Alekos Panagulis: “Un uomo” simbolo della resistenza

“Alekos, cosa significa essere un uomo?”
“Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. […] Significa lottare. E vincere”.

Questo è il modo in cui Alekos Panagulis rispose ad Oriana Fallaci durante un’intervista del 1973, anno in cui viene liberato dopo cinque anni di reclusione a causa del fallimentare attentato alla vita del dittatore Georgios Papadopulos. Questo è il primo incontro di Oriana Fallaci con un politico ma soprattutto un poeta del quale poi s’innamorò e che, dopo la sua “misteriosa” morte, diventò il protagonista/eroe di quello che da molti è stato definito il più bel romanzo della Fallaci: “Un Uomo”, appunto. Chiunque abbia letto il romanzo di Oriana sa che descrivere la personalità di Alekos è cosa ardua.

Nato a Glifada nel 1939, all’università studia ingegneria per poi intraprendere la carriera militare. Quando nel 1967 Papadopulos impone un regime militare, Alekos non ci sta e per contrastarlo fonda l’organizzazione Resistenza Greca. Si auto-esilia a Cipro dove, da mente ingegnosa qual è, organizza nei minimi dettagli l’attentato contro il dittatore.

Quel giorno però qualcosa va storto. L’esplosione manca la limousine nella quale viaggia Papadopulos e subito la polizia del regime cerca chi ha azionato la bomba. Alekos riesce frettolosamente a nascondersi, ma purtroppo il destino gli gioca un brutto scherzo: “Il capitano si mosse e inciampò. E cadde giù dalla roccia. Ti cadde proprio davanti. E ti vide”.

È così che per Alekos Panagulis inizia l’incubo. Un incubo fatto di anni trascorsi in fastidiosa solitudine all’interno di celle spaziose come tombe, di ufficiali disumani specializzati nell’infliggere torture atroci, di trasferimenti da una prigione spaventosa ad una ancora più spaventosa, di tentate fughe e poesie straordinarie.

Nel 1968 a seguito di un processo in cui Alekos, così come commenta Fallaci stessa, si trasforma da accusato ad accusatore e che coinvolge l’opinione pubblica ovunque, egli viene condannato a morte e subito trasferito ad Egina, luogo in cui per giorni attende l’esecuzione poi mai arrivata. Papadopulos è infatti costretto a cambiare idea sotto incitamento di politici europei: offre la grazia ad Alekos che ovviamente la rifiuta beffardamente. La sua prigionia quindi continua e lo segna profondamente, sul corpo e nell’anima.

Anche dopo aver riacquistato la libertà, Alekos si batte per riorganizzare la Resistenza: nel 1973, difatti, si sviluppa “un golpe nel golpe” che porta un nuovo dittatore, Joannidis, alla guida del paese. Ora Panagulis ha un nuovo nemico contro il quale continua a combattere sfoderando come sempre la sua arma migliore: l’ingegno.

Tuttavia nel 1974 la giunta cade e in Grecia vengono indette elezioni “democratiche”. Panagulis, seppur contrario alla “politica dei partiti” vi concorre, con l’unico scopo di portare a termine la sua lotta per la democrazia. Da deputato, vuole smascherare i politici favorevoli al regime dei colonnelli che indisturbati siedono al Parlamento; in particolare accusa il ministro della difesa Averoff. Per tutto il 1975 si dedica segretamente alla ricerca di documenti in grado di dimostrare la veridicità delle sue accuse. Trova finalmente gli archivi scoprendo così che Papadopulos e Joannidis furono affiancati non solo da Averoff ma pure da componenti del suo stesso partito.

Ovviamente a questo punto Panagulis torna ad essere un elemento “scomodo”, ormai conscio del fatto che quel regime democratico post-dittatura di democratico ha ben poco. Con queste parole Oriana Fallaci descrive la sua fine: “Lo eliminarono la vigilia della consegna degli archivi in Parlamento. […] La notte tra venerdì e sabato Primo maggio, mentre andava a dormire a casa della madre a Glifada, due automobili presero a inseguirlo. Una gli si affiancò a gran velocità e, con un’abile manovra di testa-coda, lo scaraventò fuori strada. Morì quasi sul colpo. Ai suoi funerali parteciparono un milione e mezzo di persone”.

Il primo maggio muore Alekos Panagulis, un uomo il quale la donna che amava descrive come “uno di quegli uomini per cui anche morire diventa una maniera di vivere, tanto spendono bene la vita”. Un uomo il quale, sicuramente, se non fosse stato fermato in quella maniera bruta, avrebbe migliorato la Grecia e forse il mondo.
“…E per te cos’è un uomo, Oriana?
Direi che un uomo è ciò che sei tu, Alekos”.

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