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Tlamess: un film dall’estetica sensoriale

Il MedFIlm Festival si dimostra essere, ancora una volta, un palco cinematografico mai banale. Nell’ultima serata alla quale ho partecipato, ci ha offerto un’esperienza pienamente visionaria e sensoriale: Tlamess. Come il film di apertura del Festival, It Must Be Heaven (link all’articolo: http://www.culturarte.it/2019/11/11/medfilm-festival-un-mare-fra-spagna-e-palestina/), anche quest’opera si presenta quasi del tutto priva di dialoghi, lasciando alle immagini il fardello della narrazione.

Scritto e diretto da Ala Eddine Slim, Tlamess è una coproduzione franco-tunisina, presentato a Cannes il maggio scorso. È la storia di un soldato, S. (interpretato dal poeta e musicista Abdullah Miniawy), che riceve un congedo di una settimana dopo aver assistito al suicidio di un suo commilitone ed essere venuto a conoscenza della morte della madre; S. torna a casa e coglie l’occasione per disfarsi di quegli abiti militari che lo hanno condotto alla solitudine e alla disperazione. Qui il film assume toni thriller: nel suo quartiere parte una caccia all’uomo, S. diviene la preda di alcuni ufficiali di polizia; scopre così di essere un fuggiasco. Ferito e senza abiti si indirizza verso la foresta, dove si nasconderà senza far mai ritorno.

Alcuni anni dopo la storia si sposta su una donna, F. (Souhir Ben Amara), che scopre e comunica a suo marito di essere incinta proprio nel momento in cui il suo matrimonio sembra soffrire una condizione di noia ed assenza del partner. In questa fase drammatica della pellicola anche F. si scopre in fuga: una mattina si avventura per una passeggiata nella foresta circostante la sua casa senza far mai più ritorno.

S. ed F. si incontrano in questo luogo al tempo stesso di perdizione, riscatto e salvezza, in una foresta che trattiene a sé ma al tempo stesso dà modo di ricercare una propria nuova identità. Il film in questa ultima fase cambia registro: non è più un dramma, non è più un thriller, bensì assume dei toni mistici, surreali. I due comunicheranno senza parlare, attraverso i loro sguardi installeranno un canale empatico che non li lascerà mai. In Tlamess torna il tema dell’imbarbarimento, gli uomini stanno tornando ad essere scimmie? Dal punto di vista di chi scrive il film non si offre una valida risposta a questo quesito, segnando a mio giudizio una nota a suo sfavore.

Slim realizza un film che ripercorre le tappe simboliche della ricerca dell’identità e del significato della vita, temi che quest’anno sembrano cari al MedFilm Festival. Il comparto tecnico del film, tra cui spiccano sicuramente la fotografia e il sound-design, si mantiene alto per tutto il film. Un tono più basso lo si registra in alcuni passaggi per quel che riguarda la narrazione.

La pellicola non nasconde dei chiari richiami al cinema di Kubrick. Innanzitutto, la sequenza del suicidio del soldato nei primi minuti del film strizza con evidenza l’occhio al celebre suicidio di Palla di lardo in Full Metal Jacket. Ma Slim non si limita a questo e forza il citazionismo inserendo addirittura il monolite di 2001: Odissea nello Spazio. La scelta non si rivela infelice o fastidiosa, poiché offre una palpabile chiave di lettura dell’opera a chi un minimo conosce la filosofia del capolavoro del buon vecchio Stanley.

 

-Alessandro Berti

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