Pendolare romano vs trasporti pubblici

20desk-autobus-fuori-servizio-per-sciopero

“La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate”, dice lo scrittore bolognese Stefano Benni nel suo romanzo Achille.Ho sempre pensato che questa frase contenesse al suo interno una grande verità, ma non avrei mai immaginato che la vita di un pendolare potesse anche essere peggio. E se solo Benni fosse nato a Roma, sicuramente sarebbe stato d’accordo.
Sono sicura che chi abbia passato almeno tre giorni a Roma potrà confermare: la mia è una città tanto bella quanto problematica, che non si fa scrupoli a spezzarti il cuore alla fermata del treno o dell’autobus che tarda ad arrivare e che, nel peggiore dei casi, non arriverà mai.

Da studentessa nata e cresciuta sulla via Cassia, in zona nord, e costretta a spostarsi in autobus e treno, di delusioni dalla mia città ne ho ricevute tante, ma è come se, allo stesso tempo, mamma Roma mi avesse forgiata. Perché a Roma essenzialmente funziona così: se non ci sei nato e ci vivi, potresti quasi arrivare a detestarla. Ma se ci sei nato e cresciuto, ogni giorno ti sembrerà di aver imparato una lezione. Che sia dolce o che sia amara, sicuramente la ricorderai a vita.

Mi ha insegnato che se hai un appuntamento in centro e ti sposti con “i mezzi”, devi armarti di pazienza e partire almeno un’ora prima (e aggiungere ai tuoi calcoli mezz’ora per ogni 15 km di distanza in più, che con il traffico … non si sa mai!). Mi ha insegnato ad apprezzare la noia dell’arrivo in largo anticipo ed a scusarmi per essere arrivata in ritardo. Mi ha insegnato che l’elasticità mentale non solo la si esercita con il sudoku o gli scacchi, ma anche elaborando rapidamente delle alternative per raggiungere una meta quando le metro sono chiuse per sciopero, o a causa di qualche guasto. Guasti che, peraltro, sembrano essere una costante dei trasporti pubblici capitolini, se consideriamo che da gennaio ad oggi sono stati 160mila – per quanto riguarda i servizi di superficie (dati: FiltCgil) – e che appena poche settimane fa dei gravi incidenti hanno coinvolto la metro B e i suoi sciagurati passeggeri. Ferite profonde sulla pelle della mia città, che fanno soffrire lei e chi ci abita, chi la visita, chi la adora.

Assomiglia ad un’anziana ma ancora meravigliosa diva del cinema, di cui pochi però si prendono cura con costanza, nonostante il suo respiro diventi ogni giorno più pesante. E nonostante la Capitale mi abbia regalato delle splendide albe, che si alzavano timide da dietro al Cupolone, dei magici tramonti da ammirare dal finestrino dell’autobus bloccato nel traffico o delle meravigliose corse in cui ero l’unica spettatrice a godere di incantevoli paesaggi la mattina presto, il nostro rapporto continua ad essere una contrapposizione di odio e amore degno dell’attenzione del poeta latino Catullo. Alla fine però la guardo, cresco con lei, la vivo e mi chiedo come si possa non accettare le sue scuse. In fondo, se mamma Roma soffre, è anche un po’ colpa nostra. Di quando non paghiamo il biglietto, di quando gettiamo la sigaretta per terra, di quando regaliamo soldi ai parcheggiatori abusivi. E di chi ancora non ha capito le sue potenzialità, il suo essere una metropoli, il fatto che avrebbe solo bisogno di più amore, molta più manutenzione. E magari anche di qualche paio di vagoni nuovi.

2 commenti
  1. claudio patruno
    claudio patruno dice:

    L’articolo si commenta da solo, dall’incipit alla conclusione. Testi che vorresti lasciare alla seconda riga per pigrizia, o perché ti fanno male, o perché le condividi e non vorresti, e nonostante tutto, sei costretto ad andare avanti. Perché sono scritte bene. E perché sono sincere.
    Brava signorina.
    Carmina non dant panem, ma forse per lei dovrebbero fare un’eccezione.
    Una buona vita.

    Rispondi
    • Michelle Leroy-Beaulieu
      Michelle Leroy-Beaulieu dice:

      La ringrazio molto per il suo commento e per le sue parole. È un piacere sapere che chi legge, a volte, sente le parole degli altri fare un po’ parte di sé.
      Saluti

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *