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Sognando un altro ’68: cosa ci rimane cinquant’anni dopo?

Giovani rivoluzionari, visionari e pieni di speranza. Sognatori.
Sono questi i protagonisti dei 171 scatti che l’AGI, in collaborazione con altri archivi fotografici della stampa straniera, ha voluto portare all’attenzione del pubblico allestendo la mostra fotografica “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”, fino al 7 ottobre al Museo di Roma in Trastevere.

Numerosi anche i filmati originali che ricostruiscono i momenti cruciali, nonché le prime pagine dei giornali dell’epoca e una piccola esposizione di memorabilia (un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, la Coppa originale vinta dalla Nazionale italiana ai Campionati Europei, la maglia della nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich durante la finale con la Jugoslavia e la fiaccola delle Olimpiadi di Città del Messico).

Il 1968 è stato un anno di svolta per l’Italia e per il mondo: cinquant’anni fa nacque una nuova concezione di guardare al futuro e alla società, cercando di far cambiare le cose partendo dal basso, dalle piazze e dalle università. Un nuovo modo di intendere il costume, le relazioni e il ruolo anche simbolico che lo sport ebbe in quell’anno.
Una parte della mostra è proprio dedicata al Maggio Francese (netto è il riferimento al film cult di Bernardo Bertolucci “The Dreamers” all’interno del titolo della mostra stessa) e non si può non rimanere impressionati dalle foto che ritraggono ragazze e ragazzi nelle strade di Parigi che manifestarono non solo per cercare di cambiare il sistema scolastico allora vigente ma anche di fianco agli operai che chiedevano migliori condizioni salariali e contrattuali. Tornando con lo sguardo in Italia, rare e toccanti sono le foto d’epoca che ricostruiscono i cosiddetti fatti di Villa Giulia, dai quali si scatenò un serio dibattito pubblico su come si dovesse affrontare quel determinato bisogno di richieste di “modernità”, in particolare la mostra ci ricorda la lettura che Pier Paolo Pasolini diede di quel momento ponendo il visitatore davanti ad un pannello dove è riportata la trascrizione diretta della poesia “Il Pci ai giovani” pubblicata sull’Espresso il 16 giugno di quell’anno.

Dagli studenti, alla cultura di massa, passando dai personaggi che contraddistinsero quegli anni: da Martin Luther King Jr. a Bob Kennedy senza dimenticare le “Olimpiadi dei Pugni neri” di Messico ’68 e la rivoluzione musicale portata avanti dal rock e dal folk impegnato. Interessante è la sezione che ripropone scatti d’epoca dei maggiori personaggi della musica, del cinema e della cultura italiana che non rimasero immuni al cambiamento che quell’anno coinvolse ogni angolo della società italiana e del quale alcuni si fecero importanti portavoce.

Ma lo scopo principale della mostra è ben chiarito proprio all’inizio: “Dreamers è una mostra sul futuro. Una strada per ricominciare a sognare”.
Per chi ha vissuto quel determinato periodo è come tornare indietro di decenni grazie ad una macchina del tempo che, tramite le foto e i video d’epoca, trascina con sé ricordi di una vita passata e di persone con le quali si è vissuto un determinato momento; è stato bello vedere come molta gente fosse pervasa dalla malinconia, dal ricordo che scaturiva da una determinata foto o da un racconto contenuto in un documento all’interno della lunga linea temporale che è la mostra stessa.
Per tutti quelli che come me non hanno vissuto quegli anni è un modo per comprendere direttamente e senza filtri un momento cardine della nostra storia, per capire quello che siamo oggi grazie a quegli avvenimenti che cinquant’anni fa sconvolsero l’Occidente e soprattutto per imparare a ricominciare a sognare anche nel 2018.

Per ricominciare a credere che un mondo nuovo e migliore sia possibile costruirlo con le nostre forze.
#dreamers68

 

 

-Lucilla Troiano

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