Roma nascosta: Santa Maria Antiqua

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C’è una Roma nascosta dagli occhi di molti. Una Roma che per anni è rimasta celata, prima sotto le macerie di un terremoto, poi dalle fondamenta di un’importante chiesa. La stessa Roma che oggi riemerge, dopo più di trent’anni, in uno splendore millenario e rinnovato: la Roma di Santa Maria Antiqua. Si tratta della seconda chiesa cristiana consacrata nel Foro Romano, dopo quella dei SS. Cosma e Damiano, nel VI secolo d.C. Situata all’interno di monumentali ambienti di età domizianea (81-96 d.C.), godeva di una posizione altamente strategica e simbolica: tra il Foro e il colle Palatino, al quale era collegata con una rampa ancora oggi percorribile.

Al tempo, Roma, non più capitale da ormai più di un secolo, era sotto il dominio dell’impero bizantino, in seguito alla conquista di Giustiniano. Nell’immaginario odierno, però, risulta difficile pensare ad una Roma bizantina, o meglio, greca. Invece, proprio qui, ebbe luogo una fusione perfetta del mondo occidentale con quello orientale, in un “melting pot” culturale che trova dei precedenti storici forse solo nell’Alessandria ellenistica. La causa è da individuare nei massicci flussi migratori di ecclesiastici, studiosi ed artisti con destinazione Roma, città santa nonché sede del secondo patriarcato.

Santa Maria Antiqua si inserisce perfettamente in questo quadro storico e può essere considerata un unicum in tutto il mondo. Infatti possiede dei dipinti sacri databili dal VI al IX secolo, rari persino in Oriente dove, a causa della crisi iconoclasta, vennero tutti distrutti. Inoltre, a differenza delle altre chiese medievali romane, questa non ha subito alcuna trasformazione nel corso dei secoli. Questo suggestivo angolo di medioevo, fra marzo e ottobre di quest’anno, è stato non solo reso di nuovo accessibile al pubblico ma anche valorizzato da una mostra, incentrata proprio sul rapporto fra Roma e Bisanzio. Tuttavia, si può dire che gli ambienti della chiesa non si siano mai facilmente prestati alle visite, avendo essa subito un percorso a dir poco ostico per potersi presentare in tutta la sua bellezza.

Già nell’847, a causa di un terremoto, Santa Maria Antiqua venne abbandonata ed il pontefice Leone IV trasferì il suo titolo nella chiesa, appunto, di Santa Maria Nova, oggi Santa Francesca Romana. La zona fu lasciata a sé stessa fino al XIII secolo, quando sui ruderi venne costruita una piccola chiesa, riedificata in epoca barocca dall’architetto Agostino Longhi con il nome di Santa Maria Liberatrice. Per più di due secoli di Santa Maria Antiqua si perse ogni ricordo.

Ma fortunatamente alla fine dell’ ‘800, secolo della filologia e delle scoperte archeologiche, si rinvennero i resti degli antichi affreschi e si decise di abbattere Santa Maria Liberatrice per riportare alla luce l’antica chiesa bizantina. Oggi Santa Maria Antiqua costituisce una testimonianza eccezionale di un mondo romano e greco-bizantino trascurato dalla memoria comune e un angolo nascosto della nostra città, forse timido, che si mostra solo raramente.
A noi, non resta che cogliere queste rare opportunità di bellezza.

Con la collaborazione di Gioia Toscani De Col.

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