La La Land, un film delicato e delizioso come un bacio sulle labbra prima di andare a dormire. Apre la mente, scalfisce i cuori, due ore e più (forse) che volano via come musica su uno spartito.

Un film del 2017 che guarda al passato e che proprio grazie al passato ha ragione d’essere.

Chi sono i protagonisti? Ryan Gosling ed Emma Stone? Certamente, ma non sono solamente Sebastian e Mia: entrambi incarnano un’arte, una passione, quella del jazz lui, quella del cinema lei. Due nobili decaduti che, come vediamo nel film, hanno perso il fascino dello scorso secolo, la musica, i sassofoni squillanti, sono diventati iconici di un substrato culturale propriamente statunitense e l’industria di Hollywood, ormai in crisi, sembra non rappresentare più il sogno americano.

Nel film ho letto una velata critica a piattaforme come Spotify e Netflix, che hanno sì semplificato di tanto l’accesso ai contenuti multimediali, ma hanno anche messo una patina a ricoprirli.
Questo film non solo non è patinato, ma è addirittura è impolverato, come una grana davanti alla pellicola, vuole trasportarci nelle atmosfere di Gioventù bruciata, ma arriva ogni tanto la tecnologia a ricordarci che non stiamo guardando un film in costume: è lo smartphone di Mia che ci stacca da questo viaggio a ritroso nella Hollywood monumentale, dove sogno e realtà spesso si mescolavano nella vita quotidiana. E lo stesso fa il film, i sogni rappresentati nella parte del musical si interrompono quando prende il sopravvento il cinismo del reale. Tra questo binomio di emozioni si intrecciano le vite dei due giovani. Non sappiamo molto delle loro vite prima di incontrarsi, ma non ci interessa perché ciò che scopriamo lo facciamo insieme ai protagonisti: dal momento in cui si incontrano, dal momento in cui le loro vite danzano sul ritmo del “ta-ta-ta del loro cuore”.

Voglio pensare che sia la passione di Sebastian per la musica e per il jazz a portarlo a raggiungere i suoi sogni, e voglio pensare che la passione per la recitazione di Mia, che tanto sogna di entrare da protagonista negli Studios di Hollywood, l’abbia portata a raggiungere quello che sognava sin da piccola con la sua famiglia. Voglio ancora credere che sia la passione il motore immobile che riesce a far ruotare la terra sul proprio asse, e grazie a questo film riesco quasi a farlo.

Il film ok, è un musical, tutti abbiamo perplessità riguardo questo genere, perché spesso richiede un’astrazione dalla realtà per poter accettare certe scene. Qui tutto fila liscio, le canzoni, la musica non sono una forzatura del genere, sono contestualizzate e trasportano ancora di più lo spettatore all’interno della storia. “Come fai a dire che non ti piace il Jazz?” chiede Sebastian a Mia al loro primo incontro, io vi chiedo “Come fate a dire che non vi piacciono i musical?”: forse non vi piacciono le storie, forse non vi piace il cinema.