DISCMAN 2.0 – #2 Galeffi vince la partita del cuore

(tutti i CD che volete , a portata di orecchie.)

Vi è mai capitato di voler bene a una persona senza neanche conoscerla?
È difficile da spiegare, è una specie di saudade ma in senso positivo, è il sincero voler bene a una persona che riesce a dire le cose che tu pensi ma in maniera migliore di come l’avresti fatto tu.
Ecco, a me è successo con Galeffi, esattamente quella persona che tutti vorrebbero come amico… o perlomeno io.
A primo ascolto potrebbe sembrarvi l’ultimo Edroado di turno ma vi assicuro che non è così: Galeffi è il cantante delle piccole cose.
Piccole come il caffè la mattina, come un libro di poesie, come una partita di calcio. Tutto questo è Scudetto, album d’esordio pubblicato con Maciste Dischi il 24 novembre scorso.
Dunque, non so ancora bene come (in realtà lo so ma di solito si dice così quando succede qualcosa di molto bello e che non ti aspetti,no?) ho avuto il piacere di scoprire cosa Scudetto significasse per lui, cosa ci fosse dietro una semplice tazza di té, cosa nascondesse dietro gli occhialetti da Harry Potter e sotto quel cappellino marrone.
Ok ho finito con il sentimentalismo, vi lascio all’intervista (anche perché con le parole, lui è molto più bravo di me) con la speranza che sia sempre innamorato di qualsiasi cosa e che non finisca mai di fare musica.
Chili d’amore per tutti.
Buona lettura

Chi è Galeffi? E quando lo sei diventato?

Galeffi è Marco, un ragazzo di 26 anni innamorato delle cose belle e dell’amore. Da un anno mi sono buttato in questo percorso iniziando a scrivere pezzi in italiano e adesso non vedo l’ora di continuare a fare belle canzoni.

Cosa dai alla musica? E cosa la musica ti dà?

Alla musica posso donare la mia passione e il mio rispetto, nient’altro. La musica invece mi accompagna da sempre, nelle giornate tristi e in quelle felici. È un’amica vera, che non tradisce mai

In “Tazza di tè”  parli di capire cosa vuoi diventare. Ecco, volevo sapere se adesso l’hai capito.

È una domanda che tutti ci poniamo più o meno sempre. Guardando i nostri genitori magari, prendiamo spunto su cosa vogliamo essere da grandi. Io qualche idea ce l’ho, ma è tutto sempre in evoluzione. Per fortuna niente va come ti immagini.

Come nasce Scudetto?

Scudetto nasce dalla voglia di sfogare del romanticismo nelle canzoni, senza pensare di farci un disco ma solo di dedicarle. Avevo messo in stand by la musica per dedicarmi al giornalismo e al lavoro in una pizzeria, però poi c’era troppa voglia di rimettermi in gioco dopo qualche band fallimentare. E meno male che è andata così, senza pensarci troppo.

Quanto Marco c’è nei tuoi pezzi?

Direi abbastanza, non al 100% perché  il processo di scrittura è  un’indagine infinita, una ricerca, uno scoprirsi poco a poco. Un venire incontro a se stessi, è accettarsi. Però c’è  molto Marco: c’è  Kerouac, c’è Pessoa, c’è Monet, c’è Totti, c’è il caffè, c’è il tè, c’è Harry Potter…tante piccole cose a cui sono affezionato.

Cosa dobbiamo aspettarci da te?

Canzoni da cantare a squarciagola e tornare un po’ bambini.

 

Io, non vedo l’ora.

Galeffi Gol 7 web_preview

 

-Caterina Calicchio.

DISCMAN 2.0 – #1 Sul treno di Frah Quintale

(tutti i CD che volete , a portata di orecchie.)

 

Hai mai visto mai un ragazzo di nome Francesco che scrive, disegna, cammina per Brescia, viaggia nei treni la notte? Beh, dovresti… anzi dovreste. E subito.
Ecco a voi Frah Quintale, cantante hip hop / rap che sbarca in tutta Italia dalla scena lombarda con furore… o col furgone,ancora non s’è capito, con il suo album d’esordio “Regardez-moi”, fuori il 24 novembre.
La maggior parte degli ascoltatori, tuttavia, la sua maschera di cartapesta a forma di pallone  l’aveva già vista da tempo . Infatti , progetto “Fratelli Quintale” a parte, il Frah aveva già fatto parlare di sé pubblicando i suoi singoli in una playlist di Spotify, Lungolinea. Ed è proprio così che gli ascoltatori di musica incalliti (io) l’hanno scoperto: a me per esempio, mesi fa è partita Colpa del vino in casuale su Spotify e da quel momento non ho potuto più fare a meno di ascoltare i suoi pezzi.
Sì, perché Frah Quintale con le sue parole semplici che raccontano di un amore complicato e mai corrisposto, che parlano di una Brescia con il suo graffito di Filippo Minelli su un hotel lussuoso mai utilizzato nei pressi della stazione, ti inebria. E questa volta non per colpa del vino.
Tra borghesi incazzati e rumeni ubriachi, un autobus perso, un amico che ti aspetta alla fermata e una ragazza che proprio non ti si fila perché sei solo un accattone, l’album è l’esatta immagine di quello che un ragazzo di 25 anni vive ogni giorno della sua vita, da qui alla fine dell’adolescenza (perché così si può chiamare, visti i tempi). Un ragazzo che vorrebbe fare tante cose ma che alla fine rimane sempre lo stesso, bloccato da forze maggiori nella sua città a fumare e bere con gli amici, con in testa sempre la stessa persona.
È un’immagine, anche perché le copertine sono tutte diverse, disegnate a mano da lui, che è entrato nel “ghetto” ma bresciano in questo caso della cultura hip hop nel 2002, proprio dipingendo.
Con la schiettezza che solo lui sa usare e una parte strumentale che dal ritmo tranquillo di Fare su, passa per il ritmo veloce e costante di Sì, ah (lascio scoprire a voi il perché ) per poi esplodere in pezzi come Gravità, Frah Quintale si è piazzato al centro di in un panorama, quello del rap italiano, così vasto da poter rimanere facilmente nell’ombra.
In poco tempo ha conquistato 8 miliardi di persone, facendo scuola a più della metà degli “pseudo rapper” di oggi.

“E sarò un disperato e non ci hai mai sperato, ma sono ancora qui
Se vado a fondo, grazie, imparo a usar le branchie”

Sarà per questo?

Regardez-le.

 

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-Caterina Calicchio.