Fotografi(amo) le notti, i viaggi, la vita

Le giornate ormai costellate da fotografie. Scatti, scatti ovunque. Il cielo, il paesaggio dal finestrino dell’autobus, una ragazza con le lentiggini e i capelli rossi, le luci, il mare d’inverno, una ballerina in una piazza vuota. Poi ancora il cielo, quel cielo, maledizione! Le nuvole, le rondini, la sensazione di libertà pura e trasparente. Il cielo ogni mattina, a Roma, a Berlino, a Parigi, a Londra. Il cielo a pranzo e cena, alba e tramonto.

La vita è un rullino fotografico che non finisce mai, hai costantemente bisogno di sentirti vivo, hai necessità di ricordarti che sei stato felice e che, forse, lo sei ancora. Una foto non ti lascia scampo: è nuda, vera, sincera, profuma di momento già vissuto e, purtroppo, già finito. Eppure più le guardi tutte, una per una in ordine sullo scaffale, più speri di vivere ancora giorni e anni interi che siano raccolti in un album, stampate e appese sul muro bianco e spoglio della tua stanza.

Vuoi certezze, conferme in ogni momento. Ed una fotografia è una autenticità di te stesso, di come sei, di chi sei. Sorridi e fai una smorfia, probabilmente ti commuoverai; chissà. (Ri)scopri quel momento in un soffio, vorresti non averlo mai vissuto o vorresti solo che qualcuno ti prendesse la mano, con delicatezza, per riassaggiarne soltanto un pezzetto piccolo, ma che sia sufficiente per volare indietro. La fotografia è una costante dei tuoi giorni, anche se non te ne rendi conto e scatti senza sosta, tutto e tutti. Non ti importa.

Desideri semplicemente che tutto sia sempre intorno a te: una passeggiata in campagna tra le spighe di grano di giugno, una cena improvvisata a casa di amici, l’ultima foto con tuo fratello prima del suo viaggio importante. Ti chiederanno la ragione delle tue foto continue, ti domanderanno come sarebbero i tuoi giorni senza click e, solamente a quel punto, rimarrai sospeso tra i tuoi pensieri e una sigaretta. Ti sentirai perso, vuoto credo.

Improvvisamente senti di non avere più modi per esprimerti, nulla da voler dire,
nessuna gradazione di colore da voler condividere; ed è proprio questa la sensazione, quell’affetto morboso che riesci a tirar fuori solamente in una maniera. Ed ecco che le lenti dell’obiettivo tornano a mettere a fuoco e i colori nitidi, di nuovo. Non hanno mai smesso di esserlo, sei semplicemente tu che li hai persi di vista per un istante, ma ora è tutto al proprio posto. Sembra funzionare.

Uno,due,tre respiri profondi si riappropriano della tua pace persa ma subito riacquistata. Nella tua mente risuonano note musicali di Guccini che canta “restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento, le luci nel buio di case intraviste da un treno”; ti rispecchi in quelle parole e credi molto nel potere delle impressioni e nelle tue fantasie. Stanotte dormirai sereno, sognerai. Domani sarà un nuovo grande giorno: fotografia per colazione. Ehi, nulla è per caso. Neanche le tue scelte, neanche tu.

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