(Im)possibile Roma

Roma.
La grande metropoli italiana che accoglie tutti quegli occhi giovani e pieni di vita che non desiderano altro che potersi finalmente definire “studenti fuori sede” , crescere, vivere, conoscere.

All’inizio con quell’aria di una meta così lontana e difficile, l’apparenza di metropoli impossibile ; poi un battito di ciglia, un altro ed ecco che firmi il contratto della tua prima casa, incontri i coinquilini con i quali condividerai te stesso, fai la prima lavatrice, scarichi Google Maps perché non conosci che la via di casa tua, fino alle prime lezioni all’Università.
All’inizio ci si sente soli.

Un nuovo inizio non è mai semplice: sei carico di aspettative, ti senti talmente capace e resistente che non tieni in considerazione le malinconie, un amico più lontano del solito, un pranzo che non sia la pasta col tonno, mamma che sistema la camera da letto.
“Tanto ce la farò, senza problemi”, ti fai sicurezza. Ed è vero, ce la farai ma con problemi e strade non spianate incluse. Unico pacchetto, senza escludere niente. O tutto o nulla. E il fuori sede preferisce il tutto al nulla, a volte pentendosi della scelta perché “era meglio vicino casa”.

Casa lontana è spesso dubbio, stanchezza, indecisione, fallimento; d’altronde vent’anni son così, sei tutto e non sei nessuno. Ti capita di pensare di mollare tutto, pensi di aver compiuto la più grande sciocchezza che avessi mai potuto fare, poi scatta quella molla che ti fa (ri)credere. Quel qualcosa che stravolge i cattivi pensieri e forse anche un po’ di tristezza accumulata. E’ proprio lei che ti schiaccia ma che ti rialza mille e mille altre volte.
Cavolo, è la città più bella del mondo.

Anche quando la prossima metro arriva tra sei minuti. Sei minuti che sono dieci. Arriva, piena. Modalità sardina, tutti schiacciati. Non respiri, resisti fino a Termini. Massa di persone che scende, riprendi fiato, massa di persone che sale. Nel frattempo sei ancora in piedi. Sei incazzato nero, ma non sai ancora che la giornata finirà con un tramonto al Giardino degli Aranci.
Eccola lì. Roma che sa riconquistarti in un attimo, stupenda, dipinta. Un quadro che speri possa durare sempre. Roma senza tempo e spazio nei colori, negli scorci.

Vuoi restare, addio casa, addio mamma, papà, cane. In fondo sei contento della direzione nella quale procede la tua vita; Roma ti piace, nonostante domani ci sia lo sciopero dei mezzi. Ma ti piace comunque.
Sei lontano da casa, ma il pizzaiolo dall’altra parte della strada ti chiama già col soprannome.” Ao a riccia”. Roma è anche questo: è casa, già dopo un mese. C’è accoglienza, infinita simpatia, freschezza, cordialità. Roma è via dei Fori Imperiali di notte, è l’N2 fatto di sguardi eccessivi, è una pizza del discount, una bolletta da pagare, è una canzone.
Sempre la stessa quando prendi la metro, quella che ti fa sentire grande e che ti fa fantasticare sulla signora anziana con le rughe sul viso e gli occhi verdi, seduta proprio di fronte a te.

Roma è una birra a Trastevere, è tua madre e tuo padre che si commuovono quando riparti, è un concerto con le braccia in alto e le luci blu elettrico, un senzatetto a cui tremano le mani sporche, è il cassonetto della spazzatura che rimane pieno per un mese. Il fuori sede romano è il migliore: quello più fortunato, quello della scelta perfetta. Perché Roma è la migliore, nonostante i pullman che non passano, nonostante sguardi che vorresti non avere addosso e grandi responsabilità .In fondo ti stai mettendo alla prova, sei attento a dove mettere i piedi.
Roma va bene, va bene tutta. Sei innamorato. Anche della pasta col tonno.

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