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I vinti

L’Umanità si serve della tecnologia dalla preistoria. Nell’espressione più generale essa consiste nell’evoluzione puramente tecnica, negli strumenti creati dall’uomo per potenziarsi, per facilitarsi il lavoro e per renderlo economicamente più efficiente e più efficace.
Ad ogni progresso tecnologico si sono sempre accompagnati enormi cambiamenti dal punto di vista economico e conseguentemente della società a livello strutturale e culturale.
E’ opinione comune che la nostra cultura stia vivendo un momento di crisi – intesa come mutamento, senza giudizi morali- e che essa abbia una determinata correlazione con ciò che la tecnologia ci sta facendo, nel bene e nel male.
Entriamo sulla metropolitana e vediamo uomini e donne di ogni età totalmente assorbiti dai loro “telefoni intelligenti”, lontanissimi l’uno dall’altro nonostante si trovino a pochi centimetri, isolati con le cuffiette nelle orecchie. Una signora anziana si avvicina, vuole conversare nell’attesa raccontando storie più che vecchie ormai antiche, di un mondo che è esistito pochi decenni fa ma che è già storia.
E’ diventato reale ciò che soltanto una decina di anni fa sognavamo, ciò che ci procurava stupore è diventato parte della nostra routine
La gestione di uno strumento elettronico semplicemente con la pressione dei polpastrelli, comandi vocali, localizzazione da satellite con precisione di pochi metri.
La possibilità di entrare nella vita di qualcuno dall’altra parte del mondo, la diffusione istantanea e globale delle notizie, vere o false, insignificanti e cruciali, in una continua costante fagocitazione di immagini, video, volti che non rivedremo mai più.
E questo è solo ciò che vediamo come semplici componenti della massa. E’ soltanto l’inizio.
Dagli albori dell’essere umano l’utilizzo diffuso di ogni nuova invenzione diviene abitudine nel corso di non molto tempo. Non è difficile osservare come l’Uomo divenga dunque dipendente da essa, relativamente a bisogni legati alla sopravvivenza fino alla più semplice facilitazione nella vita quotidiana
Quello che ci aspetta è probabilmente un mondo nel quale l’uomo e la macchina diventeranno inscindibili, nel quale il concetto di Umanità verrà rielaborato, evolvendosi, come ha già fatto tante volte in passato. Ma non basta.
Questa volta si parla di strumenti che per la prima volta nella storia possono superare l’intelligenza e la comprensione non solo dell’essere umano, ma dell’Umanità tutta. Siamo riusciti a creare dei calcolatori che in un istante possono conoscere ed analizzare quello che l’uomo più geniale non riuscirebbe ad elaborare in mille vite.
Stiamo passando le colonne d’Ercole e non siamo ancora consapevoli di ciò che ci aspetta dall’altra parte.
Molto spesso tale rivoluzione viene demonizzata. In particolare nei paesi così detti “avanzati” si guarda alla tecnologia come produttrice di ansie e depressione, come fonte di alienazione. Si teme la perdita stessa della nostra capacità di pensare, si immagina una generazione di idioti incapaci di ragionare e creare avendo delegato ogni compito manuale ed intellettuale alle macchine e avendo perso la concezione di giusto e di sbagliato, l’uomo ridotto ad un “Serafino Gubbio Operatore” Pirandelliano, passivo e insensibile.
Questa visione è comprensibile, i cambiamenti ci spaventano e l’istinto di conservazione ci spinge al riparo da ogni possibile minaccia.
Tuttavia è probabilmente questo il concetto di progresso, che ha insito in sé il mutamento.
Verso cosa? Verso il meglio? Verso la distruzione?
Nel processo evolutivo non c’è spazio per la morale, ma solo per l’adattamento. In un mondo come il nostro, nonostante la selezione naturale sembra riguardarci sempre meno, non illudiamoci di poter sfuggire a questa legge.
Il progredire tecnologico verso un’intelligenza artificiale che rivoluzionerà il concetto di Umanità e si imporrà sull’intelligenza umana non è uno scenario apocalittico, ma è perfettamente coerente con ciò che nel corso dei millenni ci ha spinti fin qui, dal primo australopiteco al primo uomo sulla Luna.
Siamo collettivamente Noi gli artefici di questa evoluzione della quale stiamo soltanto vedendo la semina.
La sofferenza che proviamo nel cambiamento è reale e necessaria.
In ogni cambiamento sociale, politico, tecnico esiste chi si estingue, chi non è in grado di adattarsi.
Che sia tutta l’Umanità a non farcela o solo una parte di essa.
Sono “I Vinti” di cui già raccontava Giovanni Verga, coloro che non riescono a lasciarsi trasportare dalla fiumana del progresso ma che nuotano controcorrente, forse consapevoli della necessaria sconfitta ma incapaci di arrendersi, incapaci di rinunciare a se stessi e ai loro valori.
Ed è forse questa la caratteristica più Umana.

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