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L’uomo nero

Ultimamente penso molto alle ingiustizie che accadono intorno a me e questi pensieri non mi fanno dormire bene: sento il bisogno di scriverne, poiché in qualche modo mi reputo colpevole a causa della mia inerzia e passo il tempo a chiedermi cosa potrei fare per migliorare questa o quella situazione senza essere capace di darmi risposta; l’unica cosa che riesco a fare è quella di osservare il mondo che gira incessantemente. Mi sento come Dario Brunori, quando ne L’Uomo Nero canta: «tu che credevi nel progresso e nei sorrisi di Mandela, tu che pensavi che dopo l’inverno sarebbe arrivata la primavera e invece no». Le sue parole riassumono bene le sensazioni di un normale studente universitario che, tornato a casa la sera, accende la televisione e sente parlare solo di odio e di violenza; come il caso della famiglia di migranti (marito e moglie incinta con bambino in carrozzina) tirata giù dal treno dalla polizia francese a Mentone, tra urla e disperazione. La vicenda, brevemente, ha visto coinvolti due agenti che, al rifiuto di esibire i documenti da parte dell’uomo, hanno preso di polso la situazione e senza indugiare hanno letteralmente rimosso la famiglia dal convoglio. Il fatto è accaduto il 16 febbraio ma solo da qualche giorno il video, girato da studenti, sta circolando in rete: senza dubbio gli autori del fatto hanno agito seguendo una procedura, è chiaro che non si può resistere a un pubblico ufficiale che deve eseguire tutti gli accertamenti del caso, ma mi chiedo se quello fosse l’unico modo per garantire la sicurezza. Le immagini sono dure e inevitabilmente toccanti, non si tratta di buonismo ma di mera umanità: dove stiamo andando? Dove sono finiti gli altissimi principi che hanno animato la ricostruzione del Vecchio Continente durante il secondo dopoguerra? È la paura che, come una goccia nella roccia, si sta lentamente insinuando nella società e nelle istituzioni moderne erodendo le certezze, il timore che l’oasi di pace attorno al Mediterraneo possa collassare da un momento all’altro; prima la crisi economica, poi la nuova stagione del terrorismo islamico stanno minando alla base le fondamenta del nostro stato di diritto faticosamente costruito nei secoli e non è un caso che proprio la Francia, paese più colpito dagli attentati, sia costantemente al centro della cronaca — ultimi ma non meno importanti i fatti di Bardonecchia. La paura è legittima, ma non dobbiamo accettare prevaricazioni e soprusi, anche se perpetrati apparentemente a difesa della collettività, perché ci vuole tanto ad arrivare in cima e vivere in un mondo civile, ma così poco per cadere giù e arretrare: il caso che mi ha dato spunto per questa riflessione è solo uno dei tanti, noi nel nostro piccolo siamo testimoni di numerosi soprusi quotidiani, italiani o stranieri non fa differenza; siamo tutti vittime e carnefici di una guerra tra disperati, allora se vogliamo alzare la testa e nobilitare in qualche modo la nostra condizione umana dobbiamo preservare i nostri diritti e non dobbiamo accettare che a qualcuno vengano tolti, perché si comincia piano a far vacillare la morale e a instillare il tarlo che sia giusto che alcuni debbano avere di meno perché altri possano vivere meglio. La società moderna non ha versato il sangue per vivere nel mondo libero, non ha mai conosciuto l’oppressione; appare nelle televisioni, fa sentire fieri di padri che stiamo silenziosamente cercando di soffocare. Non chiniamo la testa, perché qualcuno in tempi neanche troppo lontani ha lottato ed è morto per farla tirare su; non chiniamola e teniamo lo sguardo desto, perché a forza di abbassarla, un giorno, di fronte al fatto più grave, potremmo renderci conto di non poterla più rialzare.

-Gabriele Russo.

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