Qualcuno e non qualcosa

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Il Chiostro del Bramante festeggia il suo ventennio di attività con un’iniziativa più unica che rara: Love. L’arte contemporanea incontra l’amore. Mettendo da parte lo scetticismo iniziale dato dalla prima parola Love (questo termine non è che mi piaccia granché perché mi fa pensare alle dodicenni che sanno solamente questa parola in inglese e la ripetono all’infinito: lovv), se si prova ad andare oltre si vede scritto in un “odioso nero su bianco” un qualcosa di più: l’arte contemporanea.

Arte che poco si tende a conoscere se non si è spinti da un forte interesse o curiosità. Si passa da Marc Quinn a Joana Vasconcelos, da Andy Warhol a Gilbert & George. Per giungere alla giapponese Yayoi Kusama ossessionata dai pois. La mostra, che sarà possibile vedere fino al 5 marzo, scorre forse troppo velocemente. Ci si immerge in uno spazio colorato, forte e folle, dolce ma straziante: tra foto, sculture e scene cinematografiche si vive l’amore visto da una prospettiva che non ci appartiene e al contempo è di ognuno di noi. Chi lo vive come fosse un gioco puramente sensuale, chi lo vede come un continuo compromesso a cui sottomettersi, chi lo vede come crescita e unione e chi come psichedelia (o farfalle nello stomaco, il che è più o meno la stessa cosa).

Così mi piace interpretare l’opera di Yayoi che chiude la mostra. Si entra in una piccola stanzina in cui si può rimanere per solamente venti secondi. Pochi? No, assolutamente. Più che sufficienti per farti mancare l’aria. Provi a guardarti attorno ma rimani immobile. Il tuo sguardo ti fa concentrare su questi pois neri e intensi su sfondo giallo, contrasto che ti lascia con un piccolo vuoto. I venti secondi finiscono, esci, prendi aria e ti senti meglio.

Perché l’amore deve essere così. Ti deve dar modo di guardare la realtà da prospettive differenti, di essere tutto e completo. Prima con te stesso.

“Di quante preoccupazioni ci si libera quando si decide di essere qualcuno e non qualcosa”.

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