Roma: emergenza rifiuti ed impatto ambientale

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Oggigiorno quando si passeggia per le strade di Roma non si rimane soltanto colpiti da quelle che sono le magnificenze architettoniche della nostra amata capitale, ma ormai troppo spesso si resta esterrefatti a causa della grande quantità di rifiuti che popola non solo i cassonetti ma anche le strade, i marciapiedi e gli altri angoli della città.

Il problema della gestione dei rifiuti è ormai all’ordine del giorno a causa della gravità e della difficoltà della situazione. Naturalmente, avere una capitale divenuta simbolo di degrado urbano mette in cattiva luce Roma e l’Italia intera agli occhi dei tanti turisti che ogni giorno si trovano a visitare la città; ma oltre ad un problema di decoro, è ovvio che la questione della raccolta e dello smaltimento di questa enorme quantità di rifiuti ha pure il suo impatto ambientale. È per fronteggiare questo problema che sono state promosse varie iniziative, come ad esempio la campagna di Ama “Il tuo quartiere non è una discarica” per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti che tornerà nei municipi della città il prossimo 20 novembre.

Fuoriuscendo però dal settore della gestione pubblica e soffermandoci su quello che è appunto l’impatto ambientale dei rifiuti da tutti noi prodotti, possiamo provare a introdurre un argomento curioso: il freeganismo. Chi sono i freegans? Innanzitutto va detto che il freeganismo è un movimento composto da persone che abbracciano un particolare stile di vita, e che questo stile di vita è utilizzato come simbolo di lotta nei confronti di vari aspetti della società consumista come lo spreco di prodotti alimentari ed anche l’inquinamento ambientale. Per combattere ciò i freegans tentano anzitutto di limitare gli acquisti, ritenendo che dietro la produzione di ogni merce vi sia un impatto deleterio sul pianeta; e poi anche di basare le proprie vite sulla condivisione. Va aggiunto che il freeganismo, il quale recentemente ha trovato degli esponenti anche in Italia, ha caratteristiche diverse a seconda del paese in cui i freegans vivono: negli Stati Uniti si arriva a forme di freeganismo piuttosto radicali, mentre nei paesi europei la pratica più diffusa è il cosiddetto “dumpster diving” (ossia il recupero dei rifiuti).

Come si può leggere dal sito freegan.info, le persone che abbracciano questo stile di vita descrivono il sistema economico odierno come un sistema composto da venditori che “danno un valore ai prodotti in base a quanto potranno fruttare economicamente. I consumatori sono costantemente bombardati con messaggi pubblicitari che consigliano di buttare e sostituire gli articoli che abbiamo già per incrementare le vendite […]. Questa pratica comporta la produzione di quantità di rifiuti così ingenti che molti potrebbero essere nutriti utilizzando gli scarti”. Perciò i freegans recuperano dai cassonetti dell’immondizia tutto ciò che è ancora perfettamente integro ed utilizzabile, come prodotti alimentari ancora imbustati ma gettati dalle grandi catene di supermercati. Così, non è affatto improbabile trovare un freegan che all’alba rovista nei secchioni di un supermercato o di un fruttivendolo: sta semplicemente facendo la sua spesa. Ciò comporta ovviamente, oltre che ad un grande risparmio per le tasche di questa gente, pure una conseguenza socialmente positiva: la riduzione dell’ammontare di rifiuti. E se si aggiunge poi che spesso i prodotti così recuperati vengono condivisi con i più bisognosi, si capisce quanto sia nobile l’intento che c’è dietro questi comportamenti.

La situazione di Roma è palesemente complessa e certamente non si potrebbe risolvere solo aumentando il numero di persone che adottino il freeganismo come stile di vita. È giusto comunque in tutto questo rendersi conto del fatto che quando si sente parlare del “problema dei rifiuti a Roma” non si sta semplicemente trattando un tema di decoro urbano o di gestione amministrativa, ma si va ben oltre tutto ciò e si tocca un aspetto che forse è da considerare più importante: la salvaguardia dell’ambiente. Ogni rifiuto prodotto dalla società che non viene adeguatamente smaltito avrà un effetto dannoso sul nostro pianeta; spetta quindi alla coscienza di ognuno adottare uno stile di vita improntato verso la salvaguardia del territorio.

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