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LIBRI NASCOSTI: Il grido silenzioso di Carlo Michelstaedter

Facciamo un viaggio indietro nel tempo e torniamo al primo decennio del Novecento. Cosa succedeva in Italia a quei tempi? Giolitti, liberale di vecchissima data, era al terzo di cinque mandati da primo ministro; D’Annunzio regnava sulla moda letteraria con il suo estetismo morboso ma anche con il suo superomismo fallace; a completare il quadro, il filosofo “statale” era Croce, ideatore di un ordinato e impeccabile sistema neo-hegelista. Il quadro che emerge da questi parametri è quello di una nazione e, più precisamente, di una cultura ancora protetta dalla campana di vetro delle certezze ottocentesche, ed è in questo scenario che si svolge la storia di un ragazzo che ha osato incrinare questa campana e gridare «no», sfortunatamente troppo in silenzio per essere ascoltato, almeno fino a tempi recenti.
Carlo Michelstaedter nacque a Gorizia nel 1887 da una famiglia di origini ebraiche: da sempre interessato a tutti gli ambiti del sapere, si iscrisse alla facoltà di matematica all’università di Vienna ma dopo un anno capì che aveva sbagliato strada e andò a Firenze a studiare lingue e letterature antiche, dedicandosi nel contempo alla pittura e al disegno.
Da questi pochi elementi si può capire che, nonostante sia oggi considerato un prodigio culturale, Carlo fosse un semplice ragazzo, un povero studente universitario esattamente come noi. Infatti chi non ha sprecato almeno un anno in facoltà che non rappresentavano il proprio futuro? Quanti sono i fuori-sede? Chi non ha tantissime altre passioni oltre a ciò che studia?
Il momento decisivo per Carlo arriva nel 1909. Completati gli esami, gli viene assegnata la traccia per la tesi di laurea: I Concetti di Persuasione e Rettorica in Platone e Aristotele. Si tratta di un’operazione facile, di un semplice lavoro di analisi filologica, ma Carlo trascende totalmente la natura del suo compito e arriva a comporre un’opera di straordinaria profondità, regalando al mondo e alla storia uno dei più importanti saggi filosofici mai scritti e una delle più originali tesi di laurea, La Persuasione e la Rettorica.
Il pensiero contenuto in quest’opera è molto complesso per via del linguaggio utilizzato. Infatti Carlo spesso scrive concetti e frasi cruciali in greco, per tornare alla radice della filosofia, la Grecità, e utilizza uno stile aforistico di grande forza poetica ma di una certa difficoltà interpretativa, perciò analizzare in questa sede il pensiero di Carlo nella sua interezza sarebbe inutile oltreché impossibile.
La Persuasione e la Rettorica si apre con il seguente aforisma, che riassume il pensiero dell’opera quasi completamente: “Io so che voglio, ma non so cosa io voglia”. L’uomo è schiavo del “dio della voglia di vivere”, un’entità trascendentale che lo spinge a cercare e consumare piaceri senza posa. Questo saltare da un piacere all’altro rappresenta lo sviluppo dell’esistenza umana sull’asse temporale e, anzi, è il Tempo stesso; l’unica cosa capace di interrompere questa infinita corsa è la Morte. La soluzione di Carlo a questa vita tragicamente estetica è la Persuasione, non meglio definibile se non come il “consistere nell’ultimo presente” per sentire “una vertiginosa vastità e profondità di vita”, ovvero una sorta di corsa contro il tempo e contro la Morte.
“Ma gli uomini si stancano per questa via”, scrive Carlo all’inizio della seconda parte, la Rettorica: l’uomo, per nascondersi il fatto che la sua vita corre verso la Morte, si circonda di verità “retoriche”, ovvero concetti metafisici che spieghino la sua esistenza in termini certi e sicuri per proteggerlo dalle aspre contraddizioni dell’essere, ma che, in realtà, sono vuoti e privi di significato perché non trovano corrispondenza nella realtà.
A questo punto si deve confessare che Carlo non scrisse per molto altro tempo dopo aver ultimato La Persuasione e la Rettorica. Altre sue opere sono una gran quantità di poesie, raccolte in un volume intitolato La Melodia del Giovane Divino, e una serie di dialoghi in stile platoniano e leopardiano pubblicati con il titolo Dialogo della Salute e altri Dialoghi, gran parte di ciò scritto in poco meno di un anno: Carlo si è suicidato nel 1910 dopo un periodo di isolamento auto-imposto e di febbrile attività di scrittura.
Molti ritengono che l’opera di uno scrittore sia influenzata dagli accadimenti della sua vita, quindi Leopardi ha ideato un sistema pessimista perché aveva avuto una vita pessima; allo stesso modo Carlo ha elaborato un sistema simile perché era in qualche modo sofferente e, perciò, si è suicidato. Questa è la Rettorica, inventare verità comode per risolvere le contraddizioni della realtà; persuasione è, invece, accettare, seppur con dolore, tali contraddizioni e dire che la morte di Carlo è stata una tragedia che ha stroncato un Genio sul nascere.

 

-Lorenzo Sgro.

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