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Il grigio e il giallo illuminano la città

Esperienze estetiche di ogni tipo e ad ogni livello percettivo si susseguono in questo plumbeo ma contemporaneamente eclettico paesaggio metropolitano. Semafori giallo elettrico emergono dal grigiore dello scenario scandendo la cronemica interiore della città.

Dentro a questi contenitori di umanità, mentre artisti survivalisti o sedicenti tali si chiudono nei loro “atelier” divertendosi in trovate creative o in esercizi accademici che tendono più all’autarchico e all’autoreferenziale, altri, invece, affascinati, traumatizzati o terrorizzati, scelgono di esprimere e appropriarsi di tutte quelle dissonanze contemporanee che nella urbanità conoscono i propri massimi estremi. Tra questi ultimi rientra sicuramente l’artista sudcoreana Kimsooja che presenta all’interno della mostra La strada dove si crea il mondo presso il Maxxi fino al 28 aprile 2019, una propria video-performance, intitolata A needle woman. Nell’opera, Kimsooja  si pone come soggetto al centro dell’inquadratura fissa dando le spalle all’osservatore e confrontandosi con tutte le (non)reazioni dei passanti che camminandole davanti finiscono così per rappresentare un’ondata indistinta e inafferrabile di individualità. Osservare senza essere osservati, come davanti ad una sorta di acquario. Sono ora  possibili riflessioni rivolte in realtà a noi stessi ( in quanto a propria volta parte di un habitat urbano) a partire dagli altri, ma a patto di fermarci almeno per un istante e alzare lo sguardo in maniera attiva e consapevole.

Questo è quello che ci chiede per esempio l’artista cileno Alfredo Jaar per poterci accorgere della presenza delle sue affissioni “pubblicitarie” nell’opera Chiaroscuro distribuite in alcuni appositi spazi per le strade di Roma oltre che all’interno del Maxxi. In questi suoi manifesti è riportata la storica citazione di Antonio Gramsci “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire e in questo chiaroscuro nascono i mostri”. Forse il gesto veramente rivoluzionario, sembra consigliarci Jaar, è scoprirsi capaci di una consapevole sensibilità anche di fronte alle suggestioni che ci offre il quotidiano, nei soliti luoghi e attraverso le stesse vie che compiamo ogni giorno.

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A questo punto non possiamo non realizzare come, razionalmente o involontariamente, nelle produzioni di tali artisti l’universo metropolitano irrompa prepotentemente riflettendosi, tra le sue tante manifestazioni, in un sottofondo di solitario smarrimento e in esperienze di immersiva asocialità. Ne è un esempio il video“Pre-umage ( Blind as the mother tangue)” realizzato dall’artista Hiwa K. in cui si fa riprendere mentre cammina tra sentieri, porti e rumori urbani tenendo in equilibrio sul naso una specie di asta con vari specchietti grazie ai quali si orienta, vagando senza meta tra anti-estetici e a-cromatici paesaggi sub-urbani e portuali.

Alla fine forse, davanti a tutte queste immagini che possano fare in un qualsiasi modo da finestra su tali realtà, si ha come l’impressione che le varie possibili riflessioni tendano a sintetizzarsi verso una sola: da questo sfondo grigio di umanità potrà mai di nuovo concretizzarsi una persona e diventare il centro del nostro interesse, magari sotto la vertigine della ricerca di una delle nostre metà perse o almeno che sia “Uno” e non più “chiunque”?

 

-Michele Espinoza

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