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Gravity. Immaginare l’universo dopo Einstein

Chi, guardando il limpido cielo notturno, non ha mai immaginato almeno una volta di poter esplorare l’universo?

L’atavico desiderio di conoscere le nostre origini proietta da sempre l’uomo verso il cielo, e nell’ultimo secolo il lavoro di grandi astrofisici è riuscito a potare la specie umana oltre i confini del nostro pianeta: probabilmente, però, questo è solo l’inizio di un meraviglioso percorso, destinato a durare ancora per lungo tempo; si potrebbe dire che, rispetto alla vastità del cosmo, l’umanità non abbia fatto altro che spostarsi dal soggiorno alla cucina. Arrivare, in questo caso, sarà solo l’atto conclusivo di questo viaggio appena intrapreso.

La mostra in corso al MAXXI, L’universo dopo Einstein, prende le mosse dalle teorie del grande fisico tedesco nell’ambizioso tentativo non solo di riassumere la storia dell’astrofisica nello spazio di poche sale, ma soprattutto di spiegarla in maniera fruibile al grande pubblico. Devo astenermi, per mancanza di competenze, da un giudizio scientifico sulla bontà dei contenuti, ma da appassionato ho profondamente apprezzato la linearità, la chiarezza e l’imprevedibilità del progetto.

L’esposizione si sviluppa in un ambiente più che adeguato: la sala principale, particolarmente ampia, è infatti immersa in un evocativo buio “cosmico”; il percorso della mostra è coerente e non dispersivo. I manufatti esposti non sono molti, ma significativi; si possono infatti trovare un telescopio seicentesco e parti di sonde moderne. La vera ricchezza del percorso sono però i contenuti multimediali, rigorosamente bilingue e comprensivi del percorso speciale in LIS: non manca inoltre l’occasione di fare veloci esperimenti inerenti al campo gravitazionale.

Se dunque i contenuti nel complesso si fanno apprezzare, qualcosa di più profondo ha attirato la mia attenzione: filo rosso della mostra sembra infatti essere il tema dell’incertezza, sentimento che porta all’ansia dell’età contemporanea. D’altronde, come si potrebbe avere certezze su qualcosa che non possiamo né toccare né vedere? L’ambiente circostante aiuta l’intento degli allestitori, conducendo passo dopo passo il visitatore a immergersi in una dimensione senza riferimenti; il video conclusivo sulla ricerca di vita intelligente nello spazio consacra questo tema e allo stesso tempo proietta la riflessione verso una dimensione poetica, romantica e malinconica che coglie di sorpresa lo spettatore e porta la mostra verso un epilogo estremamente “terrestre”, per certi versi inaspettato.

L’incertezza si ricollega infine anche al sottotitolo della mostra: “entri oggi, esci ieri”, che non deve far pensare necessariamente a fantomatici effetti speciali; da questo spettacolo contemporaneo si esce con la consapevolezza — e questo accade sempre più spesso al MAXXI, di cui ricordo la splendida mostra su Beirut — che le domande spesso valgono più delle risposte e che, soprattutto nell’ambito della ricerca, non dovremmo mai dimenticarci delle nostre origini.

 

Informazioni dal sito:
Il progetto è il risultato di una inedita collaborazione del museo con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per la parte scientifica e con l’artista argentino Tomás Saraceno per la parte artistica.

Dal martedì al venerdì, dalle 11:00 alle 17:00, e il sabato e la domenica, dalle 11:00 alle 19:00, sono presenti in galleria dei mediatori scientifici per informazioni e approfondimenti sui temi della mostra.

-Gabriele Russo.

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