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Corsi e ricorsi storici

Giambattista Vico, filosofo del XVIII secolo, sosteneva che la storia dell’umanità fosse descrivibile come una serie di “corsi e ricorsi storici”. In pochissime parole egli riteneva che l’uomo – pur evolvendosi e passando da un’epoca “primitiva” di barbarie ad una “finale” caratterizzata da uguaglianza tra uomini, razionalità e civiltà – potesse vivere ciclicamente periodi di involuzione e di decadenza. Considerando gli avvenimenti che hanno di recente riempito le colonne d’attualità e di politica (sia nazionale che internazionale) di praticamente tutti i giornali del mondo, appare piuttosto facile condividere, o perlomeno comprendere, il pensiero del filosofo napoletano. Non sembra infatti anche a voi di essere improvvisamente regrediti in un periodo passato?

A me pare francamente di essere protagonista della rievocazione storica di un’epoca in cui politica e propaganda erano la stessa identica cosa, in cui si schedavano popoli in base all’identità etnica o religiosa, si alzavano muri, in cui la cultura dell’integrazione con l’Altro era del tutto privata di significato e violentemente sostituita dall’idea dell’invasione dell’Altro, dalla discriminazione e dalla necessità di proteggersi dal Diverso, di controllarlo, dall’impossibilità di convivere con lo Straniero. Insomma, siamo nella rievocazione dell’epoca dei nazionalismi sfociati in totalitarismi, del razzismo, della politica di potenza e di prepotenza: dell’epoca più buia e dannatamente disumana della storia contemporanea mondiale. E, badiamo bene, stiamo parlando di quella stessa epoca che è stata anticipatrice e causa della guerra più atroce mai combattuta dall’uomo, la quale ha ridotto il mondo in un ammasso di detriti, fame e silenzio: della guerra che ha calpestato ogni diritto umano, che ha spezzato prematuramente ed ingiustamente milioni e milioni di vite. Non bisogna poi dimenticare che la Seconda Guerra Mondiale ha avuto conseguenze così tragiche e drammatiche per chi ne è stato testimone da cambiare del tutto il concetto di confronto bellico tra popoli e paesi, divenuto a partire da quel traumatico evento esclusivamente sinonimo di immagini e sensazioni negative: male, sofferenza, devastazione, morte.

Con queste considerazioni in mente diventa perciò ancor più difficile ammettere di non essere veramente coinvolti in una semplice rievocazione ma di trovarci invece dinnanzi a dei parallelismi, tristi e (troppo) numerosi parallelismi. Succede infatti che i confini tra stati siano blindati, i porti chiusi. Succede infatti che si spari da armi cariche di razzismo e di xenofobia, che il Presidente dell’arsenale della democrazia pensi realmente che sia lecito chiudere dei bambini dentro delle gabbie per combattere e contrastare l’immigrazione clandestina, che il ministro dell’Interno di uno degli stati della civile e democratica Europa decida che non sia affatto disumano sbattere la porta in faccia ad una nave carica di disperati, se questo è un modo per fare la voce grossa nello scenario internazionale e la guerra a coloro che vengono identificati come i nemici di turno. Ancora una volta si è disposti a mettere a rischio la stessa vita e dignità di milioni di persone pur di mettere in atto le proprie politiche (o ideologie?) e di vincere le proprie pazze battaglie.

Ed è per questo che mi domando ancora: come possiamo oggi non dar ragione a Giambattista Vico? E ciò che vi chiedo è: “tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti” ha ancora senso e valore? C’è qualcuno in grado di spiegarmi (con argomentazioni logiche e sensate, s’intende) quale grande differenza ci sia tra “Prima gli italiani” e “Italia agli italiani”? C’è qualcuno che può aiutarmi a comprendere quando la diplomazia ha smesso di funzionare, di nuovo? Quando esattamente abbiamo spostato così indietro le lancette dell’orologio della storia? E perché lo abbiamo permesso? Ma soprattutto – mi e vi chiedo – quando inizieremo di nuovo ad andare avanti, quando recupereremo finalmente la nostra Umanità? Perché io voglio sperare e credere che l’Uomo sia destinato a progredire, ad imparare dalla propria storia e dalle atrocità compiute per non ripeterle mai più. Ma bisogna far attenzione,  perché chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo.

 

 

-Serena Di Luccio

 

 

 

 

 

 

 

 

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