Thegiornalisti: Un cuore che batte nel cuore di Roma

A Roma a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 c’era solo un locale dove si faceva musica, era il Folkstudio: il palco dello storico locale di Trastevere è stato luogo dell’amicizia e della collaborazione artistica di due dei più noti cantautori della Scena Romana come Venditti e De Gregori.

Il termine, Scena Romana, è uscito dai libri di storia della musica ed è tornato a rimbalzare per mesi sui social network, sulle riviste di settore ed addirittura sui quotidiani nazionali, da quando Roma è tornata essere il fulcro della musica indipendente italiana.

I Cani con tre album all’attivo e successo nazionale raggiunto grazie all’ultimo Aurora hanno fatto da apripista alla consacrazione della città di Roma come rappresentante capo di questo movimento. Calcutta poi, con l’album Mainstream, ha registrato numerosi sold out negli oltre 100 live in tutta Italia, un successo testimoniato anche dal disco d’oro raggiunto da “Oroscopo”.
Infine i Thegiornalisti, band guidata dal carismatico leader Tommaso Paradiso, è solo l’ultima, ad affacciarsi verso il grande pubblico, dopo l’album Fuori campo che ha consacrato la band nel panorama indie nazionale, Il loro ultimo lavoro Completamente Sold Out uscito il 21 di ottobre è già nella Top Five della classifica dei dischi più venduti su iTunes e punta a raggiungere i risultati dei colleghi sopracitati.

Da Nanni Moretti a Carlo Verdone, Roma è stata messa in scena ben più come protagonista che come set dove far accadere le cose. Tommaso Paradiso, sembra essersi fermato in quella Roma, in ogni sua canzone, troviamo suoni synth pop e testi che vogliono farci salire sulla macchina del tempo delle emozioni e portarci a vivere sensazioni che la nostra generazione non ha vissuto se non in pellicola.

Ho avuto il piacere di incontrare Tommaso Paradiso alla presentazione del disco alla Discoteca Laziale e fargli qualche domanda per questo numero di CulturArte, ponendo l’accento sulla città di Roma ed il legame che ha con la sua musica ed il suo ultimo disco.

Ha senso parlare di “Scena Romana”? Ti senti dentro questo mondo e se sì cosa vi accomuna?

Veniamo tutti da Roma, ma oltre alla città la cosa che ci accomuna è la scrittura, forse è un caso, ma utilizziamo tutti un metodo di scrittura molto pop, semplice e “Ritornellosa”.

Parlaci un po’ del tuo disco, a mio avviso sembra essere un lavoro molto spontaneo, seppur sia un disco estremamente pop. Pensi di arrivare al grande pubblico senza perdere i fan più accaniti dell’universo indie?

Sì, perché il nostro percorso ci ha portato a questo cambiamento, facendo un paragone gigantesco, forse i Coldplay dopo Parachutes, si sono stufati di suonare sempre le stesse 9 canzoni per 30 anni di carriera, la vita cambia e cambiano le esperienze e i gusti. È anche uno stimolo il cambiamento.

C’è un luogo di Roma che pensi possa rappresentare le storie del tuo ultimo album?

Non c’è un luogo in particolare, ma ultimamente sto spesso in un locale a San Lorenzo dove mi sento a casa, dove ho passato tantissimi momenti, dai più belli a quelli più fuori di testa. Questo è un luogo preciso che mi ricorda il mio disco, poi la macchina poi ti porta in varie zone e la strada sicuramente ti da più emozioni.

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