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#NoJovaBeachParty

Ultimamente si stanno tenendo una serie di concerti sulle spiagge di tutta Italia sotto il nome di Jovanotti: la pop star italiana ha deciso di creare veri e propri party, con tanto di Dj Set, riunendo migliaia di persone sotto un palco assemblato sulla sabbia. Lo scopo primario di tutte queste date, a quanto dichiarato dal cantante stesso, doveva essere la sensibilizzazione sul tema della plastica, tanto che ha organizzato il tutto in collaborazione con il WWF Italia.  Uno scopo nobile considerato che Jovanotti stesso si è definito come una persona attenta alle tematiche ambientali. Forse però, questa volta, qualcosa gli è sfuggito.

Partiamo dalla prima contraddizione che si è andata a creare durante questo enorme evento: si pretendeva di diffondere il messaggio del “plastic free” (l’evento stesso, a quanto avevano fatto capire, avrebbe dovuto adottare questa politica), ma come si può pretendere di impedire a tutta quella gente di produrre rifiuti? Non si può e se ne è avuta la prova una volta finito il concerto, quando tutta la marea di gente si era ormai ritirata. È innegabile che si sia andato a creare un tappeto di spazzatura e di bottigliette di plastica, le stesse vendute all’interno dell’evento e acquistabili tramite dei token, anch’essi in plastica, che andavano a sostituire i soldi veri. Non doveva essere “plastic free”?

A rimetterci, come al solito, è Madre Natura. Ambientalismo e rispetto per la natura non si manifestano tramite il (finto) mancato utilizzo della plastica o ripulendo le spiagge il giorno dopo. Molte delle zone scelte per questa serie di concerti, infatti, sono riserve naturali che ospitano specie protette, che si trovavano in periodo di nidificazione e svernamento. Il disturbo antropico è già di per sé un grosso problema per diverse specie, in particolare per i limicoli, uccelli che si nutrono della fauna presente nella fanghiglia che si va a creare, per esempio, in riva al mare.

Un esempio importante ce lo porta il Fratino, specie a rischio proprio per la forte presenza antropica sulle spiagge, le cui uova sono di pochi centimetri e possono essere facilmente scambiate per piccoli sassi, in quanto hanno colori perfettamente mimetici.

In accordo con il WWF Italia, si sono naturalmente accertati che le località scelte non fossero abitate da questi piccoli pennuti. O quasi: una delle aree inizialmente scelte infatti era proprio la Riserva Naturale di Torre Flavia, a Ladispoli, uno dei pochi luoghi di nidificazione rimasti al Fratino. Fortunatamente, grazie anche all’intervento della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), hanno deciso di spostare l’evento in un’altra zona, al di fuori del perimetro della riserva.

Se la Palude di Torre Flavia si è salvata, tutte le altre località si sono sfortunatamente viste radere al suolo tutte le dune e sono state inondate da un forte inquinamento acustico, due cose che rischiano di compromettere un intero ecosistema.

Banchetti di street food che vendevano bottigliette e contenitori monouso in plastica e rischio di causare dei danni all’ecosistema. Qui la domanda sorge spontanea: come è possibile che il WWF Italia abbia appoggiato un evento del genere? Quella che è sempre stata ritenuta un’organizzazione di riferimento per l’ambientalismo, dovrà fare i conti con i mancati rinnovi della tessera per il 2020: molti suoi sostenitori, indignati per quanto accaduto, hanno apertamente annunciato, sotto diversi post su Facebook e su Instagram, che non rinnoveranno la loro iscrizione, dichiarandosi delusi dall’organizzazione.

Il punto è questo: in un mondo in cui tutta la biodiversità è messa costantemente in pericolo, se non si può fare affidamento nemmeno su quelle associazioni che si dichiarano in difesa della natura, al nostro Pianeta che speranze restano?

 

-Martina Cordella

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Meglio al cane che a una persona

È stato Kant il primo a dire che “Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui tratta gli animali”. Nella scena contemporanea sono alcuni studi dell’FBI a considerare la violenza sugli animali come un crimine di classe A, un precedente grave che deve essere preso in considerazione come segnale premonitore di un comportamento violento.

Secondo la polizia di Sidney il 100% degli omicidi a sfondo sessuale ha avuto precedenti di maltrattamento sugli animali, motivo per cui hanno deciso di punire più severamente i reati contro esseri senzienti (non umani) e di catalogare e analizzare la ripetitività degli eventi per studiare lo sviluppo futuro delle azioni violente, non solo contro gli animali ma anche contro le persone. Il ragazzo che da piccolo maltrattava uccellini e gatti ha una buona probabilità di trasformarsi in un torturatore di persone.

Nel corso di una conferenza riguardante questo tema, Nino Marazzita, famoso avvocato difensore di assassini e serial killer, ci introduce all’argomento con queste parole: “Animali e uomini sono entrambi aggressivi, ma lo sono in maniera diversa: gli animali lo diventano di fronte a un pericolo, per difendersi o per soddisfare il bisogno della fame, mentre molti uomini sono aggressivi senza motivo”. Specialmente contro chi non può difendersi: diversi sono stati i ragazzi, anche molto giovani, che in preda a manie di protagonismo si riprendevano mentre infliggevano insensate violenze contro animali domestici.

Nel corso della stessa conferenza Patrizia Giusti, anche lei avvocato, ci spiega come cani e gatti siano i soggetti preferiti per i maltrattamenti: sono abbastanza piccoli da essere pratici e abbastanza grandi da soddisfare il bisogno di tale aggressività, almeno per un po’ di tempo. Arriveranno però a un certo punto in cui non saranno più abbastanza, a un momento in cui sentiranno il bisogno di fare un passo in più, un passo che li porterà a riservare lo stesso brutale trattamento inflitto agli animali anche alle persone.

La violenza sugli animali è un tema fin troppo sottovalutato; il pensiero comune è appunto “meglio al cane che a una persona”. Ma il cane è solo il punto di partenza. Rappresentativo è un altro caso portato ad esempio durante la conferenza, quello di alcuni ragazzi che, a seguito di un conflitto, uccisero brutalmente dei loro coetanei. Significativa è la risposta che hanno dato quando gli chiesero come avessero potuto farlo: affermarono che per loro era stato facile ucciderli perché nelle loro famiglie gli avevano insegnato a scannare i maiali. Una risposta inquietante e che lascia pensare.

Un gesto di crudeltà verso un animale non è da sottovalutare, altrimenti si rischia di tralasciare un potenziale soggetto pericoloso anche per le persone, che potrebbe decidere di agire in qualunque momento. Verrebbe da dire “inaspettatamente”, ma lo sarebbe davvero? I segnali di un carattere potenzialmente violento e aggressivo ci sono, basta solo saperli e volerli riconoscere, non ci si può nascondere dietro discriminazioni di specie.

 

-Martina Cordella