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La (Cine)città delle bellissime bugie

In un sabato pomeriggio di aprile — che evidentemente è un giugno prematuro, data l’afa permanente — ho attraversato la bella Roma in lungo e in largo per arrivare a Cinecittà partendo da Roma sud. Ci ho impiegato due ore ma ne è valsa la pena: sono approdata in un parco grande quanto il mio paese, pieno di gente, prati verdi e studi televisivi. Girando l’angolo mi sono ritrovata a Poggio Fiorito (dove pensavo di trovare nonno Libero o Torello, ma si vede che al momento non erano in casa); dopodiché, 10 minuti più in là, mi sono ritrovata  tra i viottoli dei fori romani a percorrere l’Appia Antica, poi in Egitto, tra Marco Antonio e Giulio Cesare. Lo ammetto, quando avevo la frangia molti mi hanno fatto notare una certa somiglianza con Cleopatra, ma non pensavo che tra una mummia e infiniti rotoli di papiro mi sarei trovata così a mio agio! Cinque minuti dopo, però, mi sono sentita a mio agio anche nei panni di una concubina che, assieme a Cesare, beve dalle anfore un vino dolcissimo, quasi un mosto ricco di spezie e miele a tutte le ore del giorno.
Sebbene immedesimarsi in una mignotta non sia il sogno di vita di nessuna (o quasi), nell’Attrezzeria 107 di Cinecittà ci si sente per forza un po’ così: forse perché si è circondati da oggetti di ogni tipo, frutta (rigorosamente finta), scaffali pieni di brocche, bicchieri, boccali e vasi in porcellana, altarini, statue, forme di formaggio (ahimè, anche queste finte) e infiniti triclini — che, per intenderci, sono quei fantastici lettini di legno su cui ci si metteva di lato durante i banchetti: con una mano si teneva la testa, con l’altra si gustava un grappolo d’uva o un boccale di vino.

L’Attrezzeria 107, eccezionalmente aperta al pubblico per quattro weekend dal 7 al 28 aprile, è, per definizione della preparatissima guida, «l’attrezzeria mito», in quanto contenitore di tutti quegli oggetti che i set creator hanno selezionato per le scene di quei film kolossal che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha visto. Stessa cosa vale per i 3 set permanenti che abbiamo visitato, dove hanno girato tra i tanti film il remake di Ben Hur, Il Messia e Rome, ossia la “Beautiful romana”: non è incredibile che da un semplice cancello si possa essere catapultati nell’antica Roma del Senato e del tempio di Venere prima, nella suburra romana tra le botteghe e le case della plebe poi, per finire in seguito a Gerusalemme?
Non è bellissimo ritrovarsi in un cortile in cui a destra c’è Assisi e la Firenze di Amici miei – come tutto ebbe inizio in una sola chiesa e a sinistra il famosissimo balcone da cui si affacciò Giulietta?
Ma Cinecittà non è solo i 3 set permanenti esterni: è anche 22 teatri posa; è la mostra su Fellini; è il leggendario Studio 5, il primo teatro di posa europeo che, con i suoi 80 metri quadri, ha ospitato Canzonissima, Amici e visto Benigni interpretare la Commedia, oltre ad essere stato la seconda casa di Federico Fellini — si narra addirittura che avesse un mini appartamento nei camerini; è il Teatro 5, contenitore di film come La dolce vita e Casanova… sì, c’è anche una piscina all’interno. 

A quanto pare la cinematografia è veramente l’arma più potente, come diceva Benito Mussolini, visto che Cinecittà è ancora in piedi dal 28 aprile 1937.

È bello pensare che la finzione e l’artificialità possano far sognare grandi e bambini.

A parer mio, le bugie non sono mai state così belle.

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-Caterina Calicchio.

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