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L’arte dei burattini e di far teatro

Alessia Luongo e Manuel Pernazza sono due ragazzi che lottano nella cultura contemporanea per mantenere viva l’arte del teatro, della Commedia dell’arte e delle nostre tradizioni.

Prima di iniziare, presentateci un po’ il vostro progetto artistico:

  • La compagnia teatrale ha l’obiettivo di diffondere la Commedia dell’arte. I nostri spettacoli sono manifesto della Commedia dell’arte partenopea e di tutto il suo patrimonio culturale.
    Presentiamo canovacci antichi, lazzi di tradizione con la musica dal vivo suonata con strumenti antichi. Viaggiamo per tutta Italia e non solo coi nostri spettacoli.

La Commedia dell’arte è un modo di fare teatro che si sviluppa nel 1500, fatto di scherzi e burle, toni beffardi e improvvisazione, maschere.Perché avete scelto proprio la Commedia dell’arte e che rapporto avete con le maschere che interpretate?

  • Non abbiamo scelto la Commedia dell’arte, ci piace e diverte pensare che è stata lei che ha scelto noi, quando l’abbiamo scoperta, lei ha conquistato la nostra anima!
    Grazie all’amore per la Commedia dell’arte abbiamo unito i nostri progetti artistici, che poi hanno coinvolto la vita personale, diventando una vera e propria “famiglia di arte e di vita”.
    Il rapporto con i nostri personaggi è molto delicato, sono delle vere e proprie entità con le quali ci rapportiamo e nel momento che le “vestiamo” viviamo un rito molto sacro, entrando in una vita immortale, perché la maschera sopravvive e non muore e mette in comunicazione vari mondi.

Dal 2020 avete preso in affido il teatro dei burattini del Gianicolo, un teatro storico a cuore a molti romani.Attraverso quest’esperienza incredibile avete anche deciso di produrre artigianalmente i burattini da mandare in scena, fatti da cuore e mani per cuori e mani: come si costruisce un burattino? E che valore ha per voi produrli?

  • Costruire un burattino ha una tecnica molto simile alla scultura e dipende molto dal materiale con il quale si costruisce.
    I burattini che mettiamo in scena sono in legno per un discorso storico e di funzionalità, fatti apposta per durare a bastonate e botte, e hanno dimensioni notevoli rispetto a quelli che vendiamo come “da gioco” per chi vuole conservare un ricordo dell’esperienza del Gianicolo.
    Per coloro che vogliono divertirsi in questo mondo, produciamo burattini giocattolo che costruiamo in legno e in gesso.
    Vogliamo tramandare un ricordo e un valore che possano far appassionare nuovamente grandi e piccoli a un’arte così immensa.

Voi siete dei ragazzi giovanissimi che riportano in vita antiche tradizioni, echi di atmosfere lontane che in questo mondo tecnologicamente contemporaneo tendono a perdersi. Con il vostro progetto cosa vorreste contribuire a fare nel mondo del teatro e della cultura?

  • Vorremmo riportare il mondo, in un gesto rivoluzionario, ai valori di una volta: a storie antiche che suonano moderne come non mai. 
    Tramite il nostro progetto vorremmo tramandare la Commedia dell’arte autentica, poiché a differenza di altri spettacoli dello stesso genere, i nostri sono tutto frutto di tradizione, di ciò che si mette in scena dal 1600 e che a noi è stata tramandata per via esclusivamente orale da grandi maestri e interpreti della maschera.
    Non si può far morire qualcosa che ha storicamente attraversato i secoli e che non morirà mai!

Da bambina io ho fatto molte esperienze di educazione al teatro sia con la scuola che con mia mamma, da attrice e spettatrice, ed è una parte fondamentale dell’educazione artistica: il narrare con il corpo e con le emozioni.In questo periodo si ha un po’ l’impressione di un abbandono o un accantonamentodell’insegnamento dell’arte (intesa nelle sue moltissime, varie e magnifiche manifestazioni, tra cui ovviamente il teatro) nelle scuole e nella vita privata.Che ne pensate?Ci potrebbero essere nuovi modi di approcciarsi alle nuove generazioni, ai nuovi bambini, ai nuovi ragazzi?

  • Ci saranno sempre modi per far innamorare il pubblico del teatro e per noi la soluzione migliore sarebbe ANDARE A TEATRO.
    Suona come una provocazione, ma è la realtà.
    Bisogna abituare il pubblico, soprattutto quello giovane, ad andare a teatro con la stessa frequenza di un’uscita a un parco o altro, bisogna che incontri il teatro e se ne innamori.
    “Avvicinarsi al teatro” viene spesso frainteso con “vado a fare un laboratorio di teatro per scoprire me stesso”, ma vi sono altri tipi di percorsi per farlo e questo creerebbe persone che trattano quest’arte con una superficialità disarmante.
    Bisogna che si crei il “rito dell’andare a teatro”, poi chi vorrà continuare questa professione, con i suoi immensi sacrifici, sarà richiamato proprio da questa.
    Per “andare a teatro” non intendiamo una rigidità del luogo, ovviamente, da commedianti, crediamo che sia proprio il teatro che in questo tempo debba andare in piazza a scavare nel cuore delle persone!

Questo 2020 è stato un anno molto particolare e anche questo 2021 si sta rivelando uguale.Come state affrontando i problemi relativi al mondo dello spettacolo in epoca Covid?

  • Stiamo resistendo, ma dando davvero fondo a molti risparmi e soffrendo tanto. Oltre al dolore sociale e personale di vedere il mondo in difficoltà, attanagliato da una pandemia e di aver avuto anche perdite personali, si aggiunge la gravità di un governo che non valorizza e non ha interesse nell’artista di professione.
    I contributi che riceviamo arrivano spesso in ritardo e con difficoltà, tutto questo è un disagio emotivo incredibile.
    Tuttavia, si resiste e non si abbandona, si studia.
    Non crediamo che la soluzione sia negli spettacoli “online”, lo spettacolo si fa dal vivo, da che mondo è mondo, l’arte del teatro è nel contatto con le persone, nel respiro degli spettatori.
    In tutto ciò ci chiediamo: come mai in Chiesa si può andare e in teatro no? Come mai le metro possono riempirsi ma i teatri no? Come mai… come mai… tanti dubbi, purtroppo poca chiarezza, se non quella di restare saldi!
    Arriveranno tempi migliori, d’altronde i commedianti sono vissuti all’epoca della peste e sono riusciti a sopravvivere e a far andare avanti una nobile arte.

Grazie ragazzi, non vedo l’ora di venirvi a trovare al Gianicolo, buona fortuna!

-Irene Iodice

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