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DISCMAN 2.0 – #3 Ho tanta voglia di infinite prugne del Pam

(tutti i CD che volete , a portata di orecchie.)

 

Dal Brasile a Milano, passando per la Via di Gioia fino ad arrivare a Roma: sembra un pezzo di Jovanotti, invece è solamente quello che due settimane fa è successo al Monk.
Un concerto pazzesco, un connubio perfetto tra i Selton e gli Eugenio in Via di Gioia.
Se dovessi collocarli in una categoria, direi che loro fanno parte dei fuorisede della musica alternative italiana, espressione che d’altronde manda in subbuglio le ragazzine in preda a esplosioni ormonali.
C’è chi attraversa in lungo l’Italia per studiare Design a Torino e chi attraversa una discreta pozza d’acqua, anche chiamata Oceano, per cercare il paradiso in una città in cui di paradiso ci sono solo le merendine Kinder… Ecco, capite bene che i fuorisede per eccellenza sono loro e non una Caterina (io) che viene dal profondo sud con millemila valigie da 50kg!
Ora, la domanda è: perché  hanno suonato la stessa sera, nello stesso posto, a dieci minuti di distanza l’uno dall’altro? Perché entrambi i gruppi sono formati da 4 persone? Perché vengono dal “Norde” entrambi? Penso non lo saprò mai e, anche se in  questo momento mi sento una liceale che parafrasa la Divina Commedia, son sicura che è stato un puro caso!
Allegorie a parte, sono rimasta estasiata ancora una volta dai concerti di queste due boy baaands che già da tempo avevano conquistato un posto nel mio cuorecinico, insieme a Noci, al Brasile, all’estate, alla “bossa”, alle prugne e a tante altre cose che non sto qui ad elencarvi.
Sarebbe perciò “gajardo” (ho imparato un nuovo termine romano e mi sembrava giusto metterlo in mezzo) se dopo aver letto il mio articolo gajardo, apriste loro le porte del vostro cuore gajardo.

Per descrivere gli Eugenio in Via di Gioia, “pazzi” è l’unico aggettivo che mi viene in mente. Pazzi o geniali, anzi: pazzi e geniali… Quindi sono due gli aggettivi che mi vengono in mente se penso a loro (che per pigrizia chiamerò Eugenio e basta perché, ragazzi, ma che nome chilometrico vi siete scelti?!). Che Eugenio è un giovane illuminato, si sapeva già; per appurare invece che anche tutti gli altri componenti sono illuminati, vi basta sentirli suonare dal vivo: con un batterista che si trasforma in un cane, un bassista/nomedelprimoalbum che si crede una rockstar e un tastierista che dal reparto bio Valsoia di un supermercato ci catapulta tra gli animali dell’Africa, ditemi voi se non sono illuminati!
La cosa più bella però (ovviamente dopo il barrito dell’elefante) è che durante I concerti, questa loro illuminazione la trasmettono anche al pubblico… sempre a risparmio energetico, s’intende: è un clima di amicizia generale, che anche se fuori da quella stanza vorresti prendere a schiaffi la tizia con la pelliccia fucsia, durante il concerto, entri nel loro mondo stravagante fatto di cubi di Rubik, gente con sette camicie e cani su Facebook… e tutti ti sembrano più simpatici.

Dall’altra parte, invece, e dico proprio così perché è dall’altra parte della sala che hanno suonato, i romantici Selton.
Sì, perché i Selton sono uno di quei gruppi che farebbero nascere il dotto lacrimale anche a una pietra! Non so se avete presente il genere, e se non ce l’avete presente, ascoltate Stella rossa, tra le altre. Stella rossa è uno di quei pezzi che ti toglie le forze: se l’ascolti passeggiando per strada e casualmente incroci lo sguardo di un individuo del sesso opposto, beh, penserai sia un colpo di fulmine e che lui sia la tua stella rossa… mentre lui, invece, starà pensando di chiamare l’ospedale per un T.S.O. immediato.
Amore a parte, i Selton sono patchwork: dai ritmi brasiliani che farebbero sculettare anche mio nonno, al “romanticismo esaggeraaato” come direbbero a Napulè, fino alla Banana à Milanesa, album di cover di Enzo Jannacci per cercare di riconoscersi in una grigia ma paradisiaca Milano.

Nonostante con le loro canzoni cerchino di convincerti che Milano sia un paradiso e che nel 2050 diventeremo tutti vegani, vi consiglio vivamente di ascoltarli, meglio se dal vivo.
E sarete più felici e spensierati.
E mi ringrazierete. 

 

 

-Caterina Calicchio.

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