Tu hai potere

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“Oltre alle cosce sode, ai fianchi generosi, a due natiche rotonde e a un seno prorompente, doveva pur esserci qualcos’altro nella donna. Era così difficile definire cosa fosse una donna. Aveva conosciuto madri, sorelle, bambine e amiche e forse, consciamente o inconsciamente, si era pure identificata con qualcuna di loro, probabilmente con la madre o con la zia. Era convinta che la donna fosse un essere umano completo e che la sua permanenza sulla terra fosse guidata da desideri, sensazioni, sentimenti e idee che le facevano assumere un determinato atteggiamento, una determinata condotta di fronte alla vita”. Queste le parole di Mamani, scrittore e curandero peruviano, venuto a mancare il 20 ottobre dello scorso anno.

La donna nella cultura andina è decisamente l’opposto di ciò a cui siamo abituati perché – volenti o nolenti – siamo schiavi di una cultura maschilista e materialista, di una società che ha paura di vedere un po’ più di potere in mano a una donna. Nella cultura andina viene favorita la coscienza femminile, tant’è che nell’antico governo Inca esisteva una istituzione educativa molto prestigiosa che si occupava dell’educazione delle donne: la akklawasi (venne poi chiusa dagli Incas, successivamente distrutta dai conquistadores spagnoli). All’interno di questa istituzione si insegnava che “la donna è artefice della creazione e della consolidazione della società umana, l’asse attorno al quale ruotava quella società” (Mamani, La profezia della curandera).

Ciò che consentiva (e consente tuttora) di aver rispetto della donna e della sua figura è la presa di coscienza da parte dell’uomo di essere diversi. Diversità che non viene vista come “superiorità” dell’uno in confronto alla “inferiorità” dell’altra, bensì come una consapevolezza di ricoprire ruoli diversi ma complementari tra loro, in cui è proprio la donna forza generatrice e trainante: l’uomo è per natura più incline a perdere la rotta, la donna è lì per ricordargli in che direzione remare. La donna, in quanto dimora di una forza incredibile, ha bisogno di spogliarsi dalla costrizione sociale per poter capire che quella forza che possiede dentro di lei (spesso inconsapevolmente utilizzata in maniera negativa e distruttiva) deve indirizzarla verso progetti e idee sane, positive. Questa forza è direttamente connessa alla Pachamama (in lingua quechua Madre Universo), alla quale vengono riservati riti: è infatti la Pachamama colei che genera. Ma può anche distruggere per ricordare ai suoi figli di doverla onorare.

E le donne occidentali? C’è sempre più la diffusione di un modello americanizzato della donna: vista come oggetto da decoro il cui unico compito è quello di sorridere, scoprire il proprio corpo e non esporre la propria opinione. Ma dopo aver ringraziato i reality show per questa non-figura, bisogna ricordare che “le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di dimostrare nulla se non la loro intelligenza” (Rita Levi Montalcini). C’è quindi anche chi non accetta la sottomissione all’altro sesso, chi non accetta di rispondere all’appellativo di “sesso debole” perché non c’è nulla di debole nell’essere Donna.

Nonostante i modelli che la società cerca di imporre tramite i suoi continui luoghi comuni e tabù (ad esempio il non poter parlare liberamente del ciclo o della sessualità), c’è chi affronta la continua lotta per affermarsi, chi si mette in gioco tra una difficoltà e l’altra. Ma anche chi perde il suo obiettivo lasciandosi trascinare dagli avvenimenti, consentendo all’uomo di affermare la sua “supremazia” e finire davvero col sentirsi debole: ed è così che la forza rimane dormiente all’interno di esse, rendendo impossibile il taripaypacha (letteralmente epoca in cui incontreremo nuovamente noi stessi).

“Aveva dovuto usare in modo cosciente quel potere che ogni donna possiede dentro di sé, ma che molte hanno scordato di avere. Solo il sapere, la conoscenza, il coraggio d’osare e d’agire possono riscattarlo, esprimerlo ed elevarlo” (Mamani, La profezia della curandera).

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