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Slogan contro i pregiudizi

A Roma, nei pressi dell’Ara Pacis, tra un vicolo e l’altro, si nasconde la magia di un “cortile nascosto”. Al suo interno, Palazzo Borghese ospita la Galleria del Cembalo che mette a disposizione i suoi spazi per meeting, conferenze, sfilate di moda, ricevimenti e mostre. È proprio di una mostra che vi voglio parlare oggi.

Nobody can love you more than you è il titolo di questa enigmatica mostra fotografica presente fino al 6 aprile e che vanta 20 opere fotografiche dell’attivista visiva sudafricana Zanele Muholi. Le parole dell’artista sottolineano l’obbiettivo della sua ricerca:

riscrivere una storia visiva del Sudafrica dal punto di vista della comunità nera, lesbica e trans, affinché il mondo conosca la nostra resistenza ed esistenza in un periodo in cui i crimini generati dall’odio sono all’apice, in Sudafrica e non solo.

Gli scatti fotografici catturano un volto femminile che assume ogni volta un nuovo aspetto. Parrucche, costumi e oggetti di uso quotidiano, dalle mollette per stendere i panni, alle pagliette di metallo per pulire le pentole, dalle cannucce per le bibite, alle grucce per appendere gli abiti. Quello che cattura l’osservatore è lo stile fotografico in bianco e in nero, nonostante non si vedano colori, l’artista gioca d’effetto con il colore della sua pelle, senza prendersi sul serio e andando contro lo stereotipo del nero. Contrastando la sua pelle e a volte schiarendosi le labbra, accentua le proprie caratteristiche fisiche per riaffermare la sua identità. Se guardassimo tutte le foto assieme noteremmo un punto in comune. In ognuna di esse la protagonista con il suo sguardo attraversa l’obbiettivo e sembra guardarci negli occhi, con tono di sfida e mai di vergogna, fiera di ciò che è. Non ci sono occhi abbassati ma teste alte e fiere. Perché quel volto femminile che ci guarda è lei, Zanele Muholi che con i suoi autoritratti denuncia le ingiustizie sociali.

Una mostra piacevole da vedere ma che fa soprattutto riflettere. Impossibile rimanere indifferenti di fronte a queste immagini che ci fanno pensare su quanto troppo spesso i pregiudizi ci condizionino, particolarmente in un periodo storico-politico in cui  discussioni su temi come immigrazione, diritti umani, razzismo e omosessualità sono all’ordine del giorno. Quest’artista è stata una vera scoperta per me e spero lo sia per molti altri; il suo modo di essere e di fare fotografia mi ha incuriosito e merita di essere approfondito.

 

-Geraldine Aureli

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