She needed a hero so that’s what she became

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Nel negozio in cui sto lavorando Natale inizia a Novembre e già da metà Gennaio è tutto pronto per San Valentino. In mezzo ai lucchetti rosa e alle rose rosse, fra i marshmallow a forma di cuore e i guanti per fare in modo che le coppie si tengano per mano nonostante il freddo, non si sono dimenticati neppure del carnevale alle porte del mese di Febbraio. Le orecchie da topolino o la parrucca da frutto? Ardua impresa scegliere il giusto accessorio da sfoggiare nel vortice di coriandoli lanciati in piazza. Le mamme, in preda all’ansia da costume più delle figlie, spesso mi chiedono come sia possibile che vi sia così poca scelta per le bambine, mentre per i bambini vi siano papillon, cravattine e cappelli da cowboy.

Nessuno lo vede. Nessuno, tranne me. Troneggia su un’intera fila, sopra ai cerchietti con il cappellino da fata rosa, lui. Probabilmente è il costume perfetto per una piccola me che si è sempre travestita da pagliaccetto o fatina (rigorosamente turchina): il costume da supereroe. Lo faccio notare, è bellissimo. Cintura, maschera e polsini, tutti decorati con saette. Rosato e rosso intenso l’uno, celeste e blu l’altra variante. Lo propongo, estasiata, come quasi dovessi indossarlo io. Ma no, non va bene. Sorrisi stizziti e occhi fuori dalle orbite, talvolta un “ma è da supereroe, è da maschietti”. Qui le voglio, le care mamme.

Così attente ai particolari, alle calze nere e alle décolleté di camoscio leopardato, ma così impegnate a rivestire le loro figlie ( dopo aver fatto anni di pratica con le Barbie prima e con i chihuahua poi) con vestitini rosa e paillettes come bomboniere da prima comunione da non accorgersi che nell’angolo a destra di quella bustina di plastica ad indossare l’equivoco travestimento è una bambina. Una bambina con gli occhi vispi e i capelli lunghi che se anche fossero stati corti poco sarebbe importato. Una bambina che se anche fosse stata un bambino non avrebbe potuto proibire ad una mamma di comprare quella maschera alla propria figlia. O forse sì? Inadeguato. “Ma insomma, è pur sempre un supereroe, chissà cos’hanno in testa ‘sti danesi”.

“Chissà cos’hanno in testa st’italiani”, penso io che sono cresciuta con le storie delle principesse Disney che trovano il loro dolce epilogo solo con un principe (Frozen e Ribelle The Brave erano ancora lontani dall’essere concepiti concretamente), ma che ogni mattina vedevo combattere come solo una donna sa fare Xena, sentendo nominare qua e là personaggi che avrei approfondito soltanto tempo dopo negli anni di liceo. Io che non sono della stessa idea della Mazzantini e che credo che le persone siano in grado di salvarsi anche da sole, che siano uomini o donne. Si salvano, con acciacchi e fatica sì, ma prima o poi riescono, basta pensare di farcela. Basta pensare di poter essere ciò che si vuole. Anche se si tratta di essere un supereroe celeste in una favola che vede di buon occhio soltanto principessine rosa.

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