L’esercito del surf

Le prime riunioni della nuova redazione di CulturArte sono state contraddistinte oltre che da un irrefrenabile entusiasmo, da una vivace discussione su quale dovesse essere la colonna sonora più adatta  alla nostra idea di giornale, da mantenere oggi fino al prossimo futuro. La colonna sonora ti dà un tono e per certi versi ti valorizza.

Ma chi decide la colonna sonora? I promotori del progetto? Noi della redazione?  O voi che ci leggete? In attesa di rispondere con correttezza e lungimiranza a questo quesito, che ai più potrà apparire banale, proviamo quantomeno a fare delle ipotesi.     Fortunatamente, prima di azzuffarci sulle nostre diverse idee musicali ci siamo buttati a capofitto nel mare di idee che avevamo e ne siamo usciti, anche un po’ sorpresi, con questo numero.

Abbiamo deciso di dedicare il numero di questo mese alla città di Roma, osservata e raccontata con umiltà e rispetto nelle più varie sfaccettature e nella sua complessità. È un primo esperimento per testare un nuovo modo di sentire la redazione, l’università e la città in cui tutto questo si trova. Una sperimentazione per tentare di costruire un grande contenitore, aperto e non chiuso, pieno di temi e di immagini, dove immergersi e avventurarsi alla ricerca di qualsiasi cosa, una strofa di Battiato, un film neorealista, un gol all’ultimo minuto. Roba del genere

Ritornando alla colonna sonora, adesso che ci penso, selezionarne solamente una, per di più all’inizio di un percorso, sarebbe riduttivo e sbagliato . Bisogna sperimentare, provare e confrontarsi continuamente su più temi, culturali e sociali. In questo difficile processo ci servirà anche il vostro aiuto. Fateci sapere se trovate qualcosa interessante o meno, mandateci i vostri commenti, le vostre critiche, i vostri suggerimenti alle nostre pagine social oppure all’email m.caporiccioculturarte.it. Poi se volete collaborare con noi o semplicemente conoscere più a fondo il progetto e la redazione scriveteci a redazione@culturarte.it

Dunque, oltre che invitarvi a gettare le mani all’interno di questo contenitore, fino a sporcarvele, posso  consigliarvi, nella mia ingenuità , di portare con voi più generi musicali possibili prima di intraprendere questo viaggio, o quantomeno questo numero.

Ritornando alla colonna sonora, anzi al”sound” come direbbe un mio amico, possiamo decidere insieme la canzone da inserire all’inizio della prossima riunione di redazione. Così poi magari passate anche a salutarci.

Io nel mio piccolo avevo pensato a “I giovani del surf”.                                                                                                                                       Nel 1964 una giovanissima e bellissima Catherine Spaak cantava “noi siamo i giovani, i giovani, siamo l’esercito, l’esercito del surf”. Giovani lo siamo, allegri anche e poi sono sicuro che un giorno di questi qualcuno di noi riuscirà a tirare fuori dal contenitore perfino una tavola da surf.

Marcello Caporiccio

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