Piangi Roma

Nell’inverno del nostro scontento mi presento ai lettori di CulturArte con il compito affidatomi dal direttore di redarre un articolo sull’attuale situazione politica romana. Eppure, chi scrive non vi dirà del nuovo assessore al bilancio della giunta capitolina, non concederà alcuno spazio alle critiche delle opposizioni, non parlerà degli scontrini di qualche ex sindaco.
Non è politica.

I seguenti pensieri sono carabattole contenenti una storia che non esiste, una storia invisibile. Byron recita questa è palesemente l’età delle nuove invenzioni / che uccidono i corpi e salvano le anime / tutte propagate con le migliori intenzioni. Che il tour europeo di Drizzy Drake non passi sulla via di questa stanca città non è nient’altro che l’indice del medioevo culturale in cui versa, non basta Niccolò Contessa. Sia chiaro: non è colpa di Roma se il mercoledì mattina alle 10:45 la settimana universitaria è finita, non è colpa dei nostri genitori se ci droghiamo; non è per la musica che spendiamo il bonus cultura il venerdì sera in via Libetta, ma per cocktail annacquati senza che ci sia Annie Mac al djset. Nonostante il boom di hamburgerie sull’Ostiense, vivere nell’Urbe significa comprendere quanto l’Italia sia sostanzialmente un paese condannato. ‘Sta città, in cui aumentano i femminicidi mentre chiudono i centri antiviolenza. Come un grido puro: le strade libere le fanno le donne che le attraversano. Lo spiega Chimamanda Ngozi Adichie in un bel libricino, We should all be feminist.

Roma Capitale un posto nel quale la lotta di classe esiste sì, ma solo tra poveri: la tanto dibattuta fine delle ideologie non significa altro che la vittoria di una sola. Ci sarebbe da raccontare di tirocinanti a zeroeuro senza nemmeno un buono pasto che se la prendono con autisti precari di mezzi di trasporto a 1200euro mensili di un’azienda tecnicamente fallita. Sgombereranno il centro Baobab ancora una volta, manderemo dei pacchi di pasta per lavarci la coscienza. Lo scorso febbraio, in un reportage uscito su l’Espresso, Floriana Bufalin ha acceso una luce sulle condizioni di minori non accompagnati sbarcati in Italia e scomparsi, alcuni/e vittime di pedofili che si aggirano alla stazione Termini. L’attuale è un tempo in cui la gestione politica dei rifugiati viene deconflittualizzata da quasi tutto l’arco parlamentare con un semplice giochino di tipo nominalistico che ci vieta di riconoscere le persone soltanto le persone e il loro il diritto ad una vita libera del bisogno. Ma d’altronde la politica è un gioco per cui chi ha il potere afferma ‘facciamo finta che’ mentre l’economia cambia il mondo, teniamolo presente. Forze politiche à la Groucho Marx, questi sono i miei princìpi, e se non vi piacciono ne ho degli altri: di questo si nutre la sempiterna campagna elettorale alla quale siamo condannati ad assistervi passivamente, in fondo è teatro. I partiti, rimasti senza massa, si scannano per conservare briciole di potere, agendo unicamente come forze centrifughe: forze apparenti non più osservabili se guardiamo il sistema rotante dal punto di vista di un sistema di riferimento inerziale.

Approfitto dello spazio concessomi per esprimere solidarietà ai cronisti dei media mainstream costretti ad avventurarsi oltre il raccordo alla ricerca di queste figure mitologiche: gli ultimi, i poveri, quelle persone della cui qualità della vita ci si è tanto dimenticati; tutta colpa di storytelling pieno di risentimento. Un racconto che non si scrolla dal frame di città onusta di laidezza morale, e pertanto parola all’opinione pubblica, parola ai cittadini dei comitati di quartiere incitati dai media a diventare reporter: la banalità del male è fotografare il mendicante in via Margutta. Così i fenomeni #romasonoio e @retakeroma e i link pieni di odio di romafaschifo e l’esigenza di segnalare il degrado con un tweet, con un post su facebook, finanche su snapchat ma niente google plus per carità! Degrado e decoro: poiché non vi è l’ombra di un dibattito scientifico a riguardo, si deduce che degrado e decoro siano la maschera fraseologica attraverso la quale sindaci di sinistradestracentro vogliano sbarazzarsi dai problemi legati alle condizioni di vita degli ultimi. Diretto verso il Teatro Marcello alla ricerca di un 715 che mi lasci sotto casa cerco in via delle Botteghe Oscure una bandiera rossa ma trovo solo le insegne Pam. Gramsci ci ricorda che il mondo nuovo tarda a comparire, e in questo chiaroscuro nascono i mostri; Neil Young, invece, in Cortez The Killer suggerisce un antidoto contro l’anomia: the people worked together, and they lifted many stones / they carried them to the flat lands / and they died along the way but they built up with their bare hands.
Questo articolo non parla di politica. La politica è finita. La politica è una storia che ricomincia sempre.

Mario Incandenza

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