo gioielli e abiti handmade o vintage, ma anche stampe di designer che vedono l’impegno quotidiano e la creatività di numerosi ragazzi, quegli stessi ragazzi che credono ancora in una Roma migliore, sfondo di un patrimonio fortunatamente indimenticabile ma che bisogna affrontare con uno sguardo diverso: quello dei giovani che popolano la città.

 

-Daniela Di Placido.

Il segno ma anche il sogno della bellezza: riflessioni su “Canova. Arte, musica e scena”

«L’uomo che mille belve non furono in grado di vincere, né il figlio di Stenelo, suo nemico, né Giunone, lo vince Amore.»

Queste le parole che Deianira dedica a Ercole secondo Ovidio nella IX epistola delle “Eroidi”: il semidio è morente, ha appena indossato la tunica pregna del sangue di Nesso, ma trova ancora la forza di scagliare in aria Lica, lo schiavo che gliel’ha recapitata su commissione della gelosa moglie.

La scena, rappresentata da Canova in un complesso scultoreo oggi conservato nella Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, ha fatto da cornice, venerdì due marzo,  all’evento CANOVA. Arte, musica e scena, frutto della collaborazione fra il gruppo Cose Belle d’Italia e la casa editrice UTET Grandi Opere, che ha promosso così la sua nuova opera editoriale: Canova. Il segno della bellezza.

All’interno del libro Giuseppe Pavanello, professore di Storia dell’arte moderna all’Università di Trieste, presenta ogni opera dell’artista come se stesse raccontando una novella, senza però perdere di vista quella che è la scheda artistica di ogni lavoro: partendo dal Canestro di frutta conservato oggi a Venezia, più di 75 gli scatti in bianco e nero del Maestro Mimmo Jodice delle sculture del Canova e altrettante immagini di suoi bozzetti, disegni, opere in gesso, pitture a tempera e a monocromo e incisioni realizzate dal fotografo Alfredo Dagli Orti. Per un totale di 400 pagine e più di 10 kg di peso, il volume è interamente rilegato a mano (come ci è stato mostrato da alcuni artigiani nell’arco della serata) e cela al suo interno una preziosità straordinaria: 12 lettere scritte dall’artista e tre incisioni realizzate a torchio secondo l’antica tecnica calcografica presso la Stamperia d’Arte di Luigi Berardinelli di Verona. Un libro che non solo tratta di arte, ma diventa esso stesso arte.

La presentazione del volume è inoltre solo il primo di una serie di eventi che si svolgeranno nel corso dell’anno, fra cui la grande mostra Magister Canova che si terrà in autunno a Venezia e celebrerà l’arte canoviana in ogni sua forma.

Perché dedicare così grande rilievo ad Antonio Canova? Qualsiasi persona abbia sfogliato almeno una volta un libro d’arte (o forse anche chi non lo avesse mai fatto) saprebbe trovare la risposta.

Il Canova fu il primo artista italiano ad aver raggiunto in vita una fama planetaria: nato a Possagno nel 1757, secondo Stendhal egli fu l’unico ad avere il coraggio di non imitare i greci ma di emularli, inventando una nuova forma di bellezza; un tipo di bellezza che, come ci ha ricordato lo storico dell’arte Claudio Strinati, pur essendo alla base di ogni arte assume valore proprio quando libera da ogni imposizione.

I soggetti scolpiti nel marmo dalle sapienti mani dello scultore veneto sembrano prendere vita: le figure sono estremamente realistiche e i contatti fra di esse sono resi con superba attenzione. L’amore si rivela in tutta la sua dolcezza; il rapporto familiare è espresso con tenerezza e complicità. Canova è il primo a inventare l’abbraccio nell’arte: Amore e  Psiche, Adone e Venere, le tre Grazie, Dedalo e Icaro.

Artista e amante dell’arte, Canova fu forse il primo grande difensore del patrimonio artistico: venuto a sapere della razzia operata da Napoleone sul territorio italiano, ne fu talmente turbato da maledirne in eterno la famiglia. Paolina, la sorella dell’imperatore francese scolpita in quella che è probabilmente una delle più grandi opere marmoree conosciute al mondo, viene paragonata sì ad una Venere vincitrice (con il mitico pomo in mano) ma richiama anche, per citare Pavanello: «pur nello splendore delle sue carni vellutate, l’attitudine di riposo delle figure giacenti dei sarcofagi etruschi». Tale opera ricorda anche La grande odalisca di Ingres, La Venere di Urbino di Tiziano o, addirittura, dettagli di pitture antiche di Ercolano. Si fondono dunque in un’unica immagine spirito vitale e spirito funereo, così come, allo stesso modo, si incontrano passato, talvolta anche quello più remoto, e presente.

Morto nel 1822, Canova (oltre a godere della caduta di colui che aveva saccheggiato parte delle opere italiane) fu incaricato da Papa Pio VII di riportare in patria opere di estrema bellezza e prestigio: dall’Apollo del Belvedere di Leocare alla Deposizione di Caravaggio, dalla Trasfigurazione di Raffaello al Laocoonte di Agesandro.

A pochi chilometri di distanza dai luoghi dell’infanzia di Antonio Canova, un anno prima dello scultore nasceva Wolfgang Amadeus Mozart: la vicinanza tra la Repubblica di Venezia, ormai al tramonto, e l’Austria Asburgica, e la contemporaneità fra queste due importanti personalità, ha fatto sì che la serata evento si concludesse con un’esibizione del Quartetto Evan, pianoforte ed archi, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

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-Beatrice Tominic.