Fuga dallo stadio

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“Ma possibile che Spalletti ancora fa gioca Juan Jesus?”

“A Inzaghi la devi toglie la difesa a 3, metti Anderson più avanti”

Roma è una città che vive di calcio 24 ore al giorno. Radio e tv private, siti web, community, fino alle continue chiacchierate al bar e in taxi. Il calcio nella città eterna significa passione e completa devozione. E così le due compagini capitoline, anche nei momenti più bui, sono riuscite a spostare grandi masse di pubblico allo Stadio Olimpico.

Da più di un anno a questa parte però non è più così: complici vari fattori, lo stadio Olimpico difficilmente riesce a riempirsi. Le curve, piene e festanti come da sempre si è abituati a vederle nella Città Eterna, sono oramai un lontano ricordo. E anche gli altri settori faticano a riempirsi, che sia un big match o, incredibile ma vero, lo stesso derby. Sono ancora fresche negli occhi dei tifosi di entrambe le squadre le immagini dei due derby disputati lo scorso anno, con uno stadio che difficilmente raggiungeva le 30.000 presenze, e con i settori più caldi tristemente semivuoti. Ma come si è arrivati a questa situazione? Come è stato possibile che le due tifoserie della Capitale, storicamente contraddistinte da un amore viscerale verso la propria squadra, abbiano abbandonato la propria “casa”?

Prima giornata di campionato 2015-2016, Lazio – Bologna, i tifosi biancocelesti entrano per la prima volta in una Curva Nord divisa a metà, brutalmente separata da una vetrata: stessa sorte sarebbe toccata ai “cugini” giallorossi la domenica seguente. Già in estate i supporters di entrambi le squadre avevano iniziato a protestare contro il procedimento dell’ex Prefetto Gabrielli, ora Capo della Polizia- oggetto del contenzioso, ciò che avrebbe scosso il mondo del tifo romano per tutto l’anno a seguire: le ormai celebri barriere. Con questo progetto, in controtendenza con quelle che sono le consuete normative Uefa attuate negli stadi europei, si accoglieva la richiesta del Viminale di dividere in due le curve dello stadio attraverso separatori per poter “ridurre i pericoli”, al quale, secondo le autorità, erano sottoposti i tifosi ogni domenica. Inoltre, dalle primissime amichevoli estive, molti tifosi avevano iniziato a ricevere multe e improbabili daspo per motivazioni quali cambio di posto a sedere, o il prolungato risiedere nelle zone limitrofe all’entrata della curva.

Dunque, a discapito dei plurimi motivi, il provvedimento, a stagione conclusa, ha portato ad una diminuzione drastica di tifosi sugli spalti: ne ha fatto le spese la Roma, che storicamente ha sempre riempito almeno il settore della Curva, anche quando i risultati non arrivavano. Con le barriere, la formazione giallorossa ha visto una diminuzione del 12,3% dei propri fans, scendendo dai 40.135 del campionato 2014/2015 ai 34.164 di media delle scorso: da sottolineare come 23.000 unità dell’ultimo dato siano abbonamenti, di cui forse metà dei possessori si è poi recata allo stadio nei match casalinghi, di fatto abbassando ancora di più le presenze. Peggio ancora è andata alla Lazio, la quale situazione è ancor più spinosa: complice il pessimo rapporto che i tifosi biancoazzurri hanno con il loro presidente, e aggiungendo i risultati non proprio soddisfacenti del campionato disputato, le Aquile hanno avuto in termini di spettatori il peggiore dato in Serie A. Si tratta infatti di un incredibile -41,4%, che ha causato una perdita del 22,7% dei ricavi dai biglietti: tradotto in spettatori, stiamo parlando di circa 15.000 tifosi in meno in ogni partita rispetto l’anno antecedente. Numeri apocalittici, ma che non hanno minimante allertato i responsabili della sicurezza di Roma,anzi, anche questa stagione, come previsto, l’Olimpico fatica a riempirsi, e non a caso ancora le Curve sono il settore più colpito: dimostrazione di come ai tifosi capitolini la curva così divisa e spezzata proprio non garba. Non piace perché frammenta la gente; perché separa amici e conoscenti che non aspettano altro che la domenica per riunirsi nello stesso luogo; perché annienta il classico “clima da stadio” fatto di cori e goliardia; perché, semplicemente, non pare aver riscontri utili e producenti se non quello di allontanare le persone da una passione che qui a Roma è considerata come una fede.

E tra un mese arriva il derby, stadio pieno o vuoto? Chissà.

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