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Kahliamoci: un ritratto emotivo di Frida Kahlo

Kahliamoci è un sublime libro di poesia, scritto da Gaia Gentile, che attraverso parole, rime e giochi retorici dipinge una delle più interessanti figure femminili vissute nel secolo scorso.
Frida Kahlo, artista che tutti noi conosciamo per i suoi celebri autoritratti il cui grido interiore, che fa parte della sua arte, risuona ancora oggi nelle nostre orecchie con una voce talmente forte e potente da esser diventata un simbolo del femminismo moderno. L’artista messicana è stata l’incarnazione della libertà, dell’indipendenza e della resilienza.

Proprio resilienza è la parola che potrebbe riassumere la sua vita dolorosa, sofferente, fatta di grandi perdite ma anche di colori, volontà, amore e tutte le passioni che attraversano l’essere umano e che ritroviamo trasformate in magnifiche opere. Perché la vita non è solo bianca o nera ma in mezzo troviamo mille sfumature, colori che Kahlo ha saputo usare e dargli un significato con una tela, un pennello e il suo riflesso sullo specchio.

Ripercorriamo brevemente la vita di Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón,nata il 6 luglio 1907, anche se lei amava dichiarare di essere nata nel 1910 con la rivoluzione del Messico:

«Sono nata con una rivoluzione. Diciamolo. È in quel fuoco che sono nata, pronta all’impeto della rivolta fino al momento di vedere il giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita.»

Fin dalla giovane età instaura un rapporto molto forte con il padre, mentre con la madre un rapporto più freddo e chiuso. A sei anni si ammala di poliomielite, il piede e gamba destra diventano deformi e attraverso l’abbigliamento cerca di nascondere le sue imperfezioni.

Nel 1925 ha un incidente sull’autobus, il corrimano le trapassa il corpo provocandole una frattura della terza e quarta vertebra lombare, motivo per il quale passa diversi mesi a letto. I genitori le costruiscono un letto a baldacchino e le mettono sopra un grande specchio ed è proprio da questo momento che Frida inizia a dipingere.

Autoritratto con collana di spine, 1940

Nel 1929 sposa Diego Rivera, con il quale non riesce a portare avanti quattro gravidanze e si separa perché Rivera, nel mentre, dedica tempo ad altre donne (compresa la sorella). Così Frida Kahlo si fa trasportare da rapporti con uomini e donne ed entra a far parte attivamente della vita politica. Nel 1950 subisce sette operazioni, nel 1951 non riesce più a sopportare il dolore ma non si arrende. Due anni dopo partecipa sdraiata sul letto, perché impossibilitata a muoversi, alla sua mostra personale organizzata dall’amica fotografa, Lola Alvarez Bravo. Diego Rivera trasporta il letto fino al centro della Città del Messico, per far partecipare Frida attivamente con la folla accorsa numerosa.

Nel 1954 si ammala di polmonite, undici giorni prima della sua morte prende parte ad una manifestazione contro l’intervento statunitense in Guatemala, reggendo un cartello con il simbolo della colomba che reca un messaggio di pace. Muore il 13 luglio 1954 per embolia polmonare ma la sua anima rimarrà per sempre nei quadri e in tutti i diari che ci ha lasciato.

Gaia Gentile restituisce ai lettori la vita sofferente della pittrice, regalando un’introspezione molto intima e profondamente reale della forza che Frida Kahlo ha avuto nel suo percorso.

“Stretta la soglia / larga la via / dite la vostra / che io dico la mia”

Questo l’elogio che accompagna il lettore in un percorso fatto di parole taglienti come lame, che creano climax tormentosi e dolorosi, ma anche di dolci e colorate metafore che simboleggiano la tenacia, la rivoluzione di cui si anima Frida Kahlo. Dopo aver letto il libro, ho avuto il piacere di poter intervistare Gaia Gentile per chiederle delle curiosità su Kahliamoci e per approfondire la figura di Frida Kahlo.

  • «Leggere Kahliamoci è stata un’esperienza estremamente profonda e mi ha fatto provare molte emozioni. Ti volevo domandare come mai hai scelto proprio come soggetto Frida Kahlo?»

«Frida Kahlo è una di quelle personalità alquanto rare nel panorama umano, figure per cui è facile rimanere affascinati. E Kahliamoci vuole essere innanzi tutto un omaggio all’artista, ai suoi dipinti, alle sue parole, alla sua poesia. Frida come simbolo di forza, stile e bellezza, ma anche di tormenti e sofferenze che l’artista è riuscita a convogliare e rappresentare nella sua arte. Dopo Alda Merini, ho scelto di attraversare quest’anima femminile che ritrova sé stessa e il suo posto nel mondo a partire dalle macerie della sua esistenza e il cui messaggio è comunque e nonostante tutto un urlo di gioia all’infinità dei colori della vita.»

  • «Nel corso delle poesie tu descrivi moltissime emozioni, che come detto al lettore arrivano sottopelle, ma quali sono state le emozioni che hai provato nel rendere omaggio, attraverso le parole, a questa grande pittrice?»

«Io credo che le emozioni che si provano profondamente sono quelle che si riconoscono. È un po’ anche il senso e l’invito del titolo Kahliamoci: caliamoci nell’esperienza delle persone per vivere e condividere la casa delle emozioni altrui. E poi ci sono le parole. Le emozioni delle parole che bucano la pelle, arrivano e si depositano dentro.»

  • «Un aspetto interessante mi è venuto in mente nel corso di tutta la lettura di Kahliamoci ed è il fatto che tu delinei Frida Kahlo, ma in realtà, solo chi conosce bene la sua vita sa di cosa si sta parlando e quindi questa poesia può avere molte interpretazioni a seconda del lettore. Pertanto, a quale pubblico ti rivolgi?»

«Un pubblico attento che sappia lasciarsi trasportare dai versi oltre i significati, oltre le interpretazioni per riconoscersi nella propria storia su quel fondo di sentire comune che si chiama emozione. Per ritornare al titolo, Kahliamoci vuole essere anche un imperativo: caliamoci nel vissuto che non ci appartiene, scendendo giù da dentro di noi, pur rimanendovi ancorati come chi scende da una montagna con altissime cime, per aprire la porta e accogliere l’altro, l’illustre ospite della nostra casa interiore.»

  • «Con questo libro hai prodotto arte facendo uso di altra arte. Ecco, qual è secondo te il legame artistico che c’è tra poesia e pittura?»

«Tra poesia e pittura vi è una fusione profonda: il pittore dipinge la poesia e il poeta ne scrive le voci. Sono arti che si baciano e si contaminano. Insieme, un’opera completa. Non a caso Frida scrisse un Diario che accompagna e raccoglie poesie e disegni, colori e sogni, pensieri e immagini degli ultimi anni della sua vita. Un monologo interiore scandito dalla poesia e dalla pittura: leggere e guardare la vita di Frida che si trasforma in opera d’arte.»

  • «Ultima domanda e poi ti lascio in pace. Qual è la frase/rima del libro che potrebbe riassumere la vita che ha avuto Frida Kahlo? Perché?»

«Forse quella che non ho scritto ‘Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni’ e aggiungo poi io ‘voglio realtà, realtà sanguinante e mia’. Così era Frida, così era la sua poesia e così era sulla sua tela.»

-Alessandra Marenga

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