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Padroni del nostro futuro ma non dell’odierno presente

Padroni di niente” è una canzone contenuta nel nuovo omonimo album di Fiorella Mannoia, uscito lo scorso 6 novembre, la cantante è tornata con il suo diciannovesimo disco, regalandoci otto brani dal sapore autentico e coinvolgente, scritti da diversi autori tra cui Amara, Ultimo, Simone Cristicchi, Bungaro e Olivia xx, nati da delle preziosissime riflessioni sul periodo di lockdown, momento storico di cui ognuno di noi è diventato protagonista ormai da troppi mesi. 

Ascoltare questo brano è stato un po’ come guardarmi allo specchio, nel quale ho riconosciuto il riflesso del mio stato d’animo. Quando un artista riesce a dar voce ai miei pensieri più profondi così come li penso io, ai miei sogni così come li sogno io e alle mie paure, le stesse che provo io, esprimendo emozioni che neanche la più sensibile parte di me era riuscita a mettere a fuoco così bene, non riesco a rimanere indifferente. Se poi le parole in questione sono le portavoci delle sensazioni scaturitesi da una tale fase di dolore globale, il valore che acquisisce la musica diventa impareggiabile.

Il messaggio del testo è molto chiaro e significativo: nel 2020 ci siamo tutti resi conto di come prima ci sentissimo un po’ come gli unici “registi” delle nostre vite, progettando senza dar conto a nessuno le nostre giornate e quando poi improvvisamente è arrivato il virus, abbiamo riscoperto il ruolo di insignificanti comparse in un mondo che è sfuggito ferocemente dal nostro ipercontrollo rivelatosi del tutto inefficace.

Una frase mi ha colpito moltissimo: “Qui c’è gente che spera in mezzo a gente che spara e dispera l’amore”, termini che non potrebbero descrivere meglio la situazione di disagio che la pandemia ci sta arrecando, di cui ognuno ha assaggiato un pezzetto dal gusto diverso ma doloroso allo stesso modo in base alle proprie situazioni personali.

Speranza, odio e amore, tre concetti interconnessi tra loro, dato che tendenzialmente attraverso il primo si è cercato di annientare il secondo mirando alla promulgazione dell’ultimo. Non sempre però l’iter perseguito è stato il seguente; è capitato infatti che l’aggressività l’abbia avuta vinta e di questo ne abbiamo avuto la prova, basti pensare alle scene di violenza susseguitesi nelle più importanti piazze italiane, quando solo poche settimane prima su migliaia di balconi svolazzavano al vento bandiere raffiguranti fiduciosi arcobaleni, sinonimo di unione e tenacia. Due momenti contrastanti, testimoni della divisione interiore dell’umanità.

Ci sentivamo così invincibili da pensare di riuscire persino a cambiare il mondo, quando poi è stato il mondo a cambiare noi. Ma com’è cambiato il nostro rapporto con il mondo negli ultimi mesi?

È passato all’incirca un anno da quando godevamo della quasi inconsapevole libertà di poterci permettere il lusso di scegliere, più o meno, come riempire le giornate. Fra discorsi rimasti a metà per la fretta, appuntamenti rivelatisi “portatori sani” di nuove piacevoli compagnie per le anime che ci portiamo dentro, l’università che ci vedeva prendere posto pronta per trasmetterci nuove pillole di cultura, visite alle mostre d’arte nel cuore della città, concerti in cui i nostri pensieri si annullavano per trasformarsi all’unisono in melodie cantate a squarciagola, viaggi che hanno superato di gran lunga le aspettative che avevamo rispetto alla bellezza di una destinazione, le passeggiate alla ricerca di un bel vestito, un buon gelato, o solo un caldo tramonto sotto il quale scambiare sorrisi con gli amici, insomma da soli o in gruppo eravamo decisamente felici e forse nemmeno lo sapevamo, di sicuro però adesso lo abbiamo capito.

Tutto questo oggi ci sembra solo un lontano ricordo e ciò mi spaventa davvero. Molti di noi ormai si sono quasi “abituati” ad affrontare la routine in modo alienante, in primis distanziandosi dagli altri e quindi dalla socialità e per secondo probabilmente anche da se stessi, dato che ci alimentavamo di quello che ci circondava mentre poi ci si è ritrovati a esser confinati da mura domestiche.
Imparare a reinventarsi non è stato facile per nessuno, ma soprattutto è stato un percorso graduale, chi ci è riuscito lo sa bene, lo ha fatto con calma, un passo dopo l’altro, avanzando lentamente alla ricerca di una meta che avesse le sembianze di una tanto attesa serenità.

Contemporaneamente a camminare in direzione opposta c’era lo smarrimento, con il quale purtroppo quasi tutti ci siamo scontrati. A conti fatti però, dopo aver visto da vicino qual è il suo volto abbiamo appurato che infondo valeva la pena proseguire per il nostro cammino e voltargli le spalle con determinazione. Io personalmente l’ho fatto e seppur davanti a me vedevo solo degli sbiaditi stralci di rassicurazioni alla fine ho capito che l’unica destinazione alla quale potevo aspirare era la rassegnazione a una lunga attesa. Nel mio viaggio però sono sempre stata accompagnata dalla speranza di poter tornare presto alla normalità.

Ciò che mi chiedo più spesso è se siamo sicuri che quando finalmente potremo riappropriarci della piena autonomia dei nostri spostamenti non sarà cambiato qualcosa dentro di noi a tal punto da percepire la realtà in modo diverso? Probabilmente dovremo riabituarci nuovamente al perpetuo scorrere del tempo, per ricominciare a scrivere pagine di vita su quello che ormai è diventato un diario relegato esclusivamente da fogli bianchi e sì, sicuramente ora come ora siamo veramente “Padroni di niente” ma abbiamo certamente imparato a diventare un po’ più padroni di noi stessi, con l’augurio che questo 2021 ci possa restituire almeno in parte una maggiore dose di giorni felici.

-Giulia Pernaselci

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