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Disoccupazione tecnologica: cause, conseguenze e metodi di contrasto

Le macchine hanno irrimediabilmente diminuito il lavoro dell’uomo come abbiamo visto. ma la domanda che quindi ci poniamo è: come mai con l’avanzamento tecnologico il benessere non è stato ridistribuito tra le classi sociali ma, anzi, il divario tra ricchi e poveri è aumentato a dismisura?

Procediamo per gradi per capire dove abbiamo sbagliato:

i progressi della tecnica ci forniscono un nuovo strumento che, posto al centro della stanza, imbianca le pareti non lasciando neanche un millimetro quadro scoperto.

questa tecnologia diventa accessibile a tutti, chiunque ne usufruisce per ridipingere la propria casa spendendo poco. migliaia e migliaia di imbianchini restano senza un lavoro.

ora questi imbianchini sono chiamati a specializzarsi in una nuova mansione che sarà quella di manutenere le macchine che li hanno sostituiti, hanno quindi un nuovo lavoro pagato come il precedente con le stesse ore di lavoro. ma quanti imbianchini servono per controllare una di queste apparecchiature? beh sarebbe poco produttiva una macchina che necessita di tanti operatori quanti i lavoratori che ha sostituito, quindi, qualcuno di loro dovrà rimanere a casa. i ricchi produttori del marchingegno imbianca pareti, quindi, guadagnano sempre di più e i lavoratori rimasti a casa, invece, fanno la fame. questo semplice quanto intuibile processo è stato teorizzato ai tempi della rivoluzione industriale con il nome di “disoccupazione tecnologica”. I marginalisti chiudono gli occhi e fanno finta di niente, dando la colpa ai lavoratori che secondo loro sono troppo pigri ed è questo l’unico motivo per il quale non trovano lavoro. Qualcuno più saggio, invece, sostiene che non si può chiedere ai lavoratori di essere ancora più competitivi, lavorando per salari più bassi, quando già quelli di oggi non riescono a garantire la sussistenza dei lavoratori e delle proprie famiglie.

Ora, lungi da me esporre idee neo-luddiste, ma dobbiamo capire come fare in modo di distribuire il benessere tra le classi sociali dato che il liberismo ultracapitalista dei nostri tempi non è in grado di fornire le risposte. Nel mulino che vorrei la statalizzazione delle aziende porterebbe alla ridistribuzione del lavoro e del benessere ma tenterò di essere meno radicale per venire incontro a coloro che vogliono garantita la libertà di impresa economica. quando il neo-liberismo non era ancora giunto come inevitabile conseguenza della globalizzazione cancellando qualsiasi dibattito sulla disoccupazione tecnologica, gli stati hanno diminuito le ore di lavoro inserendo ferie pagate e pensioni per garantire una corretta ridistribuzione del lavoro (e quindi del benessere). ora le vie percorribili per raggiungere una parvenza di uguaglianza sociale sono due: continuare su questa strada, diminuendo ulteriormente le ore di lavoro e alzando i salari minimi aumentando i diritti dei lavoratori oppure avviare un percorso di ridistribuzione dei beni con un reddito di cittadinanza garantito a tutti i cittadini.
Le strade sono entrambe percorribili se si riuscisse a curare la grande piaga dell’evasione fiscale.

Qualunque sia il percorso da intraprendere ciò che è certo è che il socialismo rimane l’unica via percorribile per un mondo più giusto ed egualitario.

-Marco Parrulli.

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