Gabriele Mainetti: una vita seguendo una passione

Nell’Ottobre del 2015 al Festival del cinema di Roma, sfogliando la lista dei film partecipanti e le conseguenti recensioni ne spuntavano alcune entusiastiche verso un film italiano che trattava in chiave drammatica il tema del supereroe. Un film sui supereroi ambientato a Roma? È tutto vero?

Le critiche erano tutte positive e tutti parlavano bene del film, molti gridavano al miracolo credendo che il cinema di genere italiano fosse resuscitato. Io allora sempre più fomentato iniziai a cercare più informazioni possibili sul regista, un certo Gabriele Mainetti (nome a me ancora sconosciuto) che tra le altre cose si era laureato al DAMS, il mio stesso indirizzo di studi; c’è speranza anche per me pensai.

All’attivo Mainetti aveva molte partecipazioni come attore in film tipo “Il cielo in una stanza” di Carlo Vanzina e fiction televisive italiane e opere teatrali, anche se la sua passione restava la regia. Comincia a girare cortometraggi nel 2003 ma solo cinque anni più tardi verrà notato dal pubblico con “Basette”. Questo corto ha per protagonista Antonio (Valerio Mastrandrea), un ladro che insieme ai suoi amici sta per commettere il colpo della vita, ma qualcosa va storto e vengono feriti, però prima di morire immagina la sua vita nel mondo di Lupin III e se ne va con un sorriso. Nel 2011 fonda la sua casa di produzione Goon Films con la quale l’anno successivo realizza “Tiger Boy” corto ispirato a L’Uomo Tigre, racconta la vita di un bambino che sia a scuola che a casa indossa perennemente la maschera del wrestler Il Tigre (suo grande idolo) senza togliersela mai, si scoprirà dopo cosa si nasconda dietro questa peculiare caratteristica.

Con questo progetto Mainetti conquista svariati premi tra cui il Nastro d’argento 2013 come “Miglior Cortometraggio” e viene selezionato, nella medesima categoria, dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences tra i 10 finalisti per la nomination all’Oscar 2014. La vera svolta però arriva solo nel 2016 quando nelle sale italiane arriva “Lo chiamavano Jeeg Robot” primo lungometraggio per Mainetti; l’idea per questo film risale al 2009 secondo il regista e partorirla non è stato per niente facile poichè dopo aver cercato invano tra i produttori italiani, che per nulla credevano nel suo progetto, Mainetti ha dovuto autofinanziarsi con molte difficoltà. Questo film porta il genere supereroistico, ormai assorbito completamente dalla nostra società da molti anni e lo fa suo alzando di livello.

Il film ha per protagonista Enzo Ceccotti, un ladruncolo della periferia romana, che durante un furto finisce nel Tevere acquisendo una forza sovrumana a causa della presenza di sostanze radiottive. Come ogni pellicola di questo genere, il protagonista affronterà un cambiamento interiore utilizzando i suoi poteri dapprima per scopi egoistici infine per il bene comune. Ad arricchire questo film abbiamo i personaggi di Alessia e dello Zingaro, la prima indirizzerà Enzo verso il percorso dell’eroe mentre il secondo lo intralcerà. Il film è un grande successo e porta a casa una carrellata di premi come, il più ambito per Mainetti: il David di Donatello come miglior regista esordiente.

Non voglio essere considerato il cavaliere sul cavallo bianco con lo stendardo che dice “Cinema di Genere“. Io sono per il Cinema nuovo. Non mi importa niente di vedere un film di genere che sia una brutta imitazione di quello degli anni ’70, voglio vedere roba che sia diversa. E questo è possibile solo se l’autore si batte per la propria idea e i produttori – e questo è un passaggio chiave – la sostengono, la capiscono e quindi tutti insieme fanno lo stesso film.

Questo dichiara Mainetti in una recente intervista e come per il suo Jeeg, lui ha affrontato una strada pieni di ostacoli senza mai cadere ed è riuscito ad imporre una propria filosofia all’interno dell’ambito cinematografico, con fatica ma seguendo la sua passione, ciò che ognuno di noi dovrebbe fare.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *