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Una sommessa utopia per l’avvenire

Viviamo in un’epoca, non storica ma personale, densa di contrasti che riguardano il singolo individuo: l’età che portiamo sulla nostra pelle ci identifica come un gruppo ben definito, ma solo a parole, una burocrazia di intenzioni, concetti espressi solo teoricamente ma mai resi tangibili. È latente nei fatti un impegno nel far sì che la gioventù possa alzare la testa verso il cielo e sperare nel bel tempo; ma non esiste un contrasto.

Tra giovani e vecchi, ovvero coloro che dovrebbero dare una mano ai primi, non possiamo che stabilire una inutile faida che mina la società dal suo interno e la proietta nella malattia più incurabile: l’incancrenirsi di tutte le speranze. Da sempre si è ragionato asserendo che i giovani sono sottostimati e i cosiddetti vecchi posti sopra uno scranno dal quale giudicano e tengono strette le redini del destino, perché no, di una nazione. In Italia abbiamo un numero impressionante di ragazzi in costante ricerca di un approdo lavorativo senza vedere mai l’orizzonte proprio a causa della strutturazione di una gerarchia, di una piramide alla base della quale si trova una generazione di under 20-30 e sulla sommità gli inamovibili vegliardi sulle cui spalle riposa un mantello di (nefaste) decisioni infrangibili.

Se si smettesse di considerare in modo differente individui di diverse età allora forse si livellerebbe il distacco, si viaggerebbe sulla stessa strada e non si verrebbe a creare un conflitto che dà vita solo a tensioni cicliche.

È inutile crogiolarsi nel disordine che stiamo vivendo oggigiorno, bisogna iniziare a scansare gli ostacoli e cambiare il modo di pensare; non solo il nostro, proprio dei rappresentanti di un mondo giovanile, studentesco, universitario o come lo si vuol definire, ma piuttosto di una società bisognosa di polmoni nuovi per respirare l’aria incerta dei tempi che verranno.

-Luciano De Vivo.

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