,

La vedi, la ascolti, la respiri.

A breve si concluderà la Klimt Experience, ospitata nella sala delle donne all’Ospedale San Giovanni di Roma. Spesso definita banalmente una mostra, essa è di fatto un’esperienza sensoriale unica, un viaggio virtuale che immerge lo spettatore nella cornice sociale e culturale vissuta da Gustav Klimt attraverso la sua vita e le sue opere.

All’entrata il visitatore è accolto in una sala introduttiva in cui il personaggio e il suo stile sono presentati mediante immagini dei suoi quadri, foto in cui è ritratto e sue citazioni. In lontananza, tuttavia, è già possibile farsi un’idea del contenuto della sala successiva: si riescono ad ascoltare, infatti, in maniera ben distinguibile, le sinfonie più famose della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento che, con uno sforzo immaginativo, si potrebbero pensare ascoltate e apprezzate dallo stesso Klimt.

Seguendo il richiamo musicale, lo spettatore si ritrova nella già intravista seconda sala: una stanza di forma rettangolare, lunga e stretta, che attraverso un semplice gioco di luci diventa grande e maestosa, in cui vengono proiettate le opere del maestro austriaco raggruppate in diverse sezioni. I capolavori dell’artista, dai più famosi a quelli meno conosciuti, scorrono sulle quattro pareti, creando una coreografia suggestiva sulle musiche: dai soggetti umani ai paesaggi, dall’uso del color oro al blu, le pareti più strette del rettangolo in genere presentano un solo quadro, animato da effetti speciali o concentrato su particolari, mentre sulle pareti più lunghe si assiste alla compresenza e, talvolta, all’intersezione fra i quadri.

Sebbene vi siano file di divanetti sparsi per la sala, il pavimento è rivestito da moquette su cui lo spettatore è invitato a sedersi o addirittura sdraiarsi a terra per godere appieno dello spettacolo. I giochi di luce e le proiezioni arrivano infatti anche sul rivestimento, rendendolo parte della composizione artistica che lo circonda e lo sovrasta. Luci, stelle, paesaggi marittimi e pesci: tanti i soggetti dipinti dall’artista che troviamo rappresentati anche sui corpi in contemplazione della meraviglia che soltanto arte e tecnologia sono in grado di creare.

Al termine della proiezione — che non si ferma mai e viene riproposta ciclicamente per permettere a qualsiasi spettatore di essere avvolto dalla tecnica di Klimt in qualsiasi momento — attraversando un tendaggio nero molto simile al sipario di un teatro si entra in quello che può essere definito un “palcoscenico” davvero magico: la sala degli Specchi. Quella che per l’Alice di Lewis Carroll era un incubo deformante all’interno della Klimt Experience diventa motivo di meraviglia per lo spettatore, che viene accolto in una scenografia così simile eppure così diversa dalla precedente: la proiezione stavolta avviene in uno spazio cubico, con una base aperta, in cui lo spettatore è invitato a entrare e fermarsi. Le restanti tre facce sono ricoperte da degli specchi su cui l’immagine proiettata viene riprodotta dappertutto, permettendo di essere suggestivamente immersi in scenografie bucoliche e cascate dorate.

L’esperienza, che potrebbe già concludersi qui, trova termine con un vero e proprio viaggio virtuale in quattro quadri di Klimt, fra cui Il Bacio e Il ritratto di Adele Bloch, attraverso l’innovazione tecnologica degli oculos. Disposti su due file di sgabelli, nella ricostruzione di una sala museale con quattro cornici prive di quadro, ogni spettatore è invitato a indossare degli occhiali virtuali sospesi in aria che, puntando lo sguardo su una delle cornici, trasportano all’interno di un dipinto. Una volta raggiunta ed esplorata la prima meta virtuale, si può tornare indietro e compiere le altre tre prima di dichiarare compiuto l’intero viaggio. I comportamenti delle persone che usano gli oculos sono davvero i più disparati, poiché sono veramente moltissimi i modi di approcciarsi a questo tipo di esperienza: c’è chi guarda verso il basso e verso l’alto per vedere cosa abbia in serbo la dimensione digitale della realtà aumentata o chi si dimena alla ricerca del dettaglio più nascosto. Non importa quale sia la vostra reazione, sicuramente ci troviamo di fronte alla scoperta di un nuovo mondo capace di creare un ponte fra tecnologia e arte, fra antico e moderno, fra reale e immaginario.

-Beatrice Tominic.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *