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Per un pugno di consensi

La critica in un sistema democratico è fondamentale, è la linfa di un confronto parlamentare di qualità che si batte per la tutela delle posizioni del cittadino, ma in un momento tragico come quello che stiamo vivendo il colore politico dovrebbe passare in secondo piano. Il fatto di opporsi a prescindere alle scelte del governo e screditare di continuo la comunità scientifica si traduce in una forte irresponsabilità della classe dirigente.

L’occupazione promossa dai verdi paladini della fuffa a favore delle libertà costituzionali ha finito per ridicolizzare la forte crisi sociale che si sta abbattendo sul paese. Hanno organizzato un bel pigiama party stile occupazione liceale in una sede istituzionale che non è durata nemmeno ventiquattro ore (almeno le chitarre e le birre le potevano portare, avrebbe avuto più senso).

C’è chi conta i morti e cerca di affrontare il momento con la maggiore serietà possibile e chi invece continua a fare propaganda elettorale, priva di ogni dato concreto e strutturalmente verosimile. Determinate azioni promosse dall’opposizione sono state uno schiaffo al dramma della società civile, che costretta ad affrontare problemi reali non necessita di parassiti pronti a cavalcare la loro rabbia e il loro malcontento.

Le persone iniziano ad aprire gli occhi, come dimostrano gli ultimi sondaggi. Iniziano a capire che la loro voce non può essere affidata a un influencer verde, che promette l’ultimo goccio di mirto a chi indovinerà la canzone appena canticchiata (male per altro) nelle dirette Facebook e che, tra un ghiacciolino e l’altro, aizza la folla di leoni da tastiera a scendere in piazza per ribellarsi alle misure restrittive del Governo. Battersi per l’applicazione dei principi costituzionali è una cosa seria e delicata, invece questi ultimi sono stati svuotati di ogni profondità e nobiltà dalla retorica sovranista.

Si è assistito alle lezioni di democrazia della Meloni che denuncia uno stato di dittatura e alla protesta per una mascherina non indossata dal Premier. Sostenere inoltre che l’attuale Presidente del Consiglio non sia stato eletto dal popolo non è sinonimo di mancanza di legittimazione democratica a governare; fermo restando che il Presidente non si elegge, ma viene nominato dal Presidente della Repubblica come sancito dall’articolo 92 della nostra Costituzione.

murale 1 (blu, tor de pazzi, Roma)Murales dell’artista Blu, Tor de’ Pazzi, Roma

Siamo alla farsa: il Parlamento si è trasformato in un asilo e la retorica spesso sentita nelle ultime settimane riflette il mediocre tasso culturale odierno. L’emergenza Covid, come del resto ogni altra emergenza, è una corsa all’ultimo consenso. È come una prova di sopravvivenza e gli attori in campo sono affamati. Si arriva persino a speculare sulle morti del bergamasco e del lodigiano come pretesto per la riapertura e per racimolare una manciata di voti che permetta di superare la soglia di sbarramento alle prossime elezioni. Se i morti potessero parlare si limiterebbero a rivoltarsi nelle loro tombe, in segno di sdegno contro questo sciacallaggio di basso rango.

Insomma, si fa di tutto pur di avere visibilità. Si sostiene tutto e il contrario di tutto pur di avere un sibilo di voce in capitolo. Si lotta a suon di fake news e cartelloni fuori Montecitorio. L’attuale quadro politico italiano non eccelle e non a causa della legittima opinione contraria, ma perché quest’ultima è stata rimpiazzata da bieche mire propagandistiche, insulti grossolanamente scurrili e urla infantili.

Dunque, se il quadro è questo, non credo che andrà tutto bene, lo spettacolo è appena iniziato e la strada è ancora lunga. Come direbbe Stanis La Rochelle in Boris – Il film:

“Mai e poi mai svilire il ruolo del Parlamanto. Ogni cittadino ha dei diritti ma anche dei doveri. Francamante.”

 

Hasta siempre!

 

-Gianlorenzo Ciminelli

 

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