Janis Joplin: la prima donna del rock

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Janis Joplin. Questo nome risuona nella storia del rock come quello di una delle più grandi voci mai esistite. La sua vita e la sua carriera sono state brevi, a causa di problemi con l’alcool, con le droghe e con gli uomini, ma la sua eredità musicale arriva fino ai giorni nostri. Tuttavia non è di ciò che si vuole scrivere in questo articolo. Qui si vuole parlare di Janis Joplin non tanto come cantante, bensì come donna: come prima donna del rock.

Gli anni sessanta, come tutti sanno, sono stati un periodo di grande fermento culturale, in tutto il mondo si sentiva che ci sarebbe stato un grande cambiamento e anche le donne sentivano che la loro condizione si sarebbe trasformata. Tuttavia nella musica e soprattutto nel rock non c’era nessun artista che le rappresentasse, che facesse loro da portavoce. Il rock a quei tempi era un genere assolutamente maschile. In Inghilterra – uno dei poli musicali di quei tempi – la British Invasion aveva reso famosi gruppi come i Beatles e i Rolling Stones, entrambi formati interamente da uomini, mentre negli Stati Uniti a farla da padrone erano Bob Dylan e Jimi Hendrix, altri uomini. Bisogna contare nell’appello anche Jim Morrison, frontman dei Doors, considerato tra l’altro un sex-symbol ai suoi tempi e un’icona di virilità.

A questo punto verrebbe da dire che il rock era un luogo inospitale per una donna. Eppure Janis Joplin è riuscita a farsi spazio, a crearsi un posto e a introdurre in un genere assolutamente maschile il punto di vista femminile. Per questo motivo a lei spetta il primato di prima donna del rock.
A scanso di equivoci si potrebbe leggere il testo di una delle sue canzoni più famose, Piece of My Heart (1968), dal periodo in cui cantava con il suo gruppo, i Big Brother and the Holding Company. Il testo parla di una donna esausta a causa di una relazione e lasciata sola dal suo compagno. Esso riflette la condizione della donna a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, stanca di doversi reggere a un uomo per poter stare in piedi. Il brano, un blues-rock con venature soul, inizia con queste parole: “Non ti ho fatto sentire come se fossi l’unico / non ti ho dato tutto ciò che una donna può dare”. Già in queste prime frasi si può leggere tutta la delusione, tutta la frustrazione e tutta la rabbia di una donna delusa dal proprio uomo, il quale, evidentemente, non l’ha mai apprezzata, lasciandola in un angolo. Ciononostante la seconda strofa afferma qualcosa di diverso: “Ogni volta mi dico che non posso sopportare il dolore / ma quando mi tieni tra le braccia io canto ancora”. In questo caso la donna desidera ancora l’uomo per avere un supporto emotivo. Le due strofe esprimono un’ambigua condizione della donna: da una parte c’è la voglia di riscatto e di emancipazione e dall’altra il bisogno dell’affetto e della protezione da parte di un uomo.

L’ambivalenza di questa canzone rappresenta perfettamente la condizione di una donna oppressa da un uomo che desidera la libertà ma che non riesce né a capire né a immaginare come poterla ottenere; tuttavia esprime anche con grandissima umanità e senza presunzione di femminismo il dolore di una condizione del genere.

E proprio nel dolore si è conclusa la vita di Janis Joplin, a causa di un’overdose, che ha posto fine a un’esistenza caratterizzata dall’instabilità emotiva. Questa sembra essere l’unica fine possibile anche per la donna di Piece of My Heart, in equilibrio precario e apparentemente senza possibilità di essere felice. Ma non è detta l’ultima parola. Infatti la sofferenza di una persona può essere il primo passo verso la felicità per tante altre. In questo caso la fragilità che Janis Joplin ha espresso nella sua canzone può significare forza per tante altre donne.

Lorenzo Sgro

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